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LIGURIA

Aeroporti e compagnie chiedono di ripensare l'EES: attese fino a 5 ore

A un anno dal sistema digitale di frontiera Ue, l'associazione europea degli scali denuncia ritardi 'inaccettabili'. Genova e la Riviera osservano i flussi turistici.

Marina Doria940 wordsEdition №146mercoledì 14 ottobre 2026 — Edizione № 146

A un anno dall'introduzione del sistema digitale di frontiera EES dell'Unione europea, l'associazione che riunisce gli aeroporti e le compagnie aeree europee ha chiesto alle autorità di Bruxelles di agire per alleviare la congestione ai valichi esterni Schengen. Secondo The Local Italy, in alcuni casi si sono registrate attese fino a cinque ore.

Il sistema EES registra digitalmente i dati biometrici dei viaggiatori extra-Ue all'ingresso e all'uscita dallo spazio Schengen, sostituendo i timbri sui passaporti. L'obiettivo dichiarato è rendere i controlli più accurati e difficili da aggirare. Il problema, secondo gli operatori, è la velocità con cui la procedura si svolge nei momenti di punta.

La denuncia arriva dalle associazioni di categoria, non da singoli scali, e riguarda l'intero spazio Schengen. Le compagnie aeree sostengono che i ritardi ricadono sui passeggeri, sulle coincidenze e sulla reputazione degli hub europei rispetto ai concorrenti. La richiesta è un ripensamento delle modalità operative, non l'abbandono del sistema.

Per la Liguria, che non ha un grande hub intercontinentale ma vive di turismo costiero e di traffico crocieristico, la questione si legge soprattutto sul versante dei flussi. Genova e la Riviera accolgono visitatori europei ed extra-europei che spesso atterrano altrove, a Milano, Nizza o Roma, e poi raggiungono la costa via terra. Ritardi e code nei grandi scali si traducono in arrivi compressi e in prenotazioni perse.

Il sistema EES è entrato in funzione per fasi e ha rappresentato uno dei cambiamenti più visibili per chi viaggia da fuori dell'Unione europea. Al posto del timbro sul passaporto, una procedura digitale con rilevamento dei dati biometrici, impronte e immagine del volto, registrata una volta e valida per un periodo di tempo. L'idea è ridurre le frodi e rendere tracciabili gli ingressi e le uscite.

Nella pratica, secondo The Local Italy, il sistema ha prodotto code e attese che gli operatori definiscono 'inaccettabili'. L'associazione degli aeroporti e delle compagnie europee ha chiesto alle autorità Ue di intervenire, segnalando punte di cinque ore ai valichi di frontiera esterni Schengen. Non si tratta di un problema localizzato: la denuncia è collettiva e riguarda l'intero perimetro.

La questione ha una dimensione tecnica e una politica. Sul piano tecnico, la registrazione biometrica richiede tempo per ogni viaggiatore e postazioni adeguate; nei momenti di punta, con più voli intercontinentali in arrivo ravvicinato, la capacità di un aeroporto può saturarsi. Sul piano politico, il sistema è stato voluto per rafforzare i controlli, e un suo ridimensionamento sarebbe letto come un arretramento sulla sicurezza delle frontiere.

Le compagnie aeree hanno un interesse diretto. Un passeggero che perde una coincidenza a causa dei controlli è un passeggero che chiede rimborsi, che scrive recensioni negative e che la prossima volta può scegliere un itinerario diverso. Gli hub europei competono con quelli del Golfo e del Nord Africa, e ogni ora di attesa in più è un argomento di vendita per i concorrenti.

Per la Liguria il ragionamento è indiretto ma non marginale. La regione non ha un aeroporto intercontinentale di primo livello: il Cristoforo Colombo di Genova serve soprattutto rotte europee, e i visitatori da Asia, Americhe e Oceania arrivano di norma via Milano, Roma, Parigi o Nizza, per poi spostarsi su ferro e gomma. Se i grandi scali rallentano, l'onda si sente anche sulla costa.

Il turismo della Riviera e delle Cinque Terre è stagionale e concentrato. Un arrivo ritardato di tre o quattro ore può significare la perdita di una notte in hotel, di una prenotazione al ristorante, di un treno regionale. Le strutture ricettive della costa lavorano su margini stretti e su calendari fitti: non hanno molto spazio per assorbire slittamenti a catena.

C'è poi il traffico crocieristico, che per Genova è una voce economica di peso. I passeggeri delle navi che fanno scalo nel porto non passano dai controlli EES negli aeroporti italiani, ma molti di loro sono arrivati in Europa in aereo e hanno proseguito via terra. La catena del viaggio è unica, e un anello lento rallenta tutti gli altri.

Le associazioni di categoria non chiedono di smantellare il sistema. Chiedono di ripensarne l'attuazione: più personale nei periodi di punta, procedure più rapide, forse una registrazione anticipata rispetto all'arrivo fisico. Sono soluzioni tecniche, ma richiedono decisioni politiche e risorse, e il tema è ora sul tavolo delle autorità europee.

Per chi amministra un porto o una città costiera, la vicenda ricorda una cosa nota: le infrastrutture si giudicano dall'esperienza di chi le attraversa, non dalle intenzioni di chi le progetta. Un sistema pensato per rendere i confini più solidi può, se mal calibrato, rendere il viaggio più faticoso. La differenza sta nei dettagli operativi, quelli che si vedono solo quando la fila si allunga.

Nei prossimi mesi si capirà se Bruxelles interverrà con aggiustamenti operativi o se lascerà agli Stati membri il compito di gestire la congestione. Per la Liguria, l'indicazione pratica è di continuare a presidiare i collegamenti terrestri e ferroviari con i grandi scali del Nord e del Sud, perché è lì che si decide, in buona parte, quanti visitatori arrivano davvero sulla costa.

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