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ECONOMIA

L'euro scivola verso il dollaro mentre l'Italia affronta il conto delle infrastrutture

La moneta europea perde terreno in un mese di volatilità. Intanto i verdetti sui disastri passati pesano sul costo della fiducia.

Ufficio Economia373 wordsEdition48venerdì 17 luglio 2026 — Edizione № 48

L'euro ha chiuso mercoledì a 1,1467 dollari, in calo rispetto a 1,1591 un mese fa. La perdita di valore della moneta unica riflette le pressioni che attraversano l'eurozona: tassi di crescita deboli, incertezza politica e il confronto con una Federal Reserve americana ancora restrittiva. Per l'Italia, importatore netto di energia e materie prime, ogni deprezzamento dell'euro aumenta i costi di approvvigionamento e pesa sui margini delle imprese.

La crescita italiana nel 2025 è stata dello 0,54 per cento, secondo i dati della Banca Mondiale. È una cifra che riflette il quadro europeo più ampio: un'espansione stagnante, con l'inflazione scesa all'1,53 per cento ma senza che questo abbia generato una ripresa robusta della domanda. La disoccupazione rimane al 6,39 per cento, sopra la media dell'eurozona.

Il debito pubblico italiano resta una questione strutturale. I dati disponibili lo collocano al 77,3 per cento del PIL, una cifra che limita lo spazio di manovra fiscale e tiene gli investitori in uno stato di vigilanza costante. Secondo Project Syndicate, analisti internazionali hanno messo in guardia paesi come l'Italia, insieme a Francia e Regno Unito, sui rischi di percorsi fiscali insostenibili, tracciando un parallelo con i problemi valutari che il Giappone sta affrontando.

I verdetti di questa settimana sul crollo del ponte Morandi a Genova — con la condanna dell'ex capo di Autostrade a dodici anni — hanno riacceso il dibattito internazionale sullo stato delle infrastrutture italiane. France 24 ha sottolineato come il processo evidenzi il problema più ampio dell'invecchiamento delle strutture nel paese. Gli investimenti infrastrutturali rimangono cruciali per la competitività, ma richiedono risorse che il bilancio pubblico fatica a garantire.

Sui cambi, l'euro mantiene una certa stabilità rispetto alle altre valute. Contro lo yen giapponese quota 185,99, contro la sterlina 0,84873. Ma è il movimento verso il dollaro che conta di più per l'Italia: ogni punto percentuale di deprezzamento incide sui costi delle importazioni e sulle prospettive di export.

La fragilità della crescita e il contesto esterno sfavorevole spiegano perché la stampa internazionale continua a monitorare da vicino le politiche economiche italiane. Non è una crisi, ma nemmeno una ripresa. È uno stato di equilibrio precario, dove il debito alto, la crescita bassa e un euro debole creano vincoli che le istituzioni devono gestire con attenzione.

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