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NAZIONALE

Aeroporti e compagnie chiedono di rivedere l'EES: la Liguria guarda ai valichi

Un anno dopo l'avvio del sistema digitale di frontiera Schengen, le attese ai valichi esterni arrivano a cinque ore. Le associazioni europee chiedono alle autorità UE di intervenire.

Marina Doria773 wordsEdition №150venerdì 16 ottobre 2026 — Edizione № 150

A un anno dall'entrata in funzione del sistema di ingresso e uscita digitale dell'Unione europea, l'EES, l'associazione che riunisce gli aeroporti e le compagnie aeree europee ha chiesto alle autorità di Bruxelles di intervenire per alleviare la congestione ai valichi di frontiera esterni dello spazio Schengen, secondo quanto riporta The Local Italy. In alcuni casi, scrive la testata, le attese hanno raggiunto le cinque ore.

La richiesta arriva dopo mesi di segnalazioni sui tempi di attesa ai controlli automatizzati, dove i viaggiatori extra-Ue devono registrare dati biometrici e impronte al primo ingresso. Le compagnie sostengono che i ritardi ricadono sui vettori, che devono gestire gli imbarchi e le coincidenze di passeggeri bloccati ai controlli.

Per la Liguria la questione non è astratta. Genova e il suo porto, primo scalo italiano per movimenti di passeggeri sulle rotte del Mediterraneo occidentale, convivono da anni con la gestione dei flussi in arrivo da fuori Schengen, in particolare dai traghetti che collegano la città a Barcellona e alle rotte del Nord Africa. Le stesse procedure che rallentano gli aeroporti si applicano ai terminal marittimi.

La posizione delle associazioni europee, come riferita da The Local Italy, è che il sistema vada ripensato senza smantellarlo: meno controlli ridondanti, più sportelli e personale nei periodi di punta. Le autorità UE non hanno ancora annunciato una revisione formale.

L'EES è il sistema che sostituisce il timbro sul passaporto con una registrazione digitale dei dati biometrici e delle impronte dei viaggiatori extra-Ue al primo ingresso nell'area Schengen. L'obiettivo dichiarato è rendere più rapido e tracciabile il controllo delle frontiere, ma la fase di avvio ha accumulato ritardi ricorrenti nei principali scali europei.

La richiesta delle associazioni arriva dopo mesi di segnalazioni sui tempi di attesa ai controlli automatizzati. Le compagnie sostengono che i ritardi ricadono sui vettori, che devono gestire gli imbarchi e le coincidenze di passeggeri bloccati ai controlli, con costi operativi che nessuno rimborsa.

Genova e il suo porto convivono da anni con la gestione dei flussi in arrivo da fuori Schengen, in particolare dai traghetti che collegano la città alle rotte del Mediterraneo occidentale. Le stesse procedure che rallentano gli aeroporti si applicano ai terminal marittimi, dove il passeggero in transito deve essere registrato prima di scendere a terra.

Il nodo ligure è duplice. Da un lato i collegamenti marittimi passeggeri, che nelle stagioni di punta movimentano decine di migliaia di persone tra la città e i porti spagnoli e nordafricani. Dall'altro l'aeroporto di Genova, scalo di dimensioni contenute ma inserito nella rete dei voli europei, dove ogni ritardo ai controlli si trasmette rapidamente alla programmazione dei voli.

La posizione delle associazioni europee, come riferita da The Local Italy, è che il sistema vada ripensato senza smantellarlo: meno controlli ridondanti, più sportelli e personale nei periodi di punta, e una gestione coordinata tra autorità di frontiera e gestori delle infrastrutture.

Il tema si intreccia con la stagione politica europea. Il Guardian, in un commento di Nathalie Tocci, osserva che la grande tornata elettorale che si apre in Europa potrebbe cambiare gli equilibri, e che un avanzamento delle destre nazionaliste in più paesi contemporaneamente produrrebbe una svolta di tipo trumpiano. Le politiche di frontiera sono tra i terreni su cui quella svolta si misurerebbe.

Per un porto come Genova, che vive di scambi e di passeggeri in transito, la differenza tra un valico fluido e uno congestionato è misurabile in traffico sottratto. I vettori marittimi tendono a spostare le rotte verso gli scali dove i controlli costano meno tempo, e la Liguria non è l'unica porta del Mediterraneo occidentale.

The Local Italy non indica quali scali o porti specifici siano stati più colpiti, né fornisce una ripartizione per paese dei ritardi. La richiesta delle associazioni è indirizzata alle autorità UE, che non hanno ancora annunciato una revisione formale del sistema.

Resta il fatto che l'EES è pensato per durare. Smontarlo non è sul tavolo: la discussione riguarda risorse, procedure e coordinamento. Per i porti e gli aeroporti liguri significa che la partita si gioca sulla capacità di attrezzare i valichi, non sulla possibilità di evitarli.

La questione dei tempi di frontiera si sovrappone a un'altra voce di attualità europea: la gestione dei flussi e dei costi energetici, su cui il governo italiano ha preso posizione pubblica negli ultimi giorni. Sono dossier che, per la Liguria, passano tutti dallo stesso punto: la capacità del porto di restare competitivo mentre le regole cambiano.

Per ora le associazioni attendono una risposta. La misura del successo, per un armatore o una compagnia aerea, non sarà il comunicato di Bruxelles ma i minuti risparmiati al banco. Su questo la Liguria ha poco margine di attesa.

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