TOSCANA
L'elisir dei frati fiorentini: un precursore della Coca-Cola?
Un documento del XIX secolo trovato in un convento di Firenze descrive una pozione a base di coca e cola
Costanza Bardi622 wordsEdition №65lunedì 3 agosto 2026 — Edizione № 65

Un frate italiano ha portato alla luce un documento dagli archivi farmaceutici di un antico convento a Firenze che descrive una pozione medicinale fatta con foglie di coca boliviane e noci di cola, suggerendo che potrebbe essere un precursore della Coca-Cola. Il documento, ritenuto del XIX secolo, è stato riportato dal Guardian.
La scoperta, avvenuta negli archivi di un convento fiorentino, getta nuova luce sulla storia delle bevande tonico-stimolanti e sul ruolo di Firenze come crocevia di conoscenze farmaceutiche nel XIX secolo.
Il documento, ritenuto del XIX secolo, è stato descritto dal Guardian giovedì.
La ricetta, conservata negli archivi farmaceutici del convento, combina ingredienti che all'epoca erano considerati rimedi contro la stanchezza e l'affaticamento. Le foglie di coca, originarie delle Ande, e le noci di cola, provenienti dall'Africa occidentale, erano entrambe note per le loro proprietà stimolanti.
La scoperta è significativa per Firenze, città che nel XIX secolo era un importante centro di studi farmaceutici e botanici. Gli orti botanici e le spezierie fiorentine erano rinomati in tutta Europa, e i conventi svolgevano un ruolo cruciale nella conservazione e nella trasmissione delle conoscenze mediche.
Il Guardian ha sottolineato che il documento potrebbe rappresentare una delle prime testimonianze dell'uso combinato di coca e cola in una bevanda tonica in Europa, un'anticipazione di quella che sarebbe diventata la formula della Coca-Cola, creata dal farmacista americano John Stith Pemberton nel 1886.
Se confermata, la scoperta fiorentina anticiperebbe di diversi decenni la creazione della celebre bevanda americana. La ricetta del convento, però, rimane un documento d'archivio, senza prove che sia mai stata prodotta o commercializzata su larga scala.
La notizia ha suscitato l'interesse della stampa internazionale per il suo valore storico e per il legame con Firenze, città che continua a sorprendere con i suoi archivi e le sue biblioteche. Il Guardian ha riportato la scoperta come una curiosità storica, ma anche come un esempio del ruolo dell'Italia nella storia della farmacologia.
Per i lettori stranieri, la storia evoca un'immagine romantica di Firenze: un convento antico, un frate archivista, una ricetta segreta. È un racconto che si inserisce perfettamente nella narrazione della città come depositaria di tesori nascosti, non solo artistici ma anche scientifici.
La scoperta solleva anche questioni sulla circolazione delle conoscenze botaniche nel XIX secolo. Le foglie di coca erano state descritte dagli esploratori europei in Sud America, e le noci di cola erano note in Africa. La loro combinazione in una ricetta fiorentina suggerisce che i farmacisti italiani fossero al corrente delle ultime scoperte botaniche.
Il documento, secondo il Guardian, è stato rinvenuto da un frate che stava catalogando gli archivi del convento. La descrizione della ricetta include foglie di coca boliviane, noci di cola e vino, una combinazione che ricorda da vicino il Vin Mariani, un'altra bevanda tonica a base di coca e vino, molto popolare alla fine del XIX secolo.
Il Vin Mariani, creato dal chimico corso Angelo Mariani, era stato lodato da papi e artisti, e la sua formula era simile a quella descritta nel documento fiorentino. Questo suggerisce che la combinazione di coca e vino fosse una pratica conosciuta nell'ambiente farmaceutico dell'epoca.
La scoperta fiorentina aggiunge un tassello alla storia di queste bevande, ma non cambia la narrazione principale: la Coca-Cola come la conosciamo è nata negli Stati Uniti alla fine del XIX secolo. Tuttavia, il documento del convento dimostra che l'Italia, e Firenze in particolare, era parte di una rete globale di scambi di conoscenze.
Il Guardian ha riportato la notizia con il tono della curiosità erudita, tipico delle storie che collegano il passato italiano a fenomeni globali. Per la redazione di La Veduta, è un'occasione per riflettere su come Firenze continui a essere percepita come un luogo di scoperte, non solo artistiche ma anche scientifiche e culturali.
