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CULTURA

Il Guardian racconta i femminielli di Napoli, oltre il binarismo

Il fotografo Roman Manfredi ritrae nei vicoli partenopei una tradizione di genere che il mondo osserva con curiosità

Eleonora Vanzetti890 wordsEdition №137mercoledì 7 ottobre 2026 — Edizione № 137

Il Guardian ha pubblicato un portfolio fotografico di Roman Manfredi dedicato ai femminielli napoletani, con un titolo esplicito: «Sono stato attratto dai femminielli». Il lavoro, secondo la testata britannica, nasce da un percorso dell'autore nelle strade di Napoli per ritrarre persone che vivono al di fuori delle aspettative binarie di genere.

La galleria è presentata nella sezione Art & Design del giornale, con un testo introduttivo che insiste sull'intimità dei ritratti. Non si tratta di un reportage di cronaca, ma di un lavoro d'autore: il Guardian lo colloca nel solco della fotografia documentaria europea che da decenni torna su Napoli come laboratorio di identità non normative.

Per la redazione Cultura de La Veduta, la notizia ha un doppio interesse. Da un lato conferma che la stampa internazionale continua a leggere Napoli come un luogo in cui il genere si pratica in modo diverso dal resto d'Europa; dall'altro riporta al centro del discorso culturale una figura che in Italia ha una storia lunga e poco esportata.

Il dispaccio di oggi si concentra su come il Guardian costruisce questo racconto: quali parole sceglie, quale contesto offre ai lettori stranieri e cosa resta fuori dall'inquadratura.

Il portfolio di Roman Manfredi è apparso mercoledì 7 ottobre nella sezione Art & Design del Guardian, accompagnato da una sintesi che definisce i femminielli come persone che vivono al di fuori delle aspettative binarie di genere. Il giornale britannico non offre una ricostruzione storica del termine, ma lo presenta come una realtà napoletana che merita di essere vista.

La scelta di pubblicare una galleria fotografica, invece di un articolo di analisi, dice qualcosa sul modo in cui la stampa anglosassone tratta il tema. Il formato visivo permette al Guardian di mostrare senza dover spiegare troppo: i ritratti parlano da soli, e il testo introduttivo resta breve. È una strategia editoriale ricorrente quando si raccontano identità che il pubblico straniero conosce poco.

Per i lettori italiani, il valore della notizia sta nella conferma di un interesse internazionale che non è nuovo. Napoli è da anni al centro di una attenzione fotografica e cinematografica che passa per i festival e per le mostre, e i femminielli sono una delle figure che più spesso vengono isolate come segno distintivo della città. Che il Guardian ci torni ora, con un autore che dichiara di esserne stato «attratto», mostra quanto questo immaginario resti produttivo.

La cornice della testata è quella della fotografia d'autore, non del reportage sociale. Manfredi è presentato come un fotografo che è «sceso nelle strade napoletane»: il verbo suggerisce un movimento verso il basso, verso un altrove urbano che il lettore straniero è invitato a immaginare come separato dalla Napoli turistica. È una formula che il Guardian usa spesso per le città del Mediterraneo.

Il tema del genere non binario è centrale nel dibattito culturale anglosassone, e la pubblicazione di questo portfolio va letta anche in quella luce. Il Guardian non propone un parallelo esplicito con le categorie contemporanee, ma il titolo — «sfumare il genere a Napoli» — orienta la lettura in quella direzione. Il rischio, come spesso accade, è che una tradizione locale venga tradotta in un vocabolario importato.

Per la redazione Cultura, la domanda utile è un'altra: cosa vedono i lettori stranieri che i lettori italiani tendono a dare per scontato? La risposta, guardando la galleria, è la normalità della scena. I ritratti non insistono sull'eccezionalità; mostrano persone in interni e in strada, con una luce quotidiana. È esattamente il contrario del registro documentario che spesso accompagna questi soggetti sulla stampa estera.

Il portfolio non è accompagnato, secondo quanto pubblicato, da dichiarazioni di istituzioni culturali napoletane né da reazioni locali. Questo significa che il dispaccio deve restare sul terreno della descrizione e della comparazione, senza inventare un dibattito che le fonti non riportano. La Veduta cita il Guardian e si ferma lì.

Resta il fatto che Napoli continua a essere, per la stampa internazionale, una città in cui il corpo e l'identità si mostrano in modo diverso. Che questo avvenga attraverso la fotografia, e non attraverso la cronaca, è significativo: significa che il tema è trattato come cultura, non come cronaca sociale. È una distinzione che conta, e che il Guardian mantiene con coerenza.

Per chi segue la fotografia italiana dall'estero, la pubblicazione di Manfredi sul Guardian è anche un segnale di mercato. Le gallerie e i festival internazionali guardano con attenzione a chi viene pubblicato su queste testate, e un portfolio su un giornale anglosassone di primo piano ha un peso concreto nella circolazione delle opere.

Il testo del Guardian, secondo la sintesi disponibile, insiste sull'intimità dei ritratti. È una parola che ricorre spesso quando la stampa estera parla di Napoli: intimità, calore, prossimità. Sono categorie che semplificano, ma che spiegano perché la città resti un soggetto privilegiato per i fotografi stranieri e italiani.

La redazione Cultura seguirà eventuali sviluppi: mostre, pubblicazioni o reazioni che il telegrafo internazionale dovesse riportare. Per ora, il dato è la pubblicazione sul Guardian e il modo in cui è stata costruita. È da lì che si parte, senza aggiungere ciò che le fonti non dicono.

In sintesi, il portfolio di Manfredi conferma una linea: Napoli come laboratorio di genere visto dall'esterno. Il Guardian lo presenta con sobrietà, senza forzare il confronto con le categorie anglosassoni. È un approccio che merita attenzione, perché lascia spazio all'immagine più che alla teoria.

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