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MOLISE

Aeroporti e compagnie europee chiedono di ripensare l'EES: il Molise guarda da lontano

Un anno dopo l'introduzione del sistema digitale di frontiera, le attese a Schengen arrivano a cinque ore. Per una regione senza aeroporto internazionale, è una notizia che arriva per posta

Antonio Petrella891 wordsEdition №146mercoledì 14 ottobre 2026 — Edizione № 146

A un anno dall'introduzione del sistema digitale di frontiera EES dell'Unione europea, l'associazione degli aeroporti e delle compagnie aeree europee ha chiesto alle autorità di Bruxelles di agire per alleviare la congestione ai valichi di frontiera esterni Schengen. The Local Italy riferisce che in alcuni casi le attese hanno raggiunto le cinque ore, e l'associazione parla di ritardi 'inaccettabili'.

Il sistema EES, entrato in funzione per registrare digitalmente gli ingressi e le uscite dei viaggiatori extra-UE, doveva semplificare i controlli. Un anno dopo, il bilancio è controverso: le compagnie aeree segnalano code ai gate, i passeggeri lamentano tempi di attesa imprevedibili, e gli aeroporti chiedono una revisione delle procedure.

Per il Molise, la questione arriva con una distanza particolare. La regione non ha un aeroporto internazionale: chi parte da Campobasso o da Termoli si dirige verso Pescara, Napoli o Roma, e chi arriva dall'estero fa lo stesso percorso a ritroso. Le code ai valichi di frontiera, per un molisano, sono un problema che si incontra sempre altrove.

Eppure la notizia tocca la regione in modo indiretto ma reale. Il Molise è terra di emigrazione: decine di migliaia di molisani vivono all'estero, e molti tornano per le feste, per l'estate, per i funerali. Per loro, il viaggio di ritorno a casa passa attraverso gli stessi valichi congestionati che l'associazione europea denuncia.

La richiesta formale è stata inviata alle autorità dell'UE, secondo quanto riportato da The Local Italy.

La storia dell'emigrazione molisana è lunga e ben documentata. Dalla fine dell'Ottocento agli anni Sessanta del Novecento, interi paesi dell'entroterra si sono svuotati verso l'Argentina, il Brasile, gli Stati Uniti, poi verso il Belgio, la Germania, la Svizzera. Oggi i molisani all'estero sono una comunità dispersa ma ancora legata alla terra d'origine, con associazioni e raduni annuali che riportano in regione centinaia di persone alla volta.

Per questa comunità, il viaggio di ritorno è un rituale. E il rituale, negli ultimi anni, è diventato più faticoso. Non solo per il costo dei voli, ma per la burocrazia di frontiera: il sistema EES, pensato per rendere più sicuri i confini, ha aggiunto passaggi che per chi viaggia con documenti stranieri possono trasformarsi in attese estenuanti.

The Local Italy non menziona il Molise, e non c'è motivo perché lo faccia: la notizia riguarda i grandi hub europei, non le regioni interne. Ma la domanda che attraversa le aree a forte emigrazione è sempre la stessa: chi paga il prezzo dei ritardi? Non le compagnie aeree, che possono scaricare i costi sui passeggeri. Non gli aeroporti, che hanno interesse a smaltire il traffico. I passeggeri, appunto, e tra loro quelli che hanno meno alternative.

Il Molise è una regione dove l'alternativa all'aereo è spesso il treno o l'automobile, e dove il treno per Roma o per Napoli è già di per sé un viaggio lungo. Chi arriva dall'estero e atterra a Fiumicino o a Capodichino deve poi affrontare un'ultima tratta che, sommata alle ore di attesa in frontiera, può trasformare un viaggio di un giorno in un viaggio di due.

La richiesta delle associazioni europee non è una novità. Già nei mesi scorsi erano circolate segnalazioni di disagi, ma la presa di posizione congiunta di aeroporti e compagnie aeree rappresenta un passo ulteriore. Il tono è quello di chi chiede un intervento urgente: i ritardi, si legge, sono 'inaccettabili' e rischiano di danneggiare la reputazione del sistema Schengen nel suo complesso.

Per il Molise, come per altre regioni del Mezzogiorno, il tema si intreccia con quello più ampio della connettività. La regione ha visto chiudere o ridimensionare collegamenti ferroviari e stradali, e la distanza dai grandi hub è un fattore che pesa sulle scelte di chi vorrebbe restare o tornare. Se il viaggio verso l'Europa diventa più difficile, la regione ne risente in modo sproporzionato.

Non ci sono dichiarazioni ufficiali dalla Regione Molise sul tema EES, e non è previsto che ce ne siano a breve. La questione è tecnica, riguarda Bruxelles e le grandi infrastrutture, e le regioni interne raramente hanno voce in capitolo. Ma è proprio questa distanza che rende la notizia significativa: il Molise è spettatore di decisioni che lo riguardano, senza essere mai protagonista.

The Local Italy ha pubblicato la notizia martedì, nello stesso giorno in cui l'Italia meridionale era sotto allerta temporali. Due notizie diverse, ma con un filo comune: la fragilità delle infrastrutture e la distanza tra le decisioni europee e la vita quotidiana delle regioni periferiche. Il Molise, come sempre, sta nel mezzo: abbastanza dentro l'Europa da subirne le conseguenze, abbastanza fuori da non contare nelle scelte.

La richiesta delle associazioni europee sarà discussa dalle autorità competenti nei prossimi mesi. Non è chiaro se porterà a una revisione delle procedure o a un semplice aggiustamento tecnico. Per ora, resta la segnalazione: un anno dopo l'introduzione dell'EES, il sistema non funziona come previsto, e chi viaggia lo sa.

In Molise, l'estate è finita da un pezzo e i voli dei emigranti sono già ripartiti. Le case dei paesi si sono richiuse, le piazze si sono svuotate. Chi tornerà a dicembre per le feste lo farà attraverso gli stessi aeroporti congestionati, con le stesse attese. La notizia di oggi non cambierà il loro viaggio, ma conferma una cosa che i molisani sanno da sempre: le decisioni prese lontano arrivano qui, sempre, con un po' di ritardo e un po' di fatica in più.

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