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VALLE D'AOSTA

Alpinista israeliano cade nelle Alpi al confine svizzero-italiano

Alam Fares, 32 anni, muore in una caduta nella regione di frontiera. La sicurezza in montagna rimane una sfida per i soccorritori della Valle d'Aosta

Camille Bréan528 wordsEdition48venerdì 17 luglio 2026 — Edizione № 48

Alam Fares, 32 anni, del villaggio settentrionale di Hurfeish in Israele, è morto lunedì dopo essere caduto da una grande altezza nelle Alpi vicino al confine tra Svizzera e Italia. La notizia è stata diffusa da Ynetnews e The Jerusalem Post, che hanno riportato l'annuncio della sua morte da parte della comunità drusa di Hurfeish.

Il decesso di Fares evidenzia i rischi persistenti dell'alpinismo ad alta quota nelle Alpi, una catena montuosa che attraversa il confine nord-occidentale dell'Italia e attrae escursionisti da tutto il mondo. La Valle d'Aosta, porta d'accesso alle vette più impegnative della regione, gestisce decine di interventi di soccorso in montagna ogni anno.

Secondo Ynetnews, la madre di Fares è conosciuta come 'la madre dei soldati' per aver cucinato pasti per le truppe dopo il 7 ottobre, un dettaglio che evidenzia il contesto personale della tragedia. La regione di confine dove è avvenuta la caduta è una delle aree più remote e tecnicamente difficili delle Alpi.

La zona svizzero-italiana delle Alpi è attraversata da sentieri e vie ferrate che richiedono esperienza e attrezzatura specializzata. Durante i mesi estivi, quando le temperature si alzano e la neve si ritira in quota, le condizioni cambiano rapidamente e i pericoli di caduta aumentano, soprattutto nei settori di roccia friabile.

I soccorritori della Valle d'Aosta operano in coordinamento con i colleghi svizzeri e francesi in una rete transfrontaliera di protezione civile e soccorso alpino. La stagione estiva, come quella in corso, concentra il maggior numero di escursionisti e, di conseguenza, il maggior numero di incidenti.

La caduta di Fares rientra in una categoria di incidenti che colpisce alpinisti di vari livelli di esperienza. Secondo i dati storici citati dalla stampa internazionale, le Alpi registrano decine di morti all'anno a causa di cadute, valanghe e altre cause legate all'ambiente montano.

La comunità di Hurfeish ha annunciato la morte 'con grande dolore e il cuore pesante', come riportato da The Jerusalem Post. Questo tipo di tragedia ha ripercussioni che vanno oltre il singolo incidente, toccando le famiglie e le comunità da cui provengono gli alpinisti.

La Valle d'Aosta, con una popolazione di circa 123.000 abitanti, è una regione dove la montagna è il centro della vita quotidiana e dell'economia. Il turismo alpinistico e l'escursionismo rappresentano una parte significativa dell'attività economica regionale, ma portano con sé responsabilità di sicurezza e soccorso.

Le autorità locali continuano a fornire informazioni sulle condizioni dei sentieri, sui pericoli stagionali e sui protocolli di sicurezza. Tuttavia, il numero di escursionisti internazionali che si avventurano sulle Alpi ogni anno supera di gran lunga la capacità di monitoraggio e prevenzione.

La caduta di Fares sottolinea l'importanza della preparazione, dell'equipaggiamento adeguato e della consapevolezza dei rischi. Molti incidenti nelle Alpi coinvolgono alpinisti che sottovalutano le difficoltà tecniche o le condizioni meteorologiche.

I soccorritori della Valle d'Aosta e delle regioni adiacenti operano in condizioni spesso estreme, raggiungendo i feriti in elicottero o a piedi su terreni accidentati. Ogni intervento rappresenta un rischio per i soccorritori stessi.

La tragedia di Fares rimane un promemoria dei pericoli intrinseci dell'alpinismo, indipendentemente dall'esperienza o dalla provenienza dell'escursionista. Le Alpi, pur essendo una destinazione di bellezza straordinaria, rimangono un ambiente dove la natura ha l'ultima parola.

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