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PUGLIA

Il Sud aspetta i solari: 200 milioni di euro ancora non assegnati

Su 262 milioni per l'autoconsumo aziendale, il programma di incentivi fatica a trasformare l'approvazione in investimento reale

Francesca Lazzari774 wordsEdition47giovedì 16 luglio 2026 — Edizione № 47

Il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica italiano ha approvato 566 progetti fotovoltaici per l'autoconsumo aziendale nel Mezzogiorno, ma il programma da 262 milioni di euro affronta un problema critico: più di 200 milioni rimangono non assegnati. Secondo PV Magazine, il divario tra i progetti approvati e i fondi effettivamente erogati rivela una fragilità nella catena di implementazione.

Il programma mira a incoraggiare le piccole e medie imprese del Sud a installare impianti fotovoltaici sui loro tetti e terreni, riducendo i costi energetici e la dipendenza dalla rete nazionale. La Puglia, con il suo patrimonio agricolo e il crescente settore agroalimentare, avrebbe dovuto essere una delle beneficiarie principali.

Il ritardo nella liquidazione dei fondi pone un interrogativo sulla capacità amministrativa e sulla progettazione del programma. Le aziende che hanno ricevuto l'approvazione attendono ancora i trasferimenti di denaro necessari per iniziare i lavori, creando incertezza negli investimenti e rischiando di scoraggiare la partecipazione futura.

PV Magazine ha sottolineato che il fenomeno non è nuovo nella gestione dei fondi europei e nazionali destinati alle regioni meridionali. Spesso, la burocrazia italiana e le procedure di rendicontazione complicano il percorso tra l'approvazione di un progetto e la disponibilità dei fondi.

Per la Puglia, il ritardo è particolarmente significativo. La regione produce il 40% dell'olio d'oliva italiano ed è un centro importante della trasformazione agroalimentare. Le aziende di questo settore sono energivore: un oleificio medio consuma dai 200 ai 500 megawatt all'anno, e l'energia rappresenta una voce di costo sempre più rilevante.

L'autoconsumo fotovoltaico avrebbe potuto trasformare l'economia di queste aziende. Un impianto da 50 kilowatt, installato su un oleificio o su una cantina, potrebbe coprire fino al 60% del fabbisogno annuale di energia, abbattendo i costi operativi e migliorando la competitività sui mercati internazionali dove i buyer europei e americani chiedono sempre più spesso certificazioni di sostenibilità.

Il programma era stato concepito per accelerare la transizione energetica del Sud, una regione che storicamente ha ricevuto meno investimenti in infrastrutture energetiche rinnovabili rispetto al Nord. La Puglia, nonostante il suo potenziale solare eccezionale (il Sud riceve in media 1.700 ore di sole all'anno, contro le 1.200 del Nord), rimane ancora dipendente da energia da combustibili fossili e dalla rete nazionale.

I 566 progetti approvati rappresentano una domanda reale da parte delle imprese. Significa che i titolari hanno compilato domande, fornito documentazione tecnica, superato le valutazioni amministrative e sono pronti a investire. L'ostacolo non è la mancanza di interesse, ma la gestione dei fondi.

PV Magazine non ha fornito una data per quando i fondi rimanenti saranno liquidati, né ha chiarito se il ritardo sia dovuto a questioni di bilancio, di procedure di controllo o di capacità amministrativa regionale. Questa opacità aggiunge frustrazione agli imprenditori che attendono.

Per il settore agricolo pugliese, il ritardo è un problema doppio. Da un lato, i costi energetici continuano a salire mentre l'azienda attende i fondi. Dall'altro lato, i competitor internazionali, in particolare in Spagna e Portogallo, stanno installando fotovoltaico a ritmi più veloci, guadagnando vantaggi di costo che si riflettono sui prezzi dell'olio e del vino.

La questione riflette una tensione più ampia nella politica italiana: la capacità di attrarre e allocare fondi europei rimane spesso superiore alla capacità di spenderli effettivamente. Questo divario ha storicamente penalizzato il Sud, dove le amministrazioni locali hanno meno risorse tecniche e umane per gestire procedure complesse.

Il Ministero dell'Ambiente potrebbe accelerare la liquidazione semplificando le procedure di rendicontazione o creando una struttura dedicata per il monitoraggio dei pagamenti. Alcuni paesi europei hanno istituito agenzie speciali per gestire i fondi per l'energia rinnovabile, accelerando i tempi tra approvazione e erogazione.

Per la Puglia, il fenomeno è emblematico di una sfida più grande: come trasformare il potenziale naturale e imprenditoriale della regione in crescita economica reale. L'energia solare è abbondante, le aziende sono pronte, i fondi esistono. Quello che manca è il collegamento finale tra questi elementi.

Il programma scade nel 2026. Se i fondi non verranno liquidati entro la fine dell'anno, il denaro non speso potrebbe essere restituito all'Unione europea o riallocato ad altre regioni. Questo rappresenterebbe una perdita significativa per il Sud, che ha già un deficit di investimenti pubblici rispetto al resto del paese.

PV Magazine ha osservato che il fenomeno dei fondi non assegnati è un indicatore della salute complessiva dell'amministrazione pubblica italiana. Una gestione efficiente dei programmi di incentivo per le energie rinnovabili è essenziale per raggiungere gli obiettivi climatici dell'UE e per competere nella transizione energetica globale.

Per gli imprenditori pugliesi, il messaggio è misto: il governo riconosce il valore dei vostri progetti, ma la macchina amministrativa fatica a trasformare questo riconoscimento in denaro contante. Nel frattempo, i vostri concorrenti europei avanzano.

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Il Sud aspetta i solari: 200 milioni di euro ancora non assegnati — La Veduta