SICILIA
Il fentanyl e la mafia: perché la Sicilia non è il Messico
The Conversation smonta la tesi secondo cui le mafie italiane terrebbero fuori il fentanyl dall'Europa. La ragione, scrivono, è la domanda, non il codice d'onore
Concetta Vassallo792 wordsEdition №151sabato 17 ottobre 2026 — Edizione № 151
La teoria secondo cui le mafie italiane terrebbero deliberatamente il fentanyl fuori dall'Europa non regge ai dati sui mercati delle droghe: lo sostiene un'analisi pubblicata da The Conversation. La spiegazione, secondo l'autore, è meno cinematografica: in Europa c'è pochissima domanda.
I numeri che The Conversation cita sono netti. Negli Stati Uniti il fentanyl e altri oppioidi sintetici sono stati coinvolti in circa 38.000 dei circa 70.000 decessi per overdose registrati nel 2025, secondo i Centers for Disease Control and Prevention. In 16 paesi europei che hanno fornito dati, fentanyl e derivati sono stati collegati a circa 210 morti per droga nel 2024, contro circa 130 nel 2023.
In Italia, secondo il rapporto del governo sulla dipendenza citato dall'analisi, i decessi legati al fentanyl nel 2025 sono stati cinque. È questa distanza che ha fatto nascere la storia delle mafie che 'tengono fuori' la sostanza.
Per la Sicilia, terra in cui la stampa internazionale continua a leggere la criminalità organizzata attraverso i clan, l'analisi offre una prospettiva scomoda: la spiegazione del fenomeno non sta nell'onore del trafficante ma nella struttura del mercato.
L'argomento di The Conversation è che la crisi americana degli oppioidi è stata in larga misura fabbricata, e non dai cartelli. Dagli anni Novanta, analgesici oppioidi come l'OxyContin venivano prescritti con larghezza, minimizzandone il potenziale di dipendenza. Milioni di persone hanno sviluppato una dipendenza attraverso canali del tutto legali.
Quando l'accesso alle prescrizioni è stato stretto negli anni 2010, quella dipendenza non è sparita: si è spostata sul mercato illecito, prima verso l'eroina, poi verso il fentanyl, che è economico da produrre, facile da contrabbandare e così potente che piccole quantità bastano. I gruppi messicani che già rifornivano gli Stati Uniti di eroina hanno semplicemente aggiunto un prodotto alla gamma.
L'Europa non ha mai avuto un'onda prescrittiva equivalente. Gli oppioidi antidolorifici vi sono prescritti con molta più cautela, scrive The Conversation, e quindi non c'è stata una grande popolazione improvvisamente tagliata fuori da una fornitura legale e in cerca di un sostituto.
L'eroina, intanto, non è mai scomparsa. Resta l'oppioide illecito più usato in Europa secondo l'agenzia UE sulle droghe, arriva storicamente dall'Afghanistan attraverso i Balcani, e il mercato si è dimostrato resiliente e stabile. È un'infrastruttura commerciale vecchia, non un vuoto da riempire.
Questa ricostruzione tocca direttamente il modo in cui il mondo racconta la criminalità organizzata siciliana. La tesi delle mafie che proteggono i clienti da una droga troppo letale è attraente perché restituisce ai clan un'immagine di razionalità economica e persino di codice. The Conversation la definisce incompatibile con ciò che sappiamo dei mercati della droga.
Il punto analitico è che un trafficante non controlla la domanda: la segue. Se non c'è un bacino di consumatori dipendenti da oppioidi sintetici, non c'è mercato da servire, indipendentemente da chi controlla le rotte. La bassa presenza di fentanyl in Europa sarebbe dunque un effetto della domanda, non una scelta di politica criminale.
L'analisi cita anche altre sostanze: oppioidi sintetici potenti, in particolare i nitazeni, hanno guidato recenti picchi di decessi in diversi paesi. È una precisazione importante, perché mostra che il rischio non è assente: è diverso nella forma e nella diffusione.
Per la Sicilia, la questione si intreccia con un'altra percezione internazionale, quella del patrimonio e del turismo. Le città dell'isola sono raccontate dalla stampa straniera soprattutto per le stratificazioni greche, arabe e normanne, e la mafia compare come sfondo narrativo ricorrente. Un'analisi come quella di The Conversation sposta l'attenzione dal mito del clan al funzionamento del mercato.
Va detto con chiarezza cosa il telegrafo non dice: non contiene dati siciliani specifici sul consumo di oppioidi, né cifre regionali sui decessi. L'unico dato italiano citato è quello nazionale del rapporto governativo sulla dipendenza: cinque decessi legati al fentanyl nel 2025.
Il valore dell'analisi, per un giornale che guarda l'Italia dalla Sicilia, è metodologico. La tentazione di spiegare un fenomeno complesso con la volontà di un attore mitico — la mafia che decide cosa entra in Europa — è la stessa tentazione che produce racconti semplicistici dell'isola. The Conversation ricorda che i mercati hanno strutture, e che le strutture spiegano più delle leggende.
Resta una domanda aperta che il telegrafo non affronta: se la domanda europea di oppioidi sintetici dovesse crescere, quanto rapidamente le reti di traffico esistenti saprebbero adattarsi? La risposta, secondo la logica dell'analisi, non dipende dai codici dei clan ma dalla disponibilità di consumatori.
Per ora la notizia è un'analisi, non un evento: nessun sequestro, nessuna operazione, nessuna dichiarazione ufficiale. È un contributo al dibattito pubblico, e come tale va letto. La sua tesi centrale — che a tenere fuori il fentanyl dall'Europa sia la mancanza di domanda, non la mafia — è sostenuta con i dati citati e merita di essere discussa, non archiviata come cronaca.
