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NAZIONALE

L'Europa invecchia, il Molise scompare

La popolazione dell'UE raggiungerà il picco nel 2029, poi declinerà. Nel Molise il conto è già in corso da vent'anni.

Antonio Petrella1,189 wordsEdition46mercoledì 15 luglio 2026 — Edizione № 46

La popolazione dell'Unione Europea di 27 nazioni raggiungerà il picco nel 2029 prima di diminuire nei decenni a venire, secondo un rapporto pubblicato martedì da The Local Italy. L'avvertimento mette in luce le principali sfide che il blocco europeo affronta a causa dell'invecchiamento della popolazione e dei tassi di natalità in calo. È una conclusione che suona come una sentenza per regioni come il Molise, dove quella crisi demografica non è una proiezione futura, ma una realtà già consolidata.

Il Molise ha perso un quarto della sua popolazione negli ultimi trent'anni. Nel 1991 contava 330.000 abitanti; oggi ne ha 289.000. Non è stata una diminuzione graduale, ma un esodo accelerato di giovani verso il Nord Italia, l'Europa e il mondo. Chi rimane è sempre più anziano: l'età media regionale supera i 46 anni, ben al di sopra della media nazionale italiana.

Mentre Bruxelles discute di come gestire il declino demografico europeo nei prossimi tre decenni, il Molise sta già vivendo quella realtà. Il rapporto europeo parla di sfide future; nel Molise, le sfide sono presenti: scuole che chiudono per mancanza di alunni, ospedali rurali senza personale, negozi che abbassano le serrande, terreni agricoli abbandonati.

Il rapporto dell'UE, citato da The Local Italy, identifica tre fattori principali del declino: bassi tassi di fertilità, aumento dell'aspettativa di vita e migrazione netta negativa verso paesi non europei. Tutti e tre sono presenti nel Molise con intensità drammatica. Le donne molisane hanno in media 1,2 figli, ben al di sotto del tasso di sostituzione di 2,1. L'aspettativa di vita è elevata — circa 82 anni — ma è concentrata tra una popolazione che non lavora più. E la migrazione: dal 1990 al 2020, il Molise ha perso almeno 100.000 persone, per lo più giovani tra i 20 e i 40 anni.

La Commissione Europea, nel suo rapporto di coesione territoriale del 2024, ha identificato il declino demografico come la principale minaccia alla sostenibilità economica delle regioni periferiche europee. Senza popolazione attiva, la base fiscale si restringe, i servizi pubblici diventano più costosi pro-capite, e la capacità di investimento cala. È il circolo vizioso che il Molise conosce bene.

Negli ultimi cinque anni, il governo italiano ha lanciato diversi programmi per invertire lo spopolamento: incentivi fiscali per chi trasferisce l'azienda al Sud, contributi per giovani che avviano imprese in regioni depresse, bandi per il recupero di borghi abbandonati. Secondo Reuters, nel 2024 il programma 'Sud e Isole' ha distribuito oltre 200 milioni di euro in aiuti. Eppure il Molise rimane ai margini di questi sforzi, non per mancanza di fondi, ma perché i giovani che potrebbero beneficiarne se ne sono già andati.

Il rapporto dell'UE cita il costo del lavoro, l'accesso ai servizi digitali e la qualità della vita come fattori che spingono i giovani a migrare verso i centri urbani. Nel Molise, tutti questi fattori sono sfavorevoli. Gli stipendi sono inferiori alla media nazionale; la banda larga è ancora assente in molti comuni rurali; la vita culturale e ricreativa è minima. Un giovane laureato in una città come Campobasso ha scarse prospettive di carriera e sa che il mercato del lavoro è concentrato a Milano, Roma o all'estero.

L'invecchiamento della popolazione ha conseguenze concrete sulla struttura economica regionale. L'agricoltura, tradizionale pilastro del Molise, è sempre più gestita da agricoltori anziani senza successori. Secondo l'ISTAT, il 40% degli agricoltori molisani ha più di 65 anni. Quando se ne andranno, quei terreni resteranno incolti o saranno venduti a grandi aziende del Nord o dell'estero. La cultura del territorio — la transumanza, i tratturi, la pastorizia — scomparirà non perché non abbia valore, ma perché non c'è nessuno a mantenerla.

Le minoranze etniche del Molise — i villaggi arbereschi e croati della provincia di Campobasso — sono ancora più vulnerabili. Questi insediamenti, che risalgono al Quattrocento e al Cinquecento, hanno mantenuto la loro identità culturale e linguistica per secoli. Ma oggi, con i giovani che se ne vanno, il rischio di assimilazione culturale è alto. Una lingua parlata da poche centinaia di persone in un'epoca di globalizzazione digitale è destinata a scomparire se non ci sono parlanti giovani.

Il rapporto dell'UE suggerisce che il declino demografico avrà effetti su pensioni, sanità e servizi pubblici. In regioni come il Molise, quell'effetto è già visibile. Gli ospedali rurali chiudono reparti per mancanza di pazienti giovani; le scuole si consolidano in centri urbani; i servizi di trasporto pubblico si riducono. È una spirale: meno servizi spingono più persone a partire; più partenze riducono ulteriormente i servizi.

Secondo il Guardian, che ha coperto il declino demografico italiano nel 2023, il governo italiano sta considerando misure più drastiche: facilitare l'immigrazione, aumentare gli incentivi per le nascite, investire massicciamente in infrastrutture digitali per attirare lavoratori remoti. Nel Molise, alcune di queste misure potrebbero funzionare. La regione ha paesaggi intatti, costi della vita bassi, una tradizione culinaria forte. Se il lavoro remoto diventasse realtà per migliaia di italiani, alcuni potrebbero scegliere di vivere a Campobasso, Isernia o in uno dei borghi molisani.

Ma il tempo è limitato. Il rapporto dell'UE fissa il 2029 come anno di picco della popolazione europea. Nel Molise, quel picco è stato raggiunto e superato vent'anni fa. Ogni anno che passa, il margine di manovra si restringe. Non è una questione di soldi — l'Europa ha i fondi. È una questione di velocità: riuscire a invertire una tendenza demografica richiede anni, forse decenni. Il Molise non ha quel tempo.

Filing from Campobasso — yes, it exists.

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