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LOMBARDIA

Fendi porta Raffaella Carrà in passerella: la moda milanese vista da Londra

Il Guardian racconta la collezione di Maria Grazia Chiuri per Fendi: abiti diafani, reggiseni in vista e l'omaggio alla 'incredibile femminista' degli anni Settanta

Beatrice Comolli619 wordsEdition125giovedì 24 settembre 2026 — Edizione № 125

La Settimana della Moda di Milano ha visto Fendi portare in passerella un omaggio a Raffaella Carrà, la 'leggenda del pop italiano' scomparsa nel 2021, secondo quanto riporta il Guardian nella sua copertura della sfilata. Maria Grazia Chiuri, tornata a lavorare nella sua nativa Roma dopo gli anni parigini, ha firmato una collezione fatta di abiti diafani e reggiseni in vista che il quotidiano britannico legge come una celebrazione della Carrà 'incredibile femminista' degli anni Settanta.

Il Guardian nota come Chiuri, da quando ha lasciato Parigi per Fendi, si stia 'divertendo di più con i vestiti': la stilista stessa ha dichiarato al giornale di avere 'meno un uniforme' nel suo nuovo ruolo romano. È un cambio di registro che la stampa internazionale registra con attenzione, perché segna il ritorno di una delle figure più influenti della moda globale nel sistema italiano dopo anni trascorsi alla guida creativa di una delle più grandi maison francesi.

Per Milano, capitale economica della moda italiana, la sfilata Fendi non è solo un evento creativo. La Settimana della Moda porta in città buyer internazionali, giornalisti e investitori: è il momento in cui il sistema moda lombardo — che secondo la stampa specializzata estera vale una quota significativa dell'export manifatturiero italiano — si confronta con i mercati globali. La lettura del Guardian, che colloca la collezione nel solco del femminismo pop degli anni Settanta, suggerisce come la moda italiana venga ancora una volta interpretata all'estero attraverso la lente della cultura e della storia, non solo del business.

La scelta di omaggiare Raffaella Carrà non è neutra nel racconto della stampa britannica. Il Guardian descrive la showgirl come una figura che ha attraversato la televisione pubblica italiana e spagnola con un immaginario esplicitamente liberato, dai costumi di scena ai testi delle canzoni. Chiuri, secondo il giornale, riprende quel filo e lo traduce in capi che giocano sulla trasparenza e sulla visibilità del corpo femminile, in contrasto con la sobrietà che ha caratterizzato molte collezioni degli ultimi anni.

La scelta di Chiuri di tornare a lavorare in Italia dopo Parigi si inserisce in un movimento più ampio che la stampa internazionale osserva da tempo: il rientro di talenti creativi nel sistema Paese, favorito anche dal peso crescente del mercato asiatico e americano per i marchi italiani. Il Guardian non manca di sottolineare come la stilista abbia mantenuto un profilo internazionale pur operando da Roma, segno che la geografia creativa della moda europea resta fluida.

Il contesto milanese di questa settimana è quello di una città che vive la moda come infrastruttura economica. Gli hotel del centro, i ristoranti e i showroom del quadrilatero registrano ogni settembre e febbraio un picco di attività che la stampa estera racconta come un termometro del soft power italiano. La sfilata Fendi, con la sua carica simbolica legata alla Carrà, offre alla città un racconto che va oltre il prodotto: è l'Italia che si presenta al mondo attraverso la propria memoria culturale.

Resta da vedere come il mercato accoglierà la collezione. Il Guardian non fornisce dati di vendita, ma la sua lettura critica — positiva nel tono — suggerisce che la stampa internazionale guardi con interesse alla fase romana di Chiuri. Per Milano, che ospita la settimana ma non la maison, l'effetto è quello di un sistema che trae beneficio dall'attenzione globale anche quando le radici creative stanno altrove.

La Carrà, ricorda il Guardian, è stata una figura capace di parlare a pubblici diversi, dalla televisione generalista ai club. Il suo recupero in una collezione di lusso dice qualcosa su come la moda italiana stia cercando riferimenti nella cultura popolare nazionale per costruire un'identità riconoscibile sui mercati esteri, in un momento in cui la concorrenza dei marchi francesi e americani resta forte.

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