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ECONOMIA

Flat tax al rialzo, i milionari restano: la lettura da Milano

The Local riferisce che l'Italia resta tra le mete europee preferite dai patrimoni in trasferimento nonostante l'aumento del 50 per cento

Beatrice Comolli738 wordsEdition №138giovedì 8 ottobre 2026 — Edizione № 138

L'Italia resta una delle destinazioni più attrattive d'Europa per i milionari in trasferimento, secondo un nuovo rapporto citato da The Local Italy, nonostante quest'anno il paese abbia aumentato del 50 per cento la flat tax riservata ai nuovi residenti facoltosi. La testata riferisce che il flusso non si è fermato.

Per Milano la notizia ha un peso diretto. La città è la piazza dove i grandi patrimoni privati trovano private banking, consulenza fiscale, studi legali internazionali e un mercato immobiliare di pregio: è qui che si atterra quando si sposta una residenza fiscale di quel livello.

Il rapporto non quantifica quanti dei nuovi residenti scelgano la Lombardia, e non è possibile attribuire alla fonte una ripartizione regionale che non fornisce. Quello che la copertura estera sostiene è il quadro nazionale: la misura fiscale è stata ritoccata, la domanda non si è ritirata.

Il punto, per chi legge i mercati da Piazza Affari, è che il regime dei nuovi residenti è diventato un prodotto di attrazione concorrenziale. La sua revisione al rialzo non lo ha cancellato come argomento.

The Local Italy ha riferito mercoledì che l'Italia resta tra le destinazioni più attraenti d'Europa per i milionari in trasferimento nel 2026, nonostante l'aumento del 50 per cento della flat tax applicata ai nuovi residenti facoltosi. La testata cita un nuovo rapporto sul tema. Il dato centrale è la tenuta della domanda dopo la stretta.

La misura in questione è il regime forfettario per i nuovi residenti: un'imposta sostitutiva sui redditi esteri, pensata per attrarre patrimoni che spostano la residenza fiscale in Italia. L'aumento del 50 per cento ne ha alzato il costo d'ingresso. La copertura estera registra che l'effetto dissuasivo atteso non si è materializzato nei numeri aggregati.

Per Milano il canale è riconoscibile. Un patrimonio che si trasferisce ha bisogno di una banca che lo custodisca, di un consulente che ne strutturi la fiscalità, di uno studio che ne regga la compliance, e spesso di una casa di pregio. Sono tutti servizi concentrati nel capoluogo lombardo, dove il private banking e la consulenza fiscale internazionale hanno la massa critica per servire quel tipo di cliente.

Questo non autorizza a dire che i nuovi residenti si stabiliscano in Lombardia. Il rapporto citato da The Local Italy non fornisce una ripartizione regionale, e nessuna delle fonti disponibili la indica. La connessione con Milano è di tipo infrastrutturale: è la piazza italiana dove quel servizio esiste, non una statistica di residenza.

Il contesto in cui la notizia arriva è quello di una competizione fiscale europea sempre più esplicita. Portogallo, Grecia, Cipro, Malta e la stessa Italia hanno costruito regimi dedicati ai nuovi residenti patrimoniali. Quando un paese alza l'aliquota, la domanda non si annulla: si redistribuisce, o si adatta, se il resto dell'offerta — servizi, residenza, accesso ai mercati — regge.

La lettura che il mercato milanese tende a dare di questi annunci è prudente. Un regime fiscale è una variabile, non l'unica. Chi sposta una residenza di quel livello pesa anche la stabilità politica, la qualità dei servizi, l'accessibilità internazionale e la disponibilità di immobili adeguati. Su questi fronti la copertura estera dell'Italia è meno lusinghiera: The Local Italy ha pubblicato questa settimana anche un pezzo sui potenziali residenti stranieri che rimandano il trasferimento per il peso fiscale e il deterioramento della sanità.

Le due notizie, lette insieme, descrivono una segmentazione. Il regime forfettario parla a una fascia molto alta, per cui il costo d'ingresso fiscale è una voce gestibile. Il rallentamento dei trasferimenti di cui riferisce la stessa testata riguarda una fascia diversa, più sensibile al costo della vita, alla sanità e all'incertezza. Milano sta nella prima fascia; il resto del paese, nella lettura estera, sta più spesso nella seconda.

Sul piano della finanza pubblica la mossa ha una logica contabile. Alzare l'aliquota aumenta il gettito per residente ammesso, e riduce il costo politico di un regime che l'opinione pubblica percepisce come privilegio. Se la domanda tiene, il compromesso funziona: si incassa di più senza perdere il flusso. È esattamente quello che il rapporto citato da The Local Italy suggerisce essere accaduto.

Per Piazza Affari la ricaduta è indiretta e va maneggiata con cautela. Un afflusso di patrimoni privati sostiene la domanda di servizi finanziari, di gestione del risparmio e di immobili di pregio, ma non è una voce che si legge nei bilanci delle società quotate. Chi la presenta come tale forza il dato.

Resta un elemento di prospettiva. I regimi per i nuovi residenti sono strumenti giovani e reversibili: ogni governo può ritoccarne aliquote e condizioni. La decisione di trasferirsi, per chi ha patrimoni grandi, è di lungo periodo. Questo rende la variabile fiscale importante ma non decisiva, e spiega perché un aumento del 50 per cento non abbia prodotto l'effetto che ci si sarebbe potuti attendere.

The Local Italy non indica quale quota dei nuovi residenti resti in Italia oltre il periodo di agevolazione, né fornisce dati sulla loro distribuzione territoriale. Su questi punti la copertura estera tace, e il dispaccio si ferma qui. Quello che resta è un segnale di prezzo: il prodotto fiscale italiano è stato rincarato, e il mercato ha risposto senza ritirarsi.

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