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OPINION

Otto anni dopo Genova: quando la giustizia arriva, il danno è già fatto

La Redazione293 wordsEdition50domenica 19 luglio 2026 — Edizione № 50

Giovedì scorso una corte italiana ha condannato 32 imputati per il crollo del ponte Morandi di Genova dell'agosto 2018, che uccise 43 persone. Tra loro l'ex amministratore delegato di Autostrade, Giovanni Castellucci, condannato a dodici anni di carcere. Come ha riferito il Guardian, il processo ha coinvolto 57 imputati in totale; 25 sono stati assolti o scagionati. Per la stampa internazionale, il verdetto non è solo una sentenza: è una finestra su un problema strutturale dell'Italia contemporanea.

France 24 ha inquadrato il processo come prova di un male più vasto: le infrastrutture italiane invecchiano. Il ponte Morandi non era un caso isolato di negligenza, ma un simbolo di un paese dove la manutenzione ordinaria cede il passo alla crisi, e dove le responsabilità — quando finalmente accertate — arrivano anni dopo il disastro. Otto anni sono un tempo lungo per le famiglie dei 43 morti, e la sentenza di giovedì, pur giusta, non restituisce nulla a chi ha perso tutto.

Ciò che colpisce gli osservatori stranieri è la lentezza del sistema. Non la colpevolezza — quella era evidente — ma il tempo impiegato a riconoscerla. In una Repubblica parlamentare dove i processi si trascinano, la giustizia penale diventa quasi un'ammissione di sconfitta: il fatto che servano anni per condannare chi ha negligentato la sicurezza di decine di migliaia di persone ogni giorno suggerisce che il controllo pubblico sulle infrastrutture critiche è fragile, reattivo piuttosto che preventivo.

Per chi osserva l'Italia da fuori, Genova non è una tragedia isolata. È la prova visibile di un'Italia dove il debito pubblico limita gli investimenti, dove la manutenzione è cronica, e dove le responsabilità si disperdono tra enti pubblici, gestori privati e magistrature sovraccariche. La condanna di Castellucci è giusta. Ma arriva troppo tardi perché cambi qualcosa.

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