CALABRIA
Il fentanyl non arriva in Europa per la domanda, non per la mafia: cosa dice The Conversation
Un'analisi internazionale smonta la tesi secondo cui le mafie italiane scelgono di tenere fuori gli oppioidi sintetici: il mercato europeo non li chiede
Saverio Gallo1,010 wordsEdition №156martedì 20 ottobre 2026 — Edizione № 156
The Conversation ha pubblicato un'analisi che smonta una tesi diffusa: che le mafie italiane stiano deliberatamente tenendo il fentanyl fuori dall'Europa. Secondo la testata, la spiegazione è meno cinematografica: in Europa la domanda di oppioidi sintetici è molto bassa, e il mercato dell'eroina, stabile e rifornito dai Balcani, non ha lasciato spazio a un sostituto.
I numeri citati dall'analisi sono netti. Negli Stati Uniti il fentanyl e altri oppioidi sintetici sono stati coinvolti in circa 38.000 delle circa 70.000 morti per overdose registrate nel 2025, secondo i Centers for Disease Control and Prevention. In sedici paesi europei che hanno fornito dati, fentanyl e derivati sono stati collegati a circa 210 morti per droga nel 2024, in aumento rispetto ai circa 130 del 2023.
In Italia, scrive The Conversation citando l'ultimo rapporto governativo sulle dipendenze, sono stati contati solo cinque decessi legati al fentanyl nel 2025. È da questo divario che nasce la tesi della scelta mafiosa, che l'analisi definisce avvincente ma non coerente con ciò che sappiamo dei mercati della droga.
Per la Calabria la questione riguarda direttamente il modo in cui la stampa estera descrive la 'ndrangheta. Se la spiegazione del fentanyl è la domanda e non la mafia, allora la narrazione che fa della criminalità organizzata calabrese un attore capace di decidere cosa entra in Europa va ridimensionata.
L'analisi di The Conversation parte da un dato che circola da mesi nella stampa internazionale: l'Europa non è stata travolta dal fentanyl come gli Stati Uniti, e qualcuno ha spiegato la differenza con una scelta delle mafie italiane. L'articolo, firmato come opinione, sostiene che questa spiegazione non regge. La domanda, scrive la testata, è la variabile che conta.
Il confronto numerico è il cuore dell'argomento. Negli Stati Uniti, secondo i Centers for Disease Control and Prevention citati dall'articolo, il fentanyl e altri oppioidi sintetici sono stati coinvolti in circa 38.000 delle circa 70.000 morti per overdose del 2025. In sedici paesi europei che hanno riportato dati, fentanyl e derivati sono stati collegati a circa 210 morti per droga nel 2024, contro circa 130 nel 2023. La maggior parte di quell'aumento, precisa The Conversation, potrebbe riguardare farmaci più che fentanyl di produzione illecita.
Altri oppioidi sintetici potenti, in particolare le nitazene, hanno prodotto picchi di decessi in diversi paesi. In Italia, secondo il rapporto governativo sulle dipendenze citato dall'articolo, nel 2025 sono stati contati solo cinque decessi legati al fentanyl. Sono numeri di ordini di grandezza diversi da quelli americani, e la spiegazione va cercata nella storia del mercato, non nella volontà di un cartello.
The Conversation ricostruisce la crisi americana come un fenomeno in larga parte prodotto: dalla fine degli anni Novanta, antidolorifici oppioidi come l'OxyContin sono stati prescritti con larghezza, minimizzandone il potenziale di dipendenza. Milioni di persone hanno sviluppato dipendenza attraverso canali legali. Quando l'accesso è stato ristretto negli anni Duemila, quella dipendenza non è sparita: si è spostata sul mercato illecito, prima verso l'eroina, poi verso il fentanyl, economico da produrre e potente in dosi minime.
L'Europa non ha avuto un'ondata prescrittiva equivalente. Gli oppioidi antidolorifici, scrive la testata, sono prescritti con maggiore cautela, quindi non c'è stata una popolazione improvvisamente tagliata fuori da una fornitura legale e in cerca di un sostituto. L'eroina, nel frattempo, non è mai scomparsa: resta l'oppioide illecito più usato in Europa secondo l'Agenzia dell'UE per le droghe, arriva storicamente dall'Afghanistan attraverso i Balcani, e il mercato si è dimostrato resiliente e stabile.
È qui che la storia tocca la Calabria. La 'ndrangheta è da decenni al centro dell'attenzione delle procure estere e delle agenzie internazionali per il suo ruolo nel traffico di cocaina, dal porto di Gioia Tauro ai mercati del Nord Europa. Se la tesi della scelta mafiosa sul fentanyl fosse vera, la 'ndrangheta sarebbe un attore capace di decidere cosa entra e cosa no nel continente. L'analisi di The Conversation suggerisce che la logica è un'altra: i gruppi criminali riforniscono una domanda esistente, non la creano dal nulla per ragioni di immagine.
Questa distinzione conta per come la stampa estera racconta la criminalità organizzata calabrese. La narrazione più frequente attribuisce alla 'ndrangheta un potere quasi regolatorio sui mercati illeciti europei. L'articolo non nega quel potere: ne ridimensiona la portata, ricordando che un mercato senza domanda non si apre per decreto. È una lezione che vale anche per la cocaina, dove la domanda europea è alta e la 'ndrangheta è stata descritta da fonti investigative estere come uno degli attori principali.
The Conversation chiude osservando che la storia della scelta mafiosa è avvincente ma non corrisponde a ciò che sappiamo dei mercati della droga o della criminalità organizzata. È un'opinione, non un rapporto investigativo, e va letta come tale. Ma i dati che cita — i decessi americani, i decessi europei, il rapporto italiano — sono verificabili e provengono da fonti istituzionali.
Per la Calabria il punto non è stabilire se la 'ndrangheta sia potente: lo è, e le indagini internazionali lo documentano. Il punto è non prestare alla criminalità organizzata una capacità di pianificazione sanitaria che non ha. Se il fentanyl non arriva in Europa, la ragione è che nessuno lo chiede. È una differenza che sposta l'attenzione dalla repressione del traffico alla prevenzione della domanda, e che riguarda anche i servizi sanitari di una regione come la Calabria.
Cosa accadrà nei prossimi mesi dipende da variabili che il telegrafo di oggi non copre. Le nitazene, scrive The Conversation, hanno già prodotto picchi di decessi in diversi paesi. Se la domanda europea dovesse cambiare, la stabilità del mercato dell'eroina non basterebbe a proteggere il continente. La redazione seguirà le fonti internazionali, e riferirà solo ciò che le testate estere confermeranno.
Resta un'osservazione di metodo, valida per chi scrive dalla Calabria. La copertura straniera dell'Italia torna spesso sulla criminalità organizzata come chiave di lettura di tutto il Sud. L'analisi di The Conversation è utile perché separa due cose che la narrazione corrente tende a confondere: la capacità di traffico di un'organizzazione e la capacità di controllare un mercato. La prima è documentata. La seconda, per il fentanyl, non lo è.
