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ESTERI

Gli utili Eni quintuplicati trainati dal petrolio della guerra in Medio Oriente

Il colosso energetico italiano beneficia dell'impennata dei prezzi, sollevando interrogativi sulle strategie di transizione

Adriana Sole514 wordsEdition61giovedì 30 luglio 2026 — Edizione № 61

Il gruppo energetico italiano Eni ha annunciato utili quintuplicati nel secondo trimestre del 2026, diventando l'ultima grande azienda europea a trarre vantaggio dall'impennata dei prezzi del petrolio scatenata dal conflitto in Medio Oriente, secondo quanto riportato mercoledì da The Local Italy.

La notizia arriva in un momento in cui le tensioni geopolitiche continuano a mantenere instabili i mercati energetici globali. L'amministratore delegato di Eni ha attribuito la performance al rialzo dei prezzi del greggio, che hanno superato i 90 dollari al barile nelle ultime settimane, e a una solida performance operativa nei settori upstream e del gas naturale liquefatto.

Per l'Italia, i profitti di Eni rappresentano una boccata d'ossigeno per le finanze pubbliche, dato che lo Stato detiene una partecipazione di minoranza nella società attraverso Cassa Depositi e Prestiti. Tuttavia, l'impennata dei profitti provenienti dai combustibili fossili ha riacceso il dibattito sulla strategia di transizione energetica del paese.

Il governo di Roma ha più volte ribadito l'importanza di Eni come 'campione nazionale' nell'approvvigionamento energetico, soprattutto dopo l'invasione russa dell'Ucraina ha spinto l'Europa a cercare fonti alternative al gas russo. L'Italia, sotto la guida del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha firmato accordi con paesi come Algeria, Qatar e Angola per aumentare le forniture, spesso utilizzando la rete di Eni come ponte diplomatico e commerciale.

The Local Italy sottolinea che i risultati di Eni si inseriscono in un quadro più ampio: le grandi compagnie petrolifere internazionali stanno registrando profitti record mentre l'economia globale fatica a far fronte all'inflazione. I critici sostengono che questi guadagni dovrebbero essere tassati o reinvestiti più rapidamente nelle energie rinnovabili.

Eni ha annunciato un aumento del dividendo e un programma di buyback, segnalando fiducia nei flussi di cassa futuri. L'azienda ha anche ribadito il suo impegno a ridurre le emissioni nette a zero entro il 2050, un obiettivo che molti analisti considerano ambizioso ma difficile da conciliare con l'attuale boom degli idrocarburi.

Vista dall'Europa, la performance di Eni solleva interrogativi sulla coerenza delle politiche climatiche dell'Unione. Bruxelles ha spinto per una tassazione straordinaria sugli extraprofitti delle società energetiche, ma l'Italia si è opposta a misure che potrebbero penalizzare un pilastro industriale nazionale. La Commissione europea, secondo fonti diplomatiche citate dalla stampa internazionale, monitora la situazione con attenzione, temendo che il rinvio della transizione verde possa minare gli obiettivi del Green Deal.

Per l'Italia, il successo di Eni è anche una questione di reputazione. Il paese ospita la sede di una delle poche major energetiche europee, e la sua traiettoria verso la decarbonizzazione è osservata da vicino a livello globale. Mentre i profitti salgono, la pressione per dimostrare progressi concreti nelle energie pulite aumenta.

L'ondata di caldo che sta colpendo l'Italia in queste settimane, con temperature che hanno raggiunto i 41°C, rende il tema ancora più urgente. Gli incendi boschivi divampano in diverse regioni, e il dibattito pubblico si concentra sulla necessità di accelerare la transizione energetica. In questo contesto, gli utili record di Eni appaiono come un paradoxo: da un lato sostengono l'economia nazionale, dall'altro alimentano le critiche di chi ritiene che l'Italia stia scommettendo troppo a lungo sui combustibili fossili.

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