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CAMPANIA

Genova condanna 32 per il ponte. Il Sud conosce il prezzo delle infrastrutture fragili

Il verdetto sul crollo del Morandi espone i vuoti dello Stato. Nel Meridione, ponti e strade rimangono vulnerabili mentre la giustizia arriva troppo tardi

Rosaria Esposito1,358 wordsEdition49sabato 18 luglio 2026 — Edizione № 49

Secondo il Guardian, la BBC e France 24, un tribunale italiano ha condannato 32 imputati, tra cui l'ex amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci, per il loro ruolo nel crollo del 2018 del ponte Morandi di Genova che ha ucciso 43 persone. Castellucci è stato condannato a 12 anni di carcere per omicidio stradale e negligenza.

Il verdetto arriva otto anni dopo la tragedia e rappresenta un momento di giustizia tardiva per le famiglie delle vittime. Ma per l'Italia, il processo ha esposto una verità scomoda: lo Stato non ha controllato le infrastrutture critiche, ha permesso a una società privata di gestire strade vitali con scarsa manutenzione, e quando il sistema è crollato, ha impiegato anni per assegnare responsabilità.

Nel Meridione, dove strade e ponti rimangono in condizioni precarie, il verdetto di Genova suona come un avvertimento ignorato. La Campania, con i suoi porti, le autostrade trafficate e le infrastrutture invecchiate, vive ogni giorno il rischio di un disastro simile.

Un tribunale italiano ha condannato 32 imputati per il crollo del ponte Morandi di Genova del 2018, secondo il Guardian, la BBC e France 24. Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade, è stato condannato a 12 anni di carcere per omicidio stradale e negligenza. Tra gli altri condannati figurano dirigenti e ingegneri responsabili della manutenzione del ponte. Ventiquattro altri imputati sono stati assolti o scagionati.

Il crollo del 2018 è stato catastrofico: una sezione gigantesca del ponte si è sgretolata sui binari ferroviari sottostanti, uccidendo 43 persone. Il ponte Morandi era una delle infrastrutture critiche dell'Italia settentrionale, utilizzato da decine di migliaia di automobilisti ogni giorno. Il suo cedimento ha esposto il fallimento del controllo statale su un'infrastruttura vitale gestita da una società privata.

France 24 ha sottolineato che il processo ha evidenziato il problema più ampio delle infrastrutture invecchiate in Italia. Secondo il rapporto, il ponte Morandi era stato costruito negli anni Sessanta e aveva subito una manutenzione insufficiente per decenni. Autostrade, la società che lo gestiva, aveva privilegiato i profitti sulla sicurezza, secondo le accuse.

Il verdetto arriva otto anni dopo la tragedia, un lasso di tempo che rivela la lentezza della giustizia italiana. Per le famiglie delle 43 vittime, la condanna di Castellucci rappresenta un riconoscimento tardivo della responsabilità. Ma per l'Italia, il processo ha sollevato una domanda più inquietante: quante altre infrastrutture critiche rimangono vulnerabili?

Nel Meridione, la risposta è inquietante. La Campania dipende da infrastrutture che, come il ponte Morandi, sono state costruite decenni fa e rimangono sottofinanziate. Il porto di Napoli, vitale per l'economia regionale, dipende da strade e ferrovie che mostrano segni di usura. L'autostrada Salerno-Reggio Calabria, che collega il Sud al resto d'Italia, attraversa zone sismiche e rimane vulnerabile.

La Campania ha una storia di disastri infrastrutturali. Nel 1998, il crollo di una galleria sulla Salerno-Reggio Calabria uccise 40 persone. Nel 2013, una frana sulla stessa autostrada causò ulteriori morti. Questi incidenti, come il crollo del ponte Morandi, sono stati preceduti da segnali di allarme ignorati, da manutenzione insufficiente, da compromessi tra sicurezza e profitto.

Il verdetto di Genova suggerisce che lo Stato italiano ha permesso alle società private di gestire infrastrutture critiche senza controllo adeguato. Autostrade, secondo le accuse, ha saputo del deterioramento del ponte Morandi ma non ha effettuato riparazioni necessarie. Il profitto ha prevalso sulla sicurezza pubblica.

Nel Sud, dove le infrastrutture rimangono ancora più precarie, il rischio di una replica del disastro di Genova è reale. La mancanza di investimenti pubblici, la corruzione, la scarsa manutenzione e la gestione privata di infrastrutture critiche creano le condizioni per una tragedia.

Il processo ha anche rivelato un'altra verità scomoda: lo Stato italiano non ha un sistema efficace di ispezione e controllo delle infrastrutture. Il ponte Morandi era stato sottoposto a ispezioni, ma i problemi rilevati non erano stati affrontati. Nel Meridione, dove il controllo statale è già debole, questo vuoto di sorveglianza rappresenta un rischio ancora maggiore.

La condanna di Castellucci e dei suoi colleghi rappresenta un momento di giustizia, ma tardiva. Le vittime del crollo del ponte Morandi non tornano in vita. Le loro famiglie hanno dovuto aspettare otto anni per una sentenza. Nel frattempo, altre infrastrutture italiane rimangono vulnerabili, altre persone corrono rischi ogni giorno.

Nel Meridione, il verdetto di Genova ha un significato particolare. Il Sud ha sempre subito investimenti infrastrutturali insufficienti rispetto al Nord. Le strade, i ponti, i porti rimangono meno moderni, meno manutenuti, più vulnerabili. Se il Nord ha dovuto affrontare il crollo del Morandi, il Sud vive quotidianamente con infrastrutture ancora più precarie.

La Campania, con il suo traffico intenso, le sue zone sismiche e le sue infrastrutture critiche, rappresenta un caso particolare. Il porto di Napoli, la via di comunicazione più importante della regione, dipende da strade che rimangono congestionate e vulnerabili. L'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, che attraversa il territorio campano, rimane una delle più pericolose d'Italia.

Il verdetto di Genova solleva la domanda: quando arriverà il controllo statale effettivo sulle infrastrutture italiane? Quando lo Stato smetterà di permettere alle società private di privilegiare i profitti sulla sicurezza? Nel Sud, dove le infrastrutture rimangono critiche e vulnerabili, la risposta non può più attendere otto anni.

La sentenza rappresenta un passo verso la responsabilità, ma insufficiente. Giovanni Castellucci avrà scontato la sua pena molto prima che il ponte Morandi sia ricostruito e le cicatrici del disastro siano rimarginate. Nel frattempo, altre infrastrutture italiane rimangono a rischio, e il Sud continua a vivere con i pericoli che il Nord ha già sperimentato in modo tragico.

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