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OPINION

Il silenzio delle piazze e la conta delle vittime

La Redazione266 wordsEdition108martedì 8 settembre 2026 — Edizione № 108

La cronaca del Guardian racconta una storia che si ripete con una frequenza che non lascia respiro: Lorena Isceri, 45 anni, uccisa e gettata da un cavalcavia vicino a Firenze. È il settimo femminicidio in Italia da metà agosto. La città toscana ha risposto con una veglia, ma la domanda che sale dalle piazze è sempre la stessa: perché le parole di condanna non bastano a fermare le mani che uccidono?

La copertura internazionale di questi fatti ha un tono che merita attenzione. Non è il sensazionalismo di chi cerca lo scandalo, ma la cronaca attenta di una piaga che il mondo osserva con crescente inquietudine. Il corrispondente del Guardian non si limita al fatto di sangue: ricorda che è il settimo caso in poche settimane, e così facendo trasforma un episodio in una tendenza, una tragedia personale in una questione sociale.

Da fuori, l'Italia appare come un paese dove la violenza di genere è una emergenza strutturale, non una serie di casi isolati. E questa lettura, per quanto scomoda, trova conferma nei numeri che la stampa estera cita. Ciò che manca, ed è il nodo che le nostre pagine vogliono mettere a fuoco, è una risposta che sia all'altezza della diagnosi.

La veglia di Firenze è un gesto necessario, ma la memoria da sola non protegge. Il mondo ci guarda e si chiede perché, nonostante le leggi e le proteste, la scia continui. È una domanda che non ammette risposte facili, ma che il silenzio rende ancora più pesante. La cronaca internazionale ha il merito di tenerla viva, oltre i confini della nostra coscienza collettiva.

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