ECONOMIA
Euro ai massimi, crescita ai minimi: l'Italia affronta settembre con passo incerto
Il cambio EUR/USD ha guadagnato quasi tre centesimi in un mese, ma il PIL italiano cresce appena mezzo punto.
Ufficio Economia536 wordsEdition №94martedì 25 agosto 2026 — Edizione № 94
Nelle ultime quattro settimane l'euro si è apprezzato di quasi tre centesimi sul dollaro, passando da 1,1377 del 24 luglio a 1,1664 del 24 agosto. Per chi cambia valuta in vacanza, è una buona notizia. Per le imprese italiane che vendono all'estero — in particolare quelle del manifatturiero del Nord e dell'agroalimentare del Sud — significa incassare meno euro per ogni prodotto venduto in dollari, rendendo i margini già stretti ancora più sottili.
Il contesto in cui questo apprezzamento si inserisce è quello di un'economia che cresce, ma di poco. Secondo i dati della Banca Mondiale, il PIL italiano ha segnato nel 2025 un incremento dello 0,54 per cento: una cifra che, al netto dell'inflazione, lascia poco spazio a recuperi strutturali. Per dare un termine di paragone utile, si tratta di una velocità di crociera che non consente di ridurre in modo significativo né il debito accumulato né il divario di produttività con i principali partner europei.
L'inflazione al 1,53 per cento offre invece una relativa stabilità dei prezzi al consumo, ben al di sotto del livello che aveva eroso il potere d'acquisto delle famiglie negli anni precedenti. Questo alleggerisce la pressione sulla BCE affinché intervenga con nuovi rialzi, ma non risolve il problema di fondo: una domanda interna che fatica a trainare la crescita in assenza di salari reali in aumento.
Sul fronte del lavoro, il tasso di disoccupazione al 6,39 per cento rappresenta uno dei valori più bassi registrati nell'ultimo decennio. Tuttavia, questo dato va letto con cautela: nasconde sacche di inattività strutturale, in particolare nel Mezzogiorno, e una quota rilevante di occupazione precaria o part-time involontario. La disoccupazione giovanile e la fuga di laureati verso l'estero restano fenomeni che la stampa internazionale segnala con regolarità come freni alla competitività di lungo periodo.
Sul fronte valutario, il rafforzamento dell'euro non riguarda solo il dollaro. Rispetto allo yen giapponese il cambio si attesta a 185,6, mentre nei confronti del franco svizzero l'euro vale 0,9362 — ancora sotto la parità, a ricordare la forza strutturale del franco come valuta rifugio. Questi movimenti influenzano direttamente il costo delle importazioni energetiche e delle materie prime, che restano in larga parte denominate in dollari: un euro più forte le rende relativamente meno care, il che può attenuare le pressioni sui costi industriali.
In questo quadro si inserisce la discussione europea sulla tassa sugli extraprofitti delle compagnie energetiche, che sei paesi dell'Unione — secondo quanto riferito dall'agenzia AFP e ripreso da The Local Italy — stanno spingendo a livello di blocco. Per l'Italia, grande importatrice di energia e con bollette elettriche già sotto pressione per l'uso massiccio di condizionatori durante l'estate, l'esito di questo negoziato non è una questione astratta: incide direttamente sui costi delle famiglie e delle piccole imprese al rientro dalle ferie.
Settembre segna tradizionalmente la ripresa del ciclo produttivo dopo la pausa di agosto. Quest'anno il rientro avviene in un contesto in cui la moneta unica è apprezzata, la crescita è modesta e la domanda esterna — principale motore dell'economia italiana negli anni recenti — potrebbe risentire di un cambio meno favorevole. Le prossime settimane diranno se la ripresa autunnale riuscirà a dare al dato annuale una spinta sufficiente a superare la soglia simbolica del punto percentuale.
