VALLE D'AOSTA
EES, code fino a cinque ore: le Alpi guardano al valico del Bianco
Aeroporti e compagnie europee chiedono di rivedere il sistema di frontiera digitale. Per la Valle d'Aosta, terra di transito, la posta in gioco è il tunnel.
Camille Bréan552 wordsEdition №150venerdì 16 ottobre 2026 — Edizione № 150
A un anno dall'introduzione del sistema di frontiera digitale EES dell'Unione europea, l'associazione europea degli aeroporti e delle compagnie aeree ha chiesto alle autorità di Bruxelles di intervenire per alleviare la congestione ai valichi esterni Schengen, secondo quanto riportato da The Local Italy.
Le attese hanno raggiunto le cinque ore in alcuni casi. L'associazione le ha definite 'inaccettabili'. La richiesta è di un ripensamento del sistema prima che la stagione invernale metta sotto pressione i valichi alpini.
La Valle d'Aosta è una regione di transito. Il tunnel del Monte Bianco la collega alla Francia, e da lì al resto d'Europa. Non è un aeroporto, ma è una frontiera esterna Schengen a tutti gli effetti.
La domanda che la regione pone è semplice: se i controlli digitali rallentano i valichi aeroportuali, cosa succede a un tunnel stradale dove il traffico non può essere dirottato su una pista parallela?
The Local Italy ha spiegato che il sistema EES è stato introdotto per registrare digitalmente i viaggiatori extra-Schengen. Il principio è la sicurezza. Il problema è la capacità. Gli aeroporti hanno infrastrutture dedicate, banchi, personale, spazio. Un tunnel alpino no.
Il Monte Bianco è un'infrastruttura binazionale, gestita da Italia e Francia. Il traffico è prevalentemente commerciale e turistico. In inverno, quando la neve chiude i valichi secondari, il tunnel diventa l'unica via praticabile tra la Valle d'Aosta e la Savoia. Una coda di cinque ore, lì, non è un disagio: è un blocco.
La Valle d'Aosta ha una popolazione di circa 123.000 persone. Il turismo è una voce economica centrale. Le stagioni sciistiche portano decine di migliaia di visitatori, molti dei quali arrivano dalla Francia e dalla Svizzera. Un sistema di frontiera lento ha un effetto diretto sulla competitività delle stazioni.
Non ci sono, nelle fonti internazionali, dati specifici sull'impatto dell'EES al Monte Bianco. Non li inventiamo. Ma la logica della geografia è chiara: dove c'è una frontiera, c'è un controllo. Dove c'è un controllo digitale nuovo, c'è un'adattamento.
L'associazione europea degli aeroporti e delle compagnie aeree ha chiesto alle autorità UE di 'agire'. Non ha specificato come. Le opzioni tecniche sono diverse: più banchi, più personale, pre-registrazione online, corsie separate per i residenti frontalieri.
La Valle d'Aosta ha una tradizione di autonomia amministrativa. Gestisce competenze che altrove sono centrali. La sanità, la scuola, la viabilità. Un sistema di frontiera europeo che non funziona è, per la regione, un problema che si somma agli altri.
Il tunnel del Monte Bianco ha una storia di interruzioni. Nel 1999 un incendio lo chiuse per tre anni. Da allora la sicurezza è un tema ricorrente. La manutenzione è costante. Il traffico è regolato. Un collo di bottiglia burocratico, in un'infrastruttura già sotto stress, è una variabile che gli operatori conoscono bene.
The Local Italy ha pubblicato la notizia senza menzionare la Valle d'Aosta. È giusto dirlo. Ma la regione è, per geografia, un punto di osservazione privilegiato su ciò che accade quando l'Europa digitalizza le frontiere senza aumentarne la capacità.
La stagione invernale è alle porte. Le stazioni sciistiche apriranno a dicembre. I pullman turistici arriveranno da Lione, da Ginevra, da Parigi. Se il sistema EES non sarà stato aggiustato, la coda comincerà prima del tunnel, sulla statale, in mezzo alla neve.
Non è una previsione. È una domanda. Le fonti internazionali non l'hanno posta. La montagna sì.
