VENETO
Nove paesi Ue rinviino i controlli EES: cosa cambia a Venezia
Francia, Grecia e Portogallo chiedono più tempo per l'Entry/Exit System. Il Marco Polo tra gli scali sotto pressione
Tommaso Veronese539 wordsEdition №116martedì 15 settembre 2026 — Edizione № 116
Nove paesi dell'Unione europea hanno ottenuto più tempo per applicare l'Entry/Exit System, il nuovo sistema di controlli biometrici alle frontiere esterne del blocco. Lo riferisce il Guardian, secondo cui alcune destinazioni turistiche — tra cui Francia e Grecia — hanno chiesto una proroga per non congestionare aeroporti già affollati.
La notizia riguarda direttamente il Veneto, dove l'aeroporto Marco Polo di Venezia è da anni tra gli scali italiani a maggiore vocazione internazionale. Secondo il corrispondente del Guardian, i ritardi nascono dalla difficoltà di installare e collaudare i chioschi biometrici nei terminal che d'estate operano oltre la propria capacità.
L'EES sostituisce il timbro sul passaporto con la registrazione digitale di impronte e immagine del volto per i viaggiatori extra-Ue. Per un aeroporto turistico come Venezia, la variabile non è solo tecnica: ogni minuto in più ai controlli si scarica sui flussi crocieristici e sui tour organizzati, che hanno orari rigidi.
Il Guardian non indica quali dei nove paesi abbiano ottenuto la proroga né la durata esatta. Il quadro che emerge è però quello di un'Europa che, mentre annuncia frontiere più sicure, deve fare i conti con la propria infrastruttura aeroportuale.
Il Guardian collega la richiesta di proroga anche al Portogallo, altro paese a forte pressione turistica. Il filo comune è la stagionalità: i sistemi vengono collaudati quando i terminal sono già saturi, e la finestra utile per i test si restringe ai mesi di bassa stagione.
Per il Veneto la posta in gioco è duplice. Da un lato il Marco Polo, che punta a consolidarsi come hub del Nord-Est; dall'altro il sistema turistico lagunare, dove un arrivo rallentato si trasforma in un giorno di visita compresso o perso, con effetti su alberghi, guide e musei.
Vale la pena ricordare che l'EES non è un visto né una tassa: è un sistema di registrazione. La confusione tra i due piani è stata, secondo la stampa internazionale, una delle cause dei ritardi accumulati fin dal varo del calendario originario.
Nello stesso giorno, The Local Italy riferisce che la Commissione europea valuta una revisione delle regole Schengen sui visti di breve durata, per rendere la politica «più coerente, sicura ed efficace» e facilitare i viaggi legittimi. Le due partite — controlli biometrici e visti — procedono in parallelo e si sovrappongono negli stessi terminal.
Per un distretto economico come quello veneto, fatto di piccole imprese orientate all'export, la fluidità degli arrivi extra-Ue conta anche sul piano commerciale: buyer, tecnici e clienti stranieri entrano spesso dallo scalo veneziano per raggiungere le aziende della pedemontana.
È un motivo ricorrente nella copertura straniera dell'Italia: le riforme europee arrivano, ma il tempo di adeguamento dei territori è diseguale. Gli scali del Nord-Est, come quelli del Sud, dipendono da investimenti che non decidono da soli.
Resta da capire come la proroga verrà comunicata ai viaggiatori. Finora, secondo le testate internazionali, l'informazione sui cambiamenti di frontiera è stata frammentaria, e questo ha alimentato incertezza tra chi pianifica un viaggio in Italia.
Venezia, che vive di arrivi internazionali, ha un interesse diretto a che il passaggio avvenga senza intoppi. La proroga concede tempo, ma non risolve la questione di fondo: un sistema pensato per la sicurezza deve convivere con città e aeroporti che il mondo continua a visitare in massa.
