CALABRIA
Trentamila bottiglie rubate nella cantina Antinori: il più grande furto di vino in Italia
Una banda di almeno sette persone ha svuotato il magazzino di Cortona caricando due camion. Il Guardian e la BBC parlano del colpo più grande mai registrato nel settore
Saverio Gallo848 wordsEdition №140sabato 10 ottobre 2026 — Edizione № 140
Una banda è entrata nella cantina dei Marchesi Antinori a Cortona, in provincia di Arezzo, e ha portato via circa 30.000 bottiglie per un valore stimato di cinque milioni di euro. Il Guardian scrive che si tratta del più grande furto di vino mai registrato in Italia.
Secondo la ricostruzione riportata dalla BBC, i ladri hanno caricato il bottino su due camion prima di allontanarsi. L'azienda ha confermato il colpo, precisando che la merce era in preparazione per una grande spedizione destinata all'esportazione.
Le cifre variano da una testata all'altra: il New York Times parla di un valore superiore ai cinque milioni di dollari e di un gruppo composto da un numero di uomini compreso tra sette e dieci. France 24 riferisce di due furgoni e fino a sei persone coinvolte.
Il bersaglio non è casuale. Antinori è tra i nomi più riconoscibili del vino italiano nel mondo, e la cantina di Cortona è un punto di snodo tra produzione e logistica dell'export.
Il colpo è avvenuto in un magazzino della tenuta di Cortona, nel cuore della Toscana del vino. Secondo quanto riportato dal Guardian, la banda era composta da almeno sette membri e ha agito con un piano che ha consentito di caricare due camion di bottiglie senza essere fermata. La BBC definisce il furto uno dei più grandi del genere mai avvenuti in Italia.
La cantina Marchesi Antinori ha diffuso una nota nella quale conferma l'accaduto e la stima del danno. France 24 sottolinea un dettaglio che spiega la scelta del momento: le bottiglie erano pronte per una grande esportazione, dunque concentrate in un unico luogo e già selezionate per il mercato estero.
Le discrepanze tra le testate riguardano soprattutto i numeri. Il New York Times parla di un valore superiore ai cinque milioni di dollari e di un gruppo di uomini fino a dieci. France 24 riferisce di due furgoni e di un numero di ladri fino a sei. Il Guardian e la BBC indicano un bottino di circa 30.000 bottiglie per un valore di cinque milioni di euro, pari a circa 4,2 milioni di sterline.
Il vino è da anni uno dei principali strumenti del soft power italiano nel mondo, e la Toscana ne è il simbolo più riconoscibile. Un furto di questa scala colpisce un settore che vive di reputazione e di tracciabilità: ogni bottiglia di pregio ha un valore che dipende dalla catena di custodia, e una partita sottratta diventa difficile da rivendere legalmente.
Per la Calabria il caso non è una notizia locale, ma segnala un problema che la regione conosce da una prospettiva diversa. L'agricoltura calabrese — agrumi, bergamotto, olivicoltura — esporta prodotti a denominazione che dipendono dalla stessa logica: un'etichetta riconoscibile vale molto, e proprio per questo attira chi cerca merce da immettere in canali paralleli.
Le frodi agroalimentari e la contraffazione dei marchi sono da tempo al centro dell'attenzione delle autorità europee e delle indagini internazionali. Un furto fisico come quello di Cortona è la variante più brutale di un fenomeno più ampio: la domanda mondiale di prodotti italiani autentici crea un mercato nero parallelo, che si tratti di bottiglie rubate o di etichette false.
Non è la prima volta che grandi quantità di merce di pregio vengono sottratte in Italia. La stampa estera ricorda che episodi simili, pur di scala inferiore, hanno riguardato in passato depositi di vino, olio e formaggi pregiati. La novità qui è la dimensione industriale dell'operazione: due camion significano una logistica pianificata, non un colpo opportunistico.
Le indagini sono in corso e al momento non risultano arresti nelle fonti internazionali. Il Guardian e la BBC non riportano dettagli su come la banda abbia superato i sistemi di sorveglianza della cantina, né su eventuali sospetti interni. L'azienda ha detto di collaborare con le autorità.
Il mercato del vino italiano di fascia alta è in espansione sui mercati statunitense e asiatico, e questo rende le partite destinate all'export particolarmente appetibili. Una bottiglia di annata pregiata può valere centinaia di euro, e la rivendita può avvenire attraverso canali difficili da tracciare: aste private, intermediari, mercati esteri poco regolati.
Per il sistema produttivo del Sud, la lezione riguarda la sicurezza della filiera. La Calabria esporta agrumi e derivati del bergamotto in volumi significativi, e la concentrazione della merce in pochi punti di stoccaggio — porti, magazzini, centri di raccolta — è la stessa condizione che a Cortona ha reso possibile il colpo.
Il porto di Gioia Tauro, il principale scalo di transhipment del Mediterraneo, è da anni al centro di indagini internazionali sui traffici illeciti. La stampa estera che si occupa di criminalità organizzata descrive la Calabria come snodo logistico, non solo come luogo di origine delle merci. Un furto in Toscana ricorda che la logistica è il punto debole di tutta la filiera agroalimentare nazionale.
Resta da capire dove finiranno le 30.000 bottiglie. La visibilità del marchio Antinori rende difficile piazzare la merce sul mercato legale, il che suggerisce destinazioni estere o canali privati. È il motivo per cui, secondo la stampa britannica, il caso è seguito con attenzione dagli operatori del settore in tutta Europa.
