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Franco Baresi, il capitano immortale del Milan, muore a 66 anni

La stampa internazionale saluta il difensore che ha incarnato la grandezza del calcio lombardo e italiano

Beatrice Comolli679 wordsEdition65lunedì 3 agosto 2026 — Edizione № 65

Franco Baresi, il leggendario ex difensore del Milan e della nazionale italiana, è morto all'età di 66 anni. La notizia, riportata venerdì dalla stampa internazionale, ha scosso il mondo del calcio: il club rossonero ha annunciato che l'"esempio e l'integrità" del suo ex capitano "saranno per sempre incisi nel DNA del club", come riferisce la BBC.

Baresi è considerato uno dei difensori centrali più grandi e iconici della storia del calcio. Ha giocato tutta la sua carriera professionistica nel Milan, dove è stato capitano per 15 delle sue 20 stagioni, un periodo di successo senza precedenti per il club, come sottolinea il necrologio del Guardian.

Con la nazionale italiana ha collezionato 81 presenze, vincendo i Mondiali del 1982 e giocando la finale del 1994, persa contro il Brasile. La sua morte rappresenta una perdita immensa per Milano e per l'intero calcio italiano, un'icona che ha definito un'epoca.

Dalla redazione di Milano, seguiamo il cordoglio del mondo sportivo internazionale per un uomo che non è stato solo un calciatore, ma un simbolo della città e della sua etica del lavoro.

La notizia è stata annunciata venerdì dal suo ex club, che ha dichiarato: "Tutta la storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi", come riportato dalla CNN. La BBC aggiunge che il club ha voluto ricordare come l'"esempio e l'integrità" del loro ex capitano "saranno per sempre incisi nel DNA del club".

La carriera di Baresi è stata unica nel suo genere. Come evidenzia il necrologio del Guardian, ha capitano il Milan per 15 delle sue 20 stagioni, un periodo di successo senza precedenti per il club. È ampiamente considerato uno dei migliori difensori di tutti i tempi, un difensore centrale maestosamente composto che leggeva il gioco con precisione esperta, scrive Sporting News.

Nato a Travagliato, in provincia di Brescia, Baresi è cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Milan, debuttando in prima squadra nel 1978. La sua intera carriera professionistica, durata fino al 1997, si è svolta in rossonero, un legame totale con la maglia e con la città di Milano. Il suo numero 6 è stato ritirato dal club in suo onore.

Con la nazionale italiana, Baresi ha collezionato 81 presenze. È stato parte della squadra che vinse i Mondiali del 1982 in Spagna, sebbene non scese in campo in quella finale. La sua prova più celebre in azzurro rimane però il Mondiale del 1994, dove, nonostante un infortunio al ginocchio, giocò la finale persa contro il Brasile, un atto di coraggio che la stampa internazionale ha ricordato in queste ore.

L'era di Baresi coincide con l'epoca d'oro del calcio italiano, come sottolinea la CNN: uno dei giocatori più riconoscibili degli anni '80 e '90, un periodo in cui la Serie A era considerata il campionato più forte del mondo e in cui i difensori italiani erano celebrati come maestri di tattica e lettura del gioco.

Per Milano, Baresi era più di un calciatore: era un'istituzione. La sua figura è indissolubilmente legata alla storia recente della città, al suo riscatto e alla sua identità. Il Milan di quegli anni, con Baresi in difesa, non era solo una squadra di calcio, ma un ambasciatore del made in Italy nel mondo, capace di unire la finanza e la passione popolare che caratterizzano il capoluogo lombardo.

Il cordoglio internazionale è unanime. ESPN lo ricorda come "uno dei difensori centrali più grandi e iconici del calcio". Il Guardian, nel suo necrologio, lo celebra come un simbolo di un'epoca in cui il calcio italiano era noto per l'eccellenza dei suoi sistemi difensivi. La sua morte arriva in un momento in cui il calcio lombardo sta vivendo una transizione, con il Milan Futuro che milita in Serie D e il mercato estivo che vede protagonisti altri talenti italiani.

Nel 2020, come ricorda la BBC, Baresi era diventato vicepresidente onorario del Milan, un ruolo che ha mantenuto fino alla sua scomparsa, continuando a rappresentare il club e la città in tutto il mondo. La sua eredità, sportiva e umana, rimarrà un punto di riferimento per le generazioni future, dentro e fuori dal campo.

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