TOSCANA
Fendi porta Raffaella Carrà in passerella: la moda guarda al mito pop
Il Guardian racconta la sfilata milanese di Maria Grazia Chiuri, tra abiti diafani e reggiseni in vista: un omaggio alla Carrà 'femminista incredibile'
Costanza Bardi537 wordsEdition №125giovedì 24 settembre 2026 — Edizione № 125
Il Guardian ha raccontato la sfilata Fendi alla Settimana della Moda di Milano come un omaggio a Raffaella Carrà, la leggenda del pop italiano scomparsa nel 2021, definita dalla testata britannica 'un'incredibile femminista' degli anni Settanta. Maria Grazia Chiuri, tornata a lavorare nella sua nativa Roma dopo gli anni parigini, ha costruito la collezione su abiti diafani e reggiseni in vista.
Secondo il Guardian, Chiuri 'si sta divertendo di più con i vestiti' da quando ha lasciato Parigi: 'Ho meno un'uniforme in questi giorni', avrebbe detto la designer. È una sfilata che usa la memoria dello spettacolo televisivo italiano come materiale di moda.
Per la Toscana, questa non è una notizia di passerella lontana. Firenze e la sua tradizione di pelle e tessuti hanno costruito per decenni proprio quel tipo di immaginario che ora viene riportato in scena a Milano: il made in Italy come racconto, prima ancora che come prodotto.
Il dettaglio che interessa alla stampa estera non è solo estetico. La Carrà è stata per il pubblico britannico e internazionale un simbolo di emancipazione popolare, capace di unire varietà televisivo, sessualità dichiarata e cultura di massa. Portarla in passerella significa tradurre quella memoria in un linguaggio commerciale che il Guardian legge senza ironia.
La scelta di Chiuri di tornare a lavorare in Italia dopo anni alla guida di una grande maison parigina è essa stessa una notizia per la stampa britannica. Il Guardian la presenta come una designer che ha ritrovato libertà espressiva lontano dalle aspettative delle grandi capitali straniere, un tema che riguarda direttamente il modo in cui l'Italia esporta il proprio talento creativo.
La regione conta su una filiera della concia e della pelletteria che alimenta molte delle case di moda presenti in passerella, comprese quelle che non sfilano a Firenze ma si riforniscono qui. Quando la stampa internazionale celebra una sfilata milanese, il lavoro che la rende possibile passa spesso dai distretti toscani, dal Valdarno alla provincia di Pisa.
Il Guardian non menziona la Toscana, e non è compito di questo dispaccio attribuirle un ruolo che la fonte non le riconosce. Ma la geografia della moda italiana raccontata dall'estero resta incompleta: la passerella è a Milano, la manifattura è altrove, e la Toscana è uno di quegli altrove.
C'è poi il tema del turismo legato alla moda. Le sfilate milanesi generano un indotto di visitatori, giornalisti e buyer che si distribuisce anche fuori dalla Lombardia, in particolare verso le città d'arte che offrono esperienze di acquisto e artigianato. Firenze ha costruito su questo un mercato parallelo, fatto di botteghe e outlet, che vive di riflesso delle settimane della moda.
Resta da vedere se l'omaggio alla Carrà diventerà un modello replicabile o resterà un episodio. La stampa estera tende a leggere queste operazioni come sintomi di un'industria che cerca radici culturali per distinguersi in un mercato globale sempre più omogeneo. È una lettura che vale anche per il vino e per l'artigianato toscano, costretti a raccontare una storia per giustificare un prezzo.
La sfilata Fendi, secondo il Guardian, è piaciuta proprio per questo: non per l'abito in sé, ma per ciò che l'abito evoca. È il paradosso che la Toscana conosce bene, ogni volta che un turista fotografa una collina invece di camminarci.
