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FRIULI-VENEZIA GIULIA

L'Europa chiede di ripensare l'EES: cinque ore ai confini, e Trieste guarda

A un anno dal sistema digitale di frontiera, aeroporti e compagnie denunciano ritardi 'inaccettabili'. Per il Friuli-Venezia Giulia è una questione quotidiana di porti, valichi e turismo.

Sergio Madrussan849 wordsEdition №146mercoledì 14 ottobre 2026 — Edizione № 146

A un anno dall'introduzione del sistema digitale di frontiera EES dell'Unione europea, l'associazione che riunisce gli aeroporti e le compagnie aeree europee ha chiesto alle autorità di Bruxelles di intervenire per alleviare una congestione che, in alcuni casi, ha prodotto attese fino a cinque ore ai valichi esterni Schengen. Lo riporta The Local Italy.

La sigla EES sta per Entry/Exit System: un sistema biometrico che registra digitalmente l'ingresso e l'uscita dei cittadini di Paesi terzi nello spazio Schengen. Doveva sostituire il timbro sul passaporto e velocizzare i controlli. Secondo le compagnie, ha finora fatto l'opposto.

Per il Friuli-Venezia Giulia la questione non è teorica. La regione confina con Slovenia e Austria, ha valichi terrestri molto frequentati e un porto — quello di Trieste — che è uno dei principali punti di ingresso merci e passeggeri dell'Adriatico settentrionale.

Il nodo politico è chiaro: l'Europa vuole frontiere esterne più controllate ma non vuole rallentare la circolazione interna. Il Friuli-Venezia Giulia è il laboratorio in cui questa contraddizione si tocca con mano ogni giorno.

The Local Italy ha riferito che l'associazione europea degli aeroporti e delle compagnie aeree ha chiesto formalmente alle autorità UE di agire sui ritardi 'inaccettabili' che si registrano ai valichi di frontiera esterni dello spazio Schengen. In alcuni scali, secondo la testata, le attese hanno toccato le cinque ore.

Il sistema EES è entrato in funzione da circa un anno. Registra dati biometrici — impronte digitali e immagine del volto — per i viaggiatori provenienti da Paesi terzi che entrano o escono dall'area Schengen. L'obiettivo dichiarato era duplice: rafforzare la sicurezza e rendere più fluido il passaggio rispetto ai timbri manuali sui passaporti.

I risultati, secondo l'associazione, sono stati diversi. La combinazione di nuovi dispositivi, formazione del personale e procedure non ancora rodate ha prodotto code, ritardi e, in alcuni casi, voli persi. Le compagnie chiedono ora una revisione delle modalità operative e tempi di implementazione più realistici.

Per il Friuli-Venezia Giulia il tema si declina su tre fronti. Il primo è quello dei valichi terrestri verso la Slovenia: Fernetti, Rabuiese, Pese e gli altri passaggi che ogni giorno vedono pendolari, camion e turisti attraversare la frontiera. Se i controlli si allungano, si allungano anche le file sull'autostrada.

Il secondo fronte è il porto di Trieste. Lo scalo è da anni al centro dell'attenzione internazionale per la sua posizione logistica e per gli interessi di operatori esteri. Il traffico passeggeri, in particolare quello crocieristico, comporta controlli di frontiera su viaggiatori extra-Schengen: un sistema digitale lento pesa direttamente sulla competitività dello scalo.

Il terzo fronte è l'aeroporto di Ronchi dei Legionari, che serve l'intera regione e una parte della Slovenia occidentale. I voli da e per i Balcani e la Turchia comportano controlli EES sui passeggeri in arrivo: ogni minuto di ritardo si trasforma in un costo per le compagnie e in un disincentivo per i passeggeri.

La questione non riguarda solo l'Italia. The Local Italy, testata che si occupa di notizie italiane per un pubblico internazionale, ha inquadrato la vicenda come un problema europeo: sono le associazioni di categoria continentali a parlare, non solo quelle italiane. Il che suggerisce che il nodo sia strutturale, non locale.

C'è poi il contesto politico più ampio. L'Unione europea ha accelerato negli ultimi anni sulla digitalizzazione delle frontiere esterne, con EES e con il futuro sistema ETIAS per i viaggiatori esenti da visto. Ma la capacità operativa degli Stati membri di assorbire questi sistemi è disomogenea.

Il Friuli-Venezia Giulia, regione a statuto speciale con una storia di frontiera complessa, ha una sensibilità particolare su questi temi. Qui la frontiera non è un concetto astratto: è una linea che attraversa paesi, famiglie e lingue, e che per decenni è stata chiusa prima di diventare un simbolo dell'integrazione europea.

La Slovenia è entrata in Schengen nel 2007, e da allora il confine italo-sloveno è stato in gran parte un confine senza controlli. L'introduzione di un sistema biometrico come l'EES ha reintrodotto, di fatto, una forma di controllo sistematico che molti nella regione avevano dimenticato.

Non è la prima volta che l'Europa si trova a bilanciare sicurezza e fluidità. Il sistema EES è stato rinviato più volte prima di entrare in funzione, proprio per timori legati alla sua complessità tecnica. Le difficoltà attuali confermano che quei timori non erano infondati.

Le compagnie aeree, dal canto loro, hanno un interesse economico diretto: ogni passeggero perso per un controllo troppo lento è un mancato ricavo. Le loro richieste a Bruxelles vanno lette anche in questa chiave, non solo come difesa dei diritti dei viaggiatori.

Per Trieste e per la regione, la posta in gioco è duplice: da un lato la competitività logistica del porto e dell'aeroporto, dall'altro la qualità della vita di chi attraversa il confine ogni giorno per lavoro, studio o famiglia. Un sistema che funziona male colpisce entrambe.

Nei prossimi mesi Bruxelles dovrà decidere se modificare le procedure, allungare i tempi di implementazione o intervenire con risorse aggiuntive per gli Stati membri. La decisione avrà un impatto concreto su chi vive e lavora lungo il confine orientale italiano, dove l'Europa è già una realtà quotidiana.

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