ECONOMIA
L'euro guadagna terreno, ma la crescita italiana resta frenata
Il cambio EUR/USD sale del 2,7% in un mese. Per un'economia che cresce meno dell'1%, il contesto esterno conta molto.
Ufficio Economia570 wordsEdition №91sabato 22 agosto 2026 — Edizione № 91
Nelle ultime quattro settimane il cambio tra euro e dollaro è salito da 1,1392 a 1,1699, un movimento di circa 2,7 punti percentuali che, per quanto non eccezionale in termini storici, è significativo per un'economia come quella italiana, la cui manifattura — dall'abbigliamento alla meccanica strumentale — dipende in misura rilevante dalla domanda nordamericana. Quando l'euro si rafforza, i prodotti italiani costano di più in dollari: un vantaggio per chi importa materie prime quotate in valuta americana, ma uno svantaggio per chi esporta verso gli Stati Uniti.
Il dato di crescita del PIL per il 2025 si ferma allo 0,54 per cento. È un numero che va letto con attenzione: non è una recessione, ma è ben al di sotto della media dell'eurozona e insufficiente a ridurre in modo apprezzabile il debito pubblico in rapporto al prodotto. Per un lettore comune, significa che l'economia produce appena più di quanto produceva l'anno prima — abbastanza da evitare il segno meno, non abbastanza da creare spazio fiscale o posti di lavoro in quantità.
L'inflazione al 1,53 per cento è la notizia più rassicurante del quadro. Dopo anni in cui i prezzi sono saliti a ritmi che erodevano i salari reali, il rientro sotto il due per cento — obiettivo di riferimento della Banca Centrale Europea — ridà potere d'acquisto alle famiglie. In pratica, chi compra al supermercato o paga le bollette sente meno pressione rispetto a dodici o ventiquattro mesi fa. Il rovescio è che un'inflazione molto bassa riduce anche i margini delle imprese e può frenare gli investimenti se i produttori si aspettano prezzi stabili o in calo.
Il tasso di disoccupazione al 6,39 per cento è, in termini assoluti, tra i più bassi registrati in Italia negli ultimi decenni. Tuttavia, questo dato aggregato nasconde divari strutturali profondi: la disoccupazione giovanile e quella del Mezzogiorno restano sistematicamente più alte della media nazionale, e una parte rilevante della forza lavoro è impiegata in forme precarie o part-time involontario che non compaiono nelle statistiche ufficiali di chi cerca attivamente lavoro.
Sul fronte dei cambi, vale la pena osservare anche le altre valute di riferimento. L'euro vale oggi 185,66 yen, 7,86 yuan e 0,9353 franchi svizzeri. Quest'ultimo dato è particolarmente rilevante per le regioni di confine e per le imprese che operano con la Svizzera: un euro che vale meno di un franco rende i beni e i servizi svizzeri relativamente costosi per gli italiani, ma rende anche le esportazioni italiane verso la Confederazione più competitive.
Il contesto internazionale aggiunge un elemento di incertezza. The Local Italy ha segnalato questa settimana che dall'inizio di settembre riprenderanno gli scioperi nel trasporto aereo e ferroviario, dopo la sospensione estiva prevista dalla normativa italiana. Per un paese che nel 2025 ha visto il turismo internazionale contribuire in modo significativo al PIL, una stagione autunnale segnata da disagi nei trasporti potrebbe pesare sulla fiducia degli operatori e sui flussi di spesa dei visitatori stranieri.
Il quadro complessivo che emerge dai dati disponibili è quello di un'economia in equilibrio precario: l'inflazione è domata, la disoccupazione scende, ma la crescita è troppo debole per generare il margine necessario ad affrontare le sfide strutturali — dall'invecchiamento della popolazione alla transizione energetica — senza aumentare il debito. È uno scenario che le istituzioni internazionali conoscono bene e che, come ha mostrato la copertura del New York Times sul governo italiano, continua a condizionare la percezione dell'Italia sui mercati e nelle cancellerie europee.
