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ESTERI

La fiducia europea negli USA crolla all'11 per cento

Un sondaggio del Consiglio europeo per le relazioni estere rivela il minimo storico. L'Italia tra i paesi più critici verso l'alleato atlantico.

Adriana Sole722 wordsEdition13venerdì 12 giugno 2026 — Edizione № 13

Un sondaggio pubblicato mercoledì dal Consiglio europeo per le relazioni estere, secondo Reuters, rivela che solo l'11 per cento degli europei in 15 paesi considera gli Stati Uniti un alleato. Il dato segna un minimo storico e rappresenta un calo dal 16 per cento sei mesi fa e dal 22 per cento a novembre 2024.

Il 47 per cento dei rispondenti sostiene l'idea di un prestito collettivo dell'Unione europea per finanziare iniziative di difesa, secondo lo stesso sondaggio citato da Reuters. La tendenza riflette una crescente percezione che l'Europa debba costruire autonomia strategica indipendentemente dall'impegno americano.

Il deterioramento della fiducia avviene mentre l'Europa affronta sfide simultanee: la guerra in Ucraina, l'instabilità migratoria nel Mediterraneo e le tensioni commerciali con Washington. L'Italia, come membro della NATO e del G7, si trova al centro di questa frattura atlantica.

La sfiducia europea verso Washington non è casuale. Reuters ha documentato come la percezione americana sia peggiorata in particolare tra i paesi dell'Unione europea, dove il dibattito pubblico sulla dipendenza dalla NATO e sulla necessità di difese europee indipendenti ha guadagnato terreno. L'Italia, con una presenza significativa di basi militari americane e un ruolo cruciale nella NATO meridionale, vede questa erosione di fiducia con preoccupazione strategica.

Il Segretario della Difesa americano Pete Hegseth, secondo la BBC, ha criticato le nazioni europee per aver consentito un'«invasione» di migranti sulle loro coste durante un discorso per l'anniversario del D-Day in Francia. Ha affermato che alcune capitali europee sono diventate troppo «comode» negli ultimi decenni. Tale linguaggio ha alimentato ulteriormente il malcontento europeo verso Washington.

L'Italia è stata nominata direttamente da Hegseth come esempio di stato europeo affrontato dalla pressione migratoria. Le spiagge italiane, in particolare nel Mediterraneo meridionale, rimangono punti di arrivo cruciali per i migranti provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente. La retorica americana sulla «invasione» contrasta nettamente con l'approccio dell'Unione europea, che cerca soluzioni condivise e responsabilità distribuite.

La ricerca del Consiglio europeo per le relazioni estere documenta inoltre come la percezione della NATO stessa sia in trasformazione. Mentre la guerra in Ucraina ha inizialmente rafforzato il legame atlantico—con la Svezia e la Finlandia che hanno aderito all'alleanza—il costo prolungato del conflitto e l'incertezza sulla disponibilità americana a sostenere l'Ucraina hanno generato dubbi.

L'Italia, che ospita il Comando africano degli Stati Uniti a Napoli e basi aeree cruciali in Sicilia, osserva questa dinamica con attenzione. Il governo italiano, membro sia dell'Unione europea che della NATO, deve bilanciare gli impegni atlantici con le pressioni crescenti da Bruxelles per l'autonomia strategica.

Reuters ha riportato che il sondaggio rivela una spaccatura geografica: i paesi del Sud Europa, inclusa l'Italia, mostrano livelli di fiducia ancora inferiori rispetto alla media europea. La combinazione di pressione migratoria diretta, crisi economiche persistenti e percezione di abbandono americano crea un terreno fertile per il distacco.

Il dibattito europeo si è spostato verso la questione di come finanziare la difesa senza dipendenza americana. Il 47 per cento dei rispondenti europei sostiene un prestito collettivo dell'Unione europea per la difesa, secondo Reuters. Questo rappresenta un cambiamento fondamentale nella mentalità europea: dalla NATO come garante della sicurezza verso un'Europa che costruisce le proprie capacità.

L'Italia, come economia della zona euro e membro influente dell'Unione europea, avrà un ruolo cruciale in qualsiasi meccanismo europeo di finanziamento della difesa. Il debito pubblico italiano rimane elevato, complicando la partecipazione a iniziative di spesa militare collettiva, ma la pressione strategica per farlo cresce.

La sfiducia verso gli Stati Uniti non significa automaticamente un allontanamento dalla NATO. Piuttosto, riflette una ricerca europea di equilibrio: mantenere l'alleanza atlantica mentre si costruisce una capacità di difesa europea più robusta e indipendente. L'Italia, ponte tra Nord e Sud dell'Europa e tra Europa e Mediterraneo, sarà determinante in come questa transizione si realizzerà nei prossimi anni.

Reuters e il Consiglio europeo per le relazioni estere hanno sottolineato come il sondaggio sia stato condotto in un momento di tensione crescente tra Washington e Bruxelles su questioni commerciali, climatiche e di sicurezza. Il dato dell'11 per cento di fiducia rappresenta non solo un minimo storico, ma un segnale che l'ordine atlantico postbellico è in trasformazione profonda.

Per l'Italia, questa trasformazione comporta scelte difficili. Come membro della NATO e dell'Unione europea, il paese deve navigare tra l'impegno verso l'alleanza atlantica e la spinta verso l'autonomia europea. La fiducia crollata verso Washington rende questa navigazione ancora più delicata e urgente.

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