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TOSCANA

Firenze estende il divieto degli affitti brevi: il centro storico si difende

Il consiglio comunale approva l'espansione della moratoria oltre il centro, coprendo nove quartieri residenziali dove gli annunci Airbnb sono esplosi

Costanza Bardi1,420 wordsEdition6sabato 6 giugno 2026 — Edizione № 6

Il consiglio comunale di Firenze ha dato il via libera giovedì all'espansione del divieto sugli affitti brevi, estendendo la moratoria oltre il centro storico a nove quartieri residenziali dove gli annunci di tipo Airbnb hanno subito un'impennata. Secondo The Local Italy, la decisione rappresenta un'escalation nella difesa del tessuto urbano dalla pressione del turismo di massa e dalla trasformazione delle abitazioni in strutture ricettive.

La misura arriva mentre altre città italiane affrontano la stessa crisi: la carenza di alloggi accessibili per i residenti, lo svuotamento dei centri storici e la perdita di identità locale. Firenze, con il suo patrimonio rinascimentale e la posizione geografica al cuore della Toscana, è diventata un laboratorio involontario di questa tensione tra economia turistica e vivibilità urbana.

Il divieto non è una soluzione definitiva, ma un tentativo di rallentare un fenomeno che ha trasformato intere vie in hotel diffusi. La decisione riflette una crescente consapevolezza internazionale: il turismo di massa, quando non regolamentato, svuota le città del loro carattere e delle loro comunità.

L'approvazione del consiglio comunale rappresenta il primo passo di una strategia più ampia. Firenze ha già sperimentato il divieto nel centro storico, dove la concentrazione di affitti brevi aveva raggiunto livelli insostenibili. Ora la città estende la protezione a zone come San Frediano, Santo Spirito e altri quartieri dove i residenti storici sono stati progressivamente sostituiti da turisti in transito.

The Local Italy sottolinea come questa espansione sia la risposta a dati concreti: negli ultimi cinque anni, la percentuale di abitazioni destinate a locazioni turistiche brevi è cresciuta esponenzialmente in questi quartieri. Non si tratta più di un fenomeno marginale, ma di una trasformazione strutturale del mercato immobiliare fiorentino.

La Toscana, e Firenze in particolare, rappresenta un caso di studio per il turismo europeo. La città accoglie oltre tre milioni di visitatori all'anno, una cifra che supera di gran lunga la popolazione residente di circa 370mila persone. Questo squilibrio ha conseguenze concrete: scuole che chiudono per mancanza di alunni, negozi di quartiere sostituiti da souvenir shop, servizi pubblici sotto pressione.

Il fenomeno degli affitti brevi non è nuovo, ma la sua scala è diventata problematica solo negli ultimi anni. Piattaforme come Airbnb hanno democratizzato l'accesso al mercato immobiliare turistico, permettendo a proprietari privati di trasformare le loro case in strutture ricettive con pochi clic. Per i proprietari, il ritorno economico è significativo: una stanza in centro a Firenze può generare 2.000-3.000 euro al mese in alta stagione, ben oltre quanto ottenuto da un affitto residenziale tradizionale.

Ma il costo sociale è altrettanto visibile. I giovani fiorentini non trovano alloggi a prezzi accessibili. Le famiglie si trasferiscono in provincia. I commercianti storici cedono i negozi a catene internazionali o a attività turistiche. Il centro storico, patrimonio dell'umanità secondo l'Unesco, rischia di diventare un museo abitato da visitatori, non da cittadini.

La decisione di Firenze non è isolata. Altre città europee hanno adottato misure simili: Barcellona ha annunciato il divieto totale dei nuovi affitti brevi entro il 2028; Amsterdam ha introdotto limitazioni severe; Venezia, già soffocata dal turismo, ha discusso di misure ancora più drastiche. Secondo i corrispondenti stranieri, questa tendenza riflette una crescente consapevolezza che il modello di turismo illimitato è insostenibile.

In Toscana, il fenomeno è particolarmente accentuato perché il turismo è una delle principali fonti di reddito regionale. Wine tours, visite ai musei, soggiorni nelle ville storiche: l'economia locale dipende dai visitatori. Ma questa dipendenza ha creato una distorsione: il turismo ha iniziato a cannibalizzare la stessa qualità che lo rende attraente. Una Firenze vuota di fiorentini, dove ogni palazzo è un hotel e ogni via una galleria commerciale, perde il suo fascino autentico.

Il divieto degli affitti brevi è un'arma spuntata se usata da sola. Firenze dovrà affiancarvi altre misure: incentivi per gli affitti residenziali a lungo termine, sostegno ai commercianti locali, investimenti nei servizi pubblici. Altrimenti, il blocco degli affitti brevi rischia di diventare una misura cosmetica, una risposta simbolica a un problema strutturale.

La stampa internazionale ha iniziato a prestare attenzione a questa dinamica. Il Guardian, il New York Times e altri media hanno documentato come il turismo di massa stia trasformando le città europee in parchi tematici. Firenze, con questa decisione, si posiziona come una città che prova a resistere a questa trasformazione, anche se i risultati rimangono incerti.

Un elemento cruciale è la questione della proprietà. Molti degli affitti brevi sono gestiti da società di investimento immobiliare, non da proprietari locali. Questi fondi acquistano interi edifici, li trasformano in strutture ricettive e li gestiscono da remoto. La ricchezza generata non rimane a Firenze, ma viene estratta e reinvestita altrove. Il divieto degli affitti brevi potrebbe scoraggiare questo tipo di speculazione, almeno nei quartieri protetti.

Tuttavia, il rischio è che il capitale immobiliare si sposti semplicemente verso altre città toscane meno protette: Siena, Lucca, Montepulciano. Il fenomeno del turismo di massa non scomparirà, si distribuirà diversamente sul territorio. La Toscana nel suo complesso dovrà affrontare questa pressione, non solo Firenze.

La decisione del consiglio comunale arriva anche in un momento di dibattito più ampio sull'identità della città. Firenze è ancora la culla del Rinascimento, il luogo dove sono nati l'arte moderna e la lingua italiana standard. Ma è anche una città che deve vivere nel presente, con residenti che hanno bisogno di case, scuole, servizi. L'equilibrio tra preservare il patrimonio e mantenere una comunità vivente è delicato.

Per la Toscana, questa espansione del divieto rappresenta un test. Se funzionerà, altre città seguiranno. Se fallirà, il messaggio sarà che il turismo di massa è una forza troppo potente per essere contenuta dalle amministrazioni locali. La stampa internazionale osserva con interesse: come risponderà l'Italia a questa sfida?

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