VALLE D'AOSTA
Aeroporti e compagnie europee chiedono di rivedere l'EES: attese fino a cinque ore
A un anno dall'introduzione del sistema digitale di frontiera, l'associazione europea denuncia ritardi «inaccettabili» ai valichi Schengen
Camille Bréan880 wordsEdition №146mercoledì 14 ottobre 2026 — Edizione № 146
A un anno dall'introduzione del sistema di ingresso e uscita dell'Unione europea, l'EES, l'associazione che riunisce gli aeroporti e le compagnie aeree europee ha chiesto alle autorità di Bruxelles di intervenire per alleviare la congestione ai valichi di frontiera esterni Schengen. Lo riferisce The Local Italy.
Secondo la testata, in alcuni casi si sono registrate attese fino a cinque ore. Il sistema digitale, che registra elettronicamente ingressi e uscite dei viaggiatori extra-UE, è stato pensato per accelerare i controlli; nella pratica, scrive The Local, i ritardi sono proseguiti e l'associazione parla di congestione «inaccettabile».
L'Italia è direttamente interessata su due fronti: i grandi aeroporti, da Fiumicino a Malpensa, e i valichi terrestri alpini, dove il traffico verso Francia e Svizzera è una costante quotidiana. La Valle d'Aosta è attraversata dal corridoio del Monte Bianco e dal traforo del Gran San Bernardo, due punti in cui i controlli di frontiera hanno un impatto immediato sulla circolazione.
Il dibattito sull'EES arriva mentre la stessa The Local Italy segnala un ottobre insolitamente caldo e un'allerta temporali sull'Italia meridionale: due elementi climatici che, in montagna, hanno un effetto diretto sulla viabilità dei valichi.
L'EES è un sistema informatico, ma i suoi effetti si misurano in metri di coda. The Local Italy riferisce che l'associazione europea degli aeroporti e delle compagnie aeree ha chiesto un ripensamento del meccanismo dopo un anno di funzionamento, citando attese che in alcuni casi hanno raggiunto le cinque ore ai valichi esterni dello spazio Schengen.
La natura del problema è nota a chiunque gestisca un flusso: la registrazione biometrica richiede tempo per ogni singolo viaggiatore, e il tempo per viaggiatore moltiplicato per il numero di passeggeri di un volo lungo raggio produce code che nessuna infrastruttura aeroportuale è stata progettata per assorbire in orario di punta. The Local non entra nel dettaglio tecnico, ma la richiesta dell'associazione è chiara: alleggerire la congestione.
Per la Valle d'Aosta la questione ha una declinazione diversa da quella aeroportuale. I valichi alpini — il traforo del Monte Bianco verso Chamonix, il Gran San Bernardo verso il Vallese — sono punti di passaggio dove la fluidità è una condizione economica, non un comfort. Il traffico merci che attraversa il Bianco è parte del tessuto produttivo della regione e dei territori francesi e svizzeri che le stanno intorno.
Non è la prima volta che un sistema digitale europeo si scontra con la geografia alpina. Le infrastrutture di controllo ai valichi di montagna hanno margini di espansione limitati: non si allarga una galleria per aggiungere una corsia di registrazione biometrica. È un vincolo fisico che i pianificatori di Bruxelles conoscono meno bene di chi gestisce il casello di un traforo.
La Valle d'Aosta è una regione a statuto speciale, con competenze proprie in materia di viabilità e di rapporti transfrontalieri. Questo non la esenta dalle regole Schengen, ma le dà una voce nelle interlocuzioni con Parigi e Berna che altre regioni italiane non hanno. È un canale che, su un tema come i tempi di attraversamento, potrebbe rivelarsi più utile di un ricorso formale.
The Local Italy colloca la notizia in una giornata in cui segnala anche temporali sull'Italia meridionale e un ottobre insolitamente caldo. Sono due elementi che, letti dalla montagna, si intrecciano: un autunno mite ritarda la prima neve, e la prima neve è ciò che in genere riduce il traffico turistico sui valichi, alleggerendo di riflesso anche i controlli.
Il quadro europeo in cui si inserisce la richiesta delle compagnie è più ampio. Il Guardian ha pubblicato martedì un'analisi di Nathalie Tocci secondo cui la prossima stagione elettorale europea potrebbe segnare una svolta significativa se le forze nazionaliste conquistassero il potere in quattro grandi paesi contemporaneamente. L'EES, come ogni politica di frontiera comune, è esattamente il tipo di dossier su cui quell'equilibrio politico pesa.
Non c'è, al momento, una decisione annunciata. La richiesta dell'associazione è un input, non un provvedimento. The Local Italy non riferisce di scadenze fissate da Bruxelles né di una revisione già calendarizzata: il sistema resta in vigore, e i ritardi, secondo la testata, proseguono.
Per chi vive in valle, la conseguenza pratica è misurabile in tempo. Un'ora di coda al Bianco in una mattina di ottobre significa un camion che arriva tardi al mercato di Aosta o un pullman di turisti che salta una sosta programmata a Courmayeur. Non è una crisi, è un'attrito: il tipo di attrito che, accumulato, diventa un argomento nelle discussioni sulla vocazione transfrontaliera della regione.
C'è anche una dimensione di percezione. Una frontiera che funziona male diventa visibile; una che funziona bene scompare. L'EES, nato per rendere la frontiera più intelligente, rischia per ora di renderla più presente. Per una regione che ha costruito la propria identità proprio sulla porosità del confine, è un paradosso da osservare con attenzione.
Le compagnie aeree e gli aeroporti hanno interesse a che il sistema funzioni: ogni ora di coda è un costo operativo e un rischio di reputazione. La loro richiesta a Bruxelles è, in sostanza, una richiesta di flessibilità: tempi di adattamento, personale aggiuntivo, procedure differenziate per tipologia di valico. Se questa flessibilità arriverà anche ai valichi terrestri è la domanda che interessa Aosta più di Fiumicino.
Da seguire, nei prossimi mesi, sarà la risposta della Commissione e la posizione dei governi nazionali. La Valle d'Aosta, come regione di confine, ha un interesse diretto a che la voce alpina entri nella discussione: non per rallentare l'integrazione europea, ma per ricordare che l'Europa ha anche una geografia, e che in montagna le ore contano più che altrove.
