VENETO
L'EES rallenta le frontiere: aeroporti e compagnie chiedono una revisione
A un anno dal sistema digitale di frontiera Ue, attese fino a cinque ore. Venezia e il Nordest esportatore guardano ai valichi alpini e a Marco Polo.
Tommaso Veronese703 wordsEdition №146mercoledì 14 ottobre 2026 — Edizione № 146
A un anno dall'introduzione del sistema digitale di frontiera EES dell'Unione europea, l'associazione che rappresenta aeroporti e compagnie aeree europee ha chiesto alle autorità di Bruxelles di intervenire per alleviare la congestione ai valichi esterni Schengen, come riferisce The Local Italy.
Secondo la testata, in alcuni casi le attese hanno raggiunto le cinque ore. L'associazione definisce i ritardi 'inaccettabili' e chiede un ripensamento del sistema, che doveva snellire i controlli e finora li ha rallentati.
Per il Veneto, regione di frontiera alpina e di aeroporti turistici, la questione non è astratta. Marco Polo e il sistema degli scali del Nordest servono un flusso costante di visitatori stranieri, in particolare britannici e americani, che l'EES sottopone a registrazione biometrica.
Il tema si intreccia con una stagione turistica che la stampa internazionale segue da mesi: Venezia e le città d'arte venete come laboratorio del turismo di massa europeo.
L'EES, acronimo di Entry/Exit System, è il sistema digitale con cui l'Unione europea registra gli ingressi e le uscite dei cittadini di paesi terzi che non hanno bisogno di visto per soggiorni brevi. Prevede la raccolta di dati biometrici — impronte e immagine del volto — al primo attraversamento della frontiera esterna.
L'idea era sostituire i timbri sui passaporti con un registro elettronico più rapido e più difficile da falsificare. L'effetto, secondo la denuncia riportata da The Local Italy, è stato un collo di bottiglia: la registrazione richiede tempo, e i valichi più trafficati non hanno personale né postazioni sufficienti.
C'è poi il versante delle merci. Il Nordest è una delle aree europee a più alta densità di piccole e medie imprese esportatrici — occhialeria, mobile, meccanica, vino. I loro prodotti viaggiano spesso su gomma attraverso i valichi alpini verso Austria e Germania, o su aereo cargo dagli scali regionali.
The Local Italy non riferisce di effetti specifici sui valichi alpini o sul cargo veneto, e La Veduta non ne inventa. Il punto che la fonte sostiene è più generale: la congestione riguarda l'insieme dei valichi esterni Schengen, e le compagnie aeree e gli aeroporti chiedono alle autorità europee di agire.
La richiesta arriva a un anno esatto dall'avvio. È un tempo sufficiente perché i problemi non siano più attribuibili all'assestamento iniziale, ed è questa la ragione per cui l'associazione ha alzato il tono, parlando di ritardi 'inaccettabili'.
Il contesto politico europeo non aiuta. Il Guardian ha pubblicato questa settimana un'analisi di Nathalie Tocci secondo cui la grande stagione elettorale europea sta per iniziare e potrebbe cambiare tutto, con il rischio — secondo l'autrice — di una svolta in senso nazionalista in quattro grandi paesi.
In quel quadro, un sistema digitale di frontiera che funziona male diventa materiale politico. I partiti che chiedono meno Europa e più controlli nazionali trovano nell'EES un argomento pronto: una macchina europea che rallenta i viaggiatori.
Per Venezia, che vive di visitatori stranieri e che da anni discute la tassa di sbarco per i turisti giornalieri, il tema ha una sfumatura particolare. La città ha costruito la propria strategia di gestione dei flussi su strumenti di prenotazione e di prezzo; un collo di bottiglia alla frontiera esterna agisce su un piano diverso, quello dell'accesso al paese.
La stampa internazionale non ha finora collegato l'EES al turismo veneziano in modo diretto. Il collegamento che The Local Italy consente è più prudente: i ritardi riguardano i valichi esterni, e gli aeroporti veneti sono tra quelli che servono i flussi extra-Schengen.
C'è anche una dimensione di immagine. L'Italia, che ha appena visto il Vaticano annunciare la diagnosi di cancro di Papa Leone XIV, si trova a gestire due narrazioni internazionali nello stesso momento: una religiosa e una logistica. La seconda, meno visibile, riguarda chi entra nel paese per lavoro o per vacanza.
La richiesta delle compagnie e degli aeroporti è ora sul tavolo delle autorità europee. Non è chiaro, dalle fonti disponibili, quali misure siano allo studio né con quali tempi. The Local Italy si limita a riferire la denuncia e la richiesta di un ripensamento.
Per i lettori veneti, la domanda pratica è semplice: quanto tempo servirà, il prossimo inverno, per attraversare una frontiera esterna. La risposta dipenderà da decisioni prese a Bruxelles, non a Venezia. Ma l'effetto si misurerà, come sempre, in laguna.
