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ECONOMIA

L'euro scivola verso il dollaro, spread crescente per Roma

In un mese il cambio EUR/USD cede l'1,7%. La Banca Mondiale osserva una crescita italiana ferma allo 0,7%.

Ufficio Economia314 wordsEdition25mercoledì 24 giugno 2026 — Edizione № 25

L'euro ha perso l'1,7% contro il dollaro nell'ultimo mese, scendendo da 1,1643 a 1,1392 secondo i dati della Banca Centrale Europea aggiornati a ieri. Il movimento riflette le pressioni che gli analisti internazionali attribuiscono alle divergenze di politica monetaria tra la Fed americana e l'Eurosistema, con conseguenze dirette sui costi di finanziamento per Roma.

La crescita italiana rimane asfittica. Nel 2024 il PIL è avanzato dello 0,69%, una cifra che la stampa economica mondiale continua a evidenziare come uno dei tassi più bassi dell'eurozona. L'inflazione, ferma allo 0,98%, non compensa il rallentamento della domanda interna e il calo della competitività esterna legato al deprezzamento della moneta.

Il tasso di disoccupazione si attesta al 6,39% nel 2025, secondo i dati della Banca Mondiale. Sebbene inferiore alla media europea, il dato mascara una realtà di sottoccupazione diffusa e una partecipazione al lavoro ancora penalizzata dall'invecchiamento della popolazione e dalla emigrazione giovanile verso altri paesi dell'Unione.

Il debito pubblico italiano rimane il problema strutturale di fondo. La serie storica della Banca Mondiale registra il rapporto debito/PIL al 77,3% nel 1992; i dati attuali, non forniti nel dataset odierno, sono noti ai mercati come significativamente superiori. Questa eredità limita lo spazio di manovra fiscale e tiene elevato il premio di rischio sui titoli di Stato italiani.

I cambi odierni mostrano l'euro sotto pressione anche verso altre valute. Contro lo yen giapponese quota 184,02, contro lo yuan cinese 7,7303, contro il franco svizzero 0,9225. La sterlina britannica si attesta a 0,862 per euro. Queste oscillazioni incidono sui margini delle imprese esportatrici italiane, in particolare nel settore manifatturiero e agroalimentare.

Gli osservatori internazionali continuano a monitorare il quadro politico italiano come fattore di rischio per la stabilità dei conti pubblici. La combinazione di crescita debole, debito elevato e volatilità dei cambi alimenta le discussioni sugli spread sovrani nei report settimanali delle principali agenzie di rating e delle banche d'investimento globali.

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