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OPINION

La Luce di Maranello e il peso di un nome

La Redazione408 wordsEdition2martedì 2 giugno 2026 — Edizione № 2

La BBC ha dedicato ampio spazio alla Ferrari Luce, la prima automobile interamente elettrica prodotta dalla casa di Maranello, il cui prezzo di listino supera i seicentoquarantamila dollari. La copertura internazionale si è divisa in due filoni distinti, e la loro coesistenza dice qualcosa di preciso su come il mondo legge l'Italia. Da un lato, la notizia dell'udienza privata concessa da Papa Leone alla vettura — un gesto che la stampa estera ha letto come una benedizione simbolica, quasi un passaggio di testimone tra due istituzioni che incarnano, agli occhi del mondo, l'eccellenza italiana. Dall'altro, le voci critiche raccolte dalla BBC tra appassionati e addetti ai lavori, secondo cui Ferrari avrebbe con questa scelta abbandonato le proprie radici.

Noi non siamo in grado di arbitrare una disputa tecnica sull'ingegneria automobilistica. Ma possiamo osservare che il dibattito, così come è stato restituito dalla stampa internazionale, rivela un meccanismo antico: l'Italia è attesa dal mondo a essere se stessa, a incarnare un'idea di sé che è stata costruita decennio dopo decennio nell'immaginario collettivo globale. Ogni volta che un'istituzione italiana — un marchio, una tradizione, un monumento — si trasforma, la stampa straniera registra la trasformazione come una perdita, o almeno come una domanda aperta. Non è necessariamente un torto: è la conseguenza di aver costruito un patrimonio di reputazione così solido da diventare, in qualche misura, una prigione.

Il punto non è se la Luce sia una buona automobile. Il punto è che la sua presentazione è diventata, nell'agenda internazionale, una storia sull'identità italiana. Ferrari non vende soltanto veicoli: vende una narrazione del paese, e il paese — nelle sue istituzioni, nella sua industria, nel suo paesaggio — è chiamato a sostenere quella narrazione senza incrinature. Quando la narrazione si incrina, il mondo si interroga. Questo giornale ritiene che interrogarsi sia sano. Ma ritiene anche che l'Italia abbia il diritto di cambiare senza dover chiedere il permesso alla propria leggenda.

La presenza di Papa Leone alla presentazione della vettura aggiunge un livello ulteriore di lettura. La Santa Sede e Maranello sono, agli occhi della stampa internazionale, due dei pochi soggetti italiani capaci di produrre notizia globale con continuità. Che si trovino nella stessa fotografia non è un caso di cronaca: è quasi un tableau allegorico. Il mondo guarda, e in quello sguardo c'è tanto affetto quanto aspettativa. Noi preferiamo non deludere né l'uno né l'altra, ma sappiamo che l'Italia, come ogni paese vivo, non può essere soltanto il proprio passato.

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