UMBRIA
Frontiere Schengen, attese fino a cinque ore: aeroporti e compagnie chiedono di ripensare l'EES
A un anno dal sistema digitale di ingresso, l'associazione europea degli scali denuncia ritardi 'inaccettabili'. Per l'Umbria, terra di arrivi internazionali, è un conto che si paga a valle
Niccolò Mariani771 wordsEdition №146mercoledì 14 ottobre 2026 — Edizione № 146
A un anno dall'introduzione del sistema digitale di frontiera EES, l'associazione che rappresenta gli aeroporti e le compagnie aeree europee ha chiesto alle autorità dell'Unione di intervenire per alleviare la congestione ai valichi esterni Schengen. Secondo The Local Italy, che riprende la richiesta, in alcuni casi si sono registrate attese fino a cinque ore, definite 'inaccettabili' dalle stesse associazioni di categoria.
L'EES è il sistema di ingresso e uscita che sostituisce il timbro sul passaporto con una registrazione digitale di dati biometrici e informazioni di viaggio per i cittadini di paesi terzi che entrano nello spazio Schengen. L'Italia, con le sue frontiere aeree e marittime, è tra i paesi che ne sopportano per primi l'impatto operativo.
Per una regione interna come l'Umbria, l'effetto è indiretto ma reale. Chi arriva dall'estero per visitare Assisi, Perugia, Spoleto o i borghi della Valnerina passa quasi sempre da un grande scalo — Roma Fiumicino, Firenze, Bologna, Pisa — e la prima esperienza italiana è spesso una coda. La reputazione di un'intera destinazione comincia dal controllo passaporti.
La richiesta delle associazioni non riguarda soltanto la velocità dei controlli. Il punto, come riporta The Local, è che un sistema pensato per rendere più ordinato l'attraversamento delle frontiere sta producendo l'effetto opposto: code, ritardi e una percezione di disordine che ricade sui viaggiatori e sulle compagnie, costrette a gestire coincidenze saltate e assistenza straordinaria.
Il turismo è una delle voci portanti dell'economia umbra, insieme all'agricoltura e alla piccola manifattura. I flussi che contano di più per i centri storici non sono quelli dei grandi numeri stagionali, ma quelli dei viaggiatori che scelgono l'Italia centrale per una settimana, spesso provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Australia. Sono esattamente i passeggeri soggetti alla registrazione EES.
C'è poi il capitolo dei pellegrinaggi. Assisi accoglie gruppi internazionali durante tutto l'anno, e i pacchetti vengono costruiti con mesi di anticipo su orari di volo precisi. Un ritardo sistematico di due o tre ore all'arrivo non cancella il pellegrinaggio, ma ne modifica la prima giornata e costringe le strutture ricettive a rivedere i trasferimenti.
Le compagnie aeree, dal canto loro, hanno un interesse economico diretto: un aereo che resta a terra in attesa di passeggeri bloccati ai controlli è un aereo che non vola. Le associazioni europee hanno quindi chiesto alle autorità UE di agire, secondo The Local, per alleviare una congestione che dura ormai da mesi e che non accenna a risolversi.
Il contesto politico in cui arriva questa richiesta non è neutro. Il Guardian ha pubblicato in questi giorni un'analisi di Nathalie Tocci secondo cui la grande stagione elettorale europea sta per iniziare e potrebbe cambiare gli equilibri dell'Unione. Le questioni di frontiera, di gestione dei flussi e di sovranità sui controlli sono tra i terreni su cui quella stagione si giocherà.
Per l'Italia centrale, il tema si intreccia con un altro dossier aperto: quello dei visti e delle vie legali per entrare e restare nel paese, di cui la stampa estera si occupa con continuità. La differenza tra un sistema di frontiera che funziona e uno che si inceppa non è soltanto tecnica; incide su chi decide di venire, di studiare, di lavorare o semplicemente di tornare.
Nel frattempo, la cronaca aeroportuale italiana ha offerto in questi giorni un episodio di segno diverso. The Local ha riferito che un volo Qantas è stato bloccato a Fiumicino nel fine settimana, con la cancellazione del volo di ritorno, dopo che i passeggeri in arrivo dall'Australia sono stati morsi dalle cimici dei letti durante un viaggio di 17 ore. È un caso diverso, ma racconta la stessa fragilità: la prima impressione dell'Italia si forma a bordo e in aeroporto.
Il sistema EES è stato concepito per rafforzare la sicurezza e per rendere tracciabile l'attraversamento delle frontiere esterne. Nessuna delle associazioni che chiedono un ripensamento mette in discussione l'obiettivo; la richiesta riguarda l'esecuzione, la dotazione di personale e la capacità degli scali di assorbire i picchi.
Per i territori interni, la questione si traduce in una domanda semplice: quanto costa, in termini di visitatori persi, una frontiera lenta. L'Umbria non ha un aeroporto intercontinentale e non ha voce diretta in questa partita. Ma è tra le regioni che pagano a valle le decisioni prese a monte, a Bruxelles e nei grandi hub.
Le autorità UE non hanno ancora annunciato una risposta alla richiesta delle associazioni. Il prossimo passaggio sarà capire se Bruxelles interverrà con misure tecniche, con più risorse per i controlli o con una revisione dei tempi di attuazione. Fino ad allora, chi arriva in Italia da fuori Schengen continuerà a misurarsi con un sistema che prometteva ordine e sta consegnando attese.
