ECONOMIA
L'euro sale, l'economia arranca: l'Italia affronta settembre con passo incerto
Il cambio EUR/USD ha guadagnato quasi tre centesimi in un mese, mentre il PIL cresce appena mezzo punto.
Ufficio Economia604 wordsEdition №97venerdì 28 agosto 2026 — Edizione № 97
Nelle ultime quattro settimane il cambio tra euro e dollaro è salito da 1,138 a 1,1645 — un movimento di quasi tre centesimi che, in termini di commercio internazionale, non è trascurabile. Per un paese come l'Italia, il cui export manifatturiero — dalla meccanica strumentale all'agroalimentare — è quotato in euro sui mercati mondiali, un apprezzamento della moneta unica significa che i compratori americani pagano di più in dollari per lo stesso bene. Quando i margini sono già stretti, questo differenziale si sente.
Il contesto in cui arriva questo movimento valutario è quello di un'economia che cresce, ma di poco. I dati della Banca Mondiale indicano per il 2025 una crescita del PIL dello 0,54 per cento: una cifra che segnala stabilità, non slancio. Non è recessione, ma è anche lontana dalla velocità necessaria per ridurre il divario con i partner europei più dinamici o per assorbire il debito accumulato. The Local Italy ha ricordato questa settimana che settembre porterà al parlamento italiano un'agenda densa di scadenze, dalla legge di bilancio alle riforme strutturali rimaste in sospeso dopo l'estate.
L'inflazione al 1,53 per cento — sotto il target del due per cento fissato dalla Banca Centrale Europea — è una notizia in parte rassicurante per le famiglie, perché il potere d'acquisto non viene eroso come negli anni del picco energetico. Ma un'inflazione bassa in un contesto di crescita debole può anche riflettere una domanda interna fiacca: i prezzi non salgono perché i consumatori non spingono abbastanza.
Sul fronte del lavoro, la disoccupazione al 6,39 per cento è il dato più incoraggiante del quadro. È un livello storicamente contenuto per l'Italia, che ha conosciuto tassi ben più alti nel decennio scorso. Tuttavia, questo numero aggregato nasconde squilibri geografici profondi — il divario tra Nord e Sud — e una quota di lavoratori scoraggiati che non compaiono nelle statistiche ufficiali.
Sul versante dei cambi con le altre grandi valute, l'euro vale oggi 0,8574 sterline, 185,61 yen e 7,8258 yuan. La debolezza dello yen rispetto all'euro rende i prodotti italiani relativamente più cari per il mercato giapponese, mentre il cambio con il franco svizzero — a 0,9376 — continua a segnalare la forza del franco come bene rifugio, un indicatore che i mercati tengono d'occhio quando valutano il rischio europeo.
In questo quadro si inserisce la notizia, riportata da Euronews, della nascita del cosiddetto Gruppo del Reno, l'iniziativa promossa da Mario Draghi per ridisegnare la governance economica europea. Secondo Euronews, il gruppo punta a rafforzare la competitività del continente partendo dalle regioni di confine — quelle che più direttamente subiscono le asimmetrie commerciali e regolative tra stati membri. Per l'Italia, che ha una frontiera alpina con tre paesi dell'eurozona e uno fuori — la Svizzera — il tema non è astratto.
Sul fronte dei flussi turistici, che rappresentano una voce rilevante della bilancia dei pagamenti italiana, The Local Italy ha segnalato l'annuncio di United Airlines di tre nuove rotte dagli Stati Uniti verso l'Italia nel 2027, incluse destinazioni come Sardegna, Sicilia e Puglia. Un aumento dei visitatori americani porta valuta pregiata, ma con un euro più forte il costo percepito del viaggio sale per chi parte da New York o Washington: un effetto che gli operatori del settore monitorano con attenzione.
Il mese di settembre si apre dunque con segnali misti: una moneta robusta che premia i risparmiatori e penalizza gli esportatori, una crescita che procede ma senza accelerare, e un'inflazione bassa che lascia alla BCE margini di manovra limitati. Il parlamento italiano tornerà in sessione in questo contesto, con la legge di bilancio da costruire e le pressioni europee sulla competitività da tradurre in misure concrete.
