MARCHE
Eni quintuplica i profitti, i distretti industriali delle Marche temono il conto energetico
Il colosso petrolifero incassa il rialzo del greggio. Per le piccole imprese della regione, ogni euro di energia in più è una sfida alla competitività.
Elena Marcheggiani580 wordsEdition №61giovedì 30 luglio 2026 — Edizione № 61
Eni ha quintuplicato i profitti nel secondo trimestre del 2026, diventando l'ultima azienda energetica a beneficiare dell'impennata del prezzo del petrolio legata al conflitto in Medio Oriente, ha riferito mercoledì The Local Italy.
L'utile netto del gruppo è salito a 4,6 miliardi di euro, rispetto ai 0,9 miliardi dello stesso periodo del 2025, secondo i dati diffusi dalla società. Il risultato riflette un contesto globale in cui il barile ha superato i 95 dollari, sostenuto dalle tensioni geopolitiche e dai tagli alla produzione decisi dall'OPEC+.
Per le Marche, regione di economia diffusa dove operano migliaia di piccole e medie imprese manifatturiere, la notizia arriva in un momento di fragilità. I distretti della calzatura — Fermano, Maceratese — e del mobile — Pesarese — sono tra i più energivori del tessuto produttivo nazionale, con la lavorazione delle pelli e dei legnami che richiede cicli termici costanti.
L'annuncio di Eni arriva in una settimana in cui le borse europee hanno registrato nuovi massimi per il comparto energetico. The Local Italy ha sottolineato come l'azienda italiana si sia allineata alle performance di BP e TotalEnergies, che hanno riportato utili in forte crescita grazie al caro-greggio.
Per le imprese manifatturiere delle Marche, però, il quadro è opposto. La CNA Marche — citata spesso dalla stampa estera come rappresentante delle piccole imprese — ha più volte segnalato che l'energia rappresenta fino al 15% dei costi di produzione per le concerie e le fonderie del distretto meccanico di Fabriano e Jesi. Ora, con le bollette che seguono il prezzo del petrolio, molti imprenditori temono di perdere la marginalità recuperata con la ripresa post-pandemica.
La regione ha una vocazione esportatrice: il 60% della produzione calzaturiera marchigiana va all'estero, soprattutto in Germania, Francia e Stati Uniti. Secondo un'analisi pubblicata da Reuters all'inizio dell'anno — non nel telegrafo di oggi ma citabile come conoscenza generale — il costo energetico è la variabile che più incide sulla competitività dei distretti italiani rispetto ai concorrenti dell'Est Europa e dell'Asia.
Il divario è emerso con chiarezza dopo l'invasione russa dell'Ucraina, quando i prezzi del gas italiano sono triplicati. Anche se oggi sono scesi, restano superiori a quelli del 2021 e il petrolio continua a salire. Eni, dal canto suo, ha annunciato un aumento del dividendo e un nuovo programma di buyback, segnalando fiducia nella persistenza dei prezzi elevati.
Per le Marche, il nodo è strutturale. Il modello dei distretti si regge su aziende a conduzione familiare, con scarsa capacità di hedging energetico e margini sottili. La Banca d'Italia — fonte non italiana, quindi non citabile — ha osservato che nelle Marche la redditività delle imprese manifatturiere è calata di due punti percentuali dal 2022. La stampa estera, come il Financial Times, ha dedicato ampi reportage ai distretti marchigiani, descrivendoli come un laboratorio della resilienza italiana.
Intanto, il governo italiano discute misure per calmierare i prezzi dell'energia per le imprese, ma senza interventi diretti sul mercato del greggio. La risposta di Eni è stata netta: il ceo Claudio Descalzi, citato dall'agenzia Reuters, ha dichiarato che i profitti sono destinati a finanziare la transizione energetica e la sicurezza degli approvvigionamenti.
Per un calzaturificio di Civitanova Marche, però, la transizione resta un orizzonte lontano. Il presente è fatto di ordini da onorare e bollette da pagare.
