OPINION
Perché l'Italia accoglie il generale ucraino destituito
La Redazione211 wordsEdition №98sabato 29 agosto 2026 — Edizione № 98
Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa ucraino, ha accettato un ruolo come consulente per l'innovazione della difesa presso il Ministro italiano Guido Crosetto. L'incarico arriva sei settimane dopo il suo licenziamento a Kyiv e le proteste che ne seguirono. Non è una coincidenza che Fedorov, un uomo che ha guidato la trasformazione digitale dell'esercito ucraino e che conosce intimamente le vulnerabilità della difesa europea, trovi rifugio in Italia.
L'Italia non è un attore marginale nella strategia di difesa europea, sebbene la stampa internazionale spesso la rappresenti così. Roma siede al tavolo della NATO, è membro del G7, e la sua posizione nel Mediterraneo la rende cruciale per la sicurezza dello spazio europeo. Accogliere Fedorov come consulente è un segnale: l'Italia vuole stare dove si prendono le decisioni sulla guerra, sulla tecnologia militare, sulla resilienza europea. Non è retorica di solidarietà con Kyiv, è pragmatismo strategico.
Quello che il resto d'Europa nota è che l'Italia sta costruendo ponti con figure che il presidente Zelenskyy ha allontanato. Questo suggerisce una certa indipendenza di giudizio, una volontà di valutare i talenti al di là dei conflitti politici di Kyiv. O, guardandola diversamente, rivela quanto sia fragile l'unità europea quando si tratta di Ucraina: ogni capitale ha i suoi calcoli, e Roma non fa eccezione.
