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FRIULI-VENEZIA GIULIA

Nove paesi Ue ritardano i controlli EES: la frontiera orientale chiede tempo

Il Guardian riferisce che Francia, Grecia, Portogallo e altri sei stati hanno ottenuto una proroga per il sistema di ingressi e uscite. Per i valichi del Friuli-Venezia Giulia la questione non è turistica, è strutturale.

Sergio Madrussan893 wordsEdition №116martedì 15 settembre 2026 — Edizione № 116

Nove stati membri dell'Unione europea hanno ottenuto più tempo per attuare il sistema di ingressi e uscite (EES), il nuovo regime di controlli biometrici alle frontiere esterne del blocco. Secondo il Guardian, tra i paesi che hanno chiesto e ottenuto la proroga figurano Francia, Grecia e Portogallo, che hanno addotto la difficoltà di adeguare aeroporti e valichi affollati entro le scadenze previste.

Il giornale britannico inquadra la vicenda come un problema logistico dei grandi scali turistici: terminal congestionati, code ai banchi, personale da formare. È una lettura corretta ma parziale. L'EES non riguarda solo gli aeroporti del Mediterraneo: riguarda ogni punto in cui si attraversa il confine esterno dello spazio Schengen, compresi i valichi terrestri che separano l'Italia dalla Slovenia e dall'Austria.

Per il Friuli-Venezia Giulia, regione di confine con due stati membri e con una storia di frontiera che precede l'Unione, la questione si presenta con un profilo diverso da quello di un aeroporto turistico. Qui i controlli non sono un evento stagionale ma una condizione quotidiana, e il rinvio dell'EES ha conseguenze che il dibattito sulle località vacanziere tende a non registrare.

Il Guardian non entra nel dettaglio dei valichi terrestri del Nord-Est italiano. La sua copertura si concentra sulla richiesta di proroga avanzata da paesi con grandi volumi di arrivi aerei. Questo è il perimetro di ciò che le fonti internazionali sostengono, e da qui conviene partire.

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