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EMILIA-ROMAGNA

L'Europa non pianifica per il clima, e l'Emilia-Romagna lo sa bene

Un editoriale del Project Syndicate critica l'approccio continentale alle emergenze climatiche. Per la regione che nel 2023 ha vissuto alluvioni devastanti, il monito è diretto.

Giulia Benati867 wordsEdition61giovedì 30 luglio 2026 — Edizione № 61

Un editoriale pubblicato mercoledì sul Project Syndicate dall'analista italiano Giulio Boccaletti sostiene che l'Europa continua a inseguire le emergenze climatiche con piani di risposta immediata, senza affrontare la necessità di una trasformazione strutturale. L'articolo, intitolato «Europe Is Fiddling While Rome Burns», prende spunto dall'ultima ondata di calore che ha colpito il continente a fine giugno e dalle misure annunciate dal comune di Roma.

Boccaletti ricorda che la città di Roma aveva già un sistema di allerta per il caldo dal 2002, dopo l'ondata che nel 2003 uccise 70.000 persone in Europa. Eppure, quando una massa d'aria calda simile colpì nel 2022, morirono altre 60.000 persone. «Il problema è che inseguiamo un bersaglio mobile», scrive l'autore. Le ondate di calore diventano più frequenti, prolungate e intense, e aggravano altri rischi come gli incendi.

Per l'Emilia-Romagna, l'analisi di Boccaletti arriva in un momento particolare. La regione è stata al centro dell'attenzione internazionale nel maggio 2023, quando piogge eccezionali hanno rotto gli argini di 23 fiumi, provocando 15 vittime e danni stimati in oltre 8 miliardi di euro. La copertura della stampa estera — dalla Reuters al Guardian — ha documentato la fragilità di un territorio che è insieme cuore produttivo e pianura fragile.

L'editoriale non parla direttamente dell'Emilia-Romagna, ma il suo messaggio la riguarda da vicino. Boccaletti critica l'approccio europeo «incentrato solo su piani di emergenza, risposta ai disastri e recupero», sostenendo che serva invece una «revisione fondamentale delle infrastrutture, del sistema energetico e dei principali settori economici». Una lezione che la regione, con la sua economia basata su agricoltura di precisione, meccanica e logistica, conosce bene.

L'articolo del Project Syndicate si inserisce in un dibattito più ampio che, quest'estate, ha visto i media internazionali interrogarsi sulla capacità dell'Italia di adattarsi al cambiamento climatico. A fine giugno, un'ondata di calore ha creato le condizioni per gli incendi che stanno bruciando vaste aree della Francia e della Spagna. In Italia, il governo ha attivato allerte rosse in diverse città, mentre i vigili del fuoco sono stati impegnati su più fronti.

Boccaletti osserva che Roma ha annunciato un nuovo «piano operativo» basato sulla scienza per prepararsi a un mondo più caldo, con risposte di emergenza per i vulnerabili, spazi verdi pubblici, più fontanelle e ripari climatici. Ma per l'autore, misure del genere non bastano più. «Politici e cittadini devono urgentemente iniziare a mappare il futuro a lungo termine dell'Europa», scrive.

L'Emilia-Romagna ha già sperimentato sulla propria pelle i limiti dell'approccio emergenziale. Le alluvioni del maggio 2023 hanno messo in luce la vulnerabilità di un territorio densamente antropizzato, dove il 34% della superficie è classificato a rischio idraulico medio-alto. La risposta immediata — soccorsi, evacuazioni, fondi per i danni — è stata rapida, ma le domande sulla prevenzione restano aperte.

Nel 2024, la regione ha approvato un piano straordinario per la messa in sicurezza idraulica da 4,5 miliardi di euro, di cui una parte finanziata con fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ma i lavori procedono a rilento, e gli osservatori internazionali hanno notato come la burocrazia e i contenziosi rallentino gli interventi. Un report pubblicato da Reuters a un anno dalle alluvioni sottolineava che molte delle opere previste non erano ancora iniziate.

L'editoriale di Boccaletti va oltre: non si tratta solo di argini più alti o di allerte più precise, dice, ma di ripensare l'intero modello economico e territoriale. «L'Europa continua a suonare il violino mentre Roma brucia», scrive, parafrasando il detto di Nerone. Per una regione come l'Emilia-Romagna, dove il settore agroalimentare vale circa 10 miliardi di euro l'anno e dove la meccanica di precisione è un'eccellenza globale, una trasformazione di questa portata è insieme una minaccia e un'opportunità.

La pianura padana è già soggetta a stress termici estivi e a eventi meteorologici estremi sempre più frequenti. Le ondate di calore danneggiano le colture, riducono la produzione di latte nelle stalle e aggravano l'inquinamento atmosferico. Le alluvioni, al contrario, distruggono i raccolti e paralizzano le infrastrutture logistiche, come è accaduto nel 2023 quando l'autostrada A14 e la linea ferroviaria Bologna-Ancona sono rimaste chiuse per giorni.

Il messaggio del Project Syndicate è chiaro: senza una pianificazione di lungo periodo, ogni emergenza climatica sarà peggiore della precedente. Per l'Emilia-Romagna, questo significa non solo riparare i danni, ma ripensare il rapporto tra città e campagna, tra infrastrutture e ambiente. La regione ha dalla sua una tradizione di cooperazione e pianificazione territoriale che in passato è stata citata come modello in report internazionali, ma la sfida climatica richiede un salto di scala.

L'articolo si conclude con un invito a superare la logica dell'emergenza e a investire in una mappatura del futuro. «Dobbiamo smettere di chiederci come sopravvivere alla prossima ondata di calore e iniziare a chiederci come vogliamo vivere tra trent'anni», scrive Boccaletti. Una domanda che, in Emilia-Romagna, ha già cominciato a trovare risposte parziali nei piani di adattamento regionale, ma che resta aperta.

L'editoriale è disponibile online e ha suscitato reazioni tra gli osservatori internazionali. La testata specializzata Climate Home News ha ripreso l'argomento, mentre il Guardian, in un editoriale separato pubblicato lunedì, ha sostenuto che «la politica deve recuperare il ritardo con la nuova realtà». Per l'Emilia-Romagna, il tempo della pianificazione è già cominciato, ma la strada è ancora lunga.

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