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VENETO

Genova: il verdetto del ponte espone i vuoti dell'Italia

Condannati 32 imputati per il crollo del Morandi. La tragedia rivela come le infrastrutture invecchiate minacciano il paese intero, dal Nord al Sud

Tommaso Veronese869 wordsEdition48venerdì 17 luglio 2026 — Edizione № 48

Un tribunale di Genova ha condannato giovedì 32 imputati per il crollo del ponte Morandi dell'agosto 2018, che uccise 43 persone. Tra i condannati figura Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, ritenuto colpevole di omicidio stradale e negligenza e condannato a dodici anni di carcere, secondo il Guardian e France 24. Il verdetto conclude otto anni di processo che ha visto 57 imputati complessivamente; 25 sono stati assolti o scagionati.

La sentenza della corte genovese affronta una delle domande più spinose del paese: chi è responsabile quando le infrastrutture critiche, costruite decenni fa e mai sufficientemente manutenute, crollano e uccidono. Il Guardian ha inquadrato il processo come una prova della fragilità strutturale dell'Italia. France 24 ha sottolineato come la tragedia del Morandi illumini un problema nazionale di «infrastrutture invecchiate» che affligge il paese intero.

Per il Veneto, il verdetto porta una lezione doppia. La regione dipende da una fitta rete di strade, autostrade e ponti per collegare i suoi distretti manifatturieri al resto del paese e dell'Europa. La sentenza di Genova ripone l'attenzione su come la negligenza manutentiva, la gestione privata degli assi critici e i ritardi negli investimenti pubblici creino rischi non solo per la sicurezza, ma per l'intero sistema economico del Nord-Est.

Castellucci, che guidava Autostrade dal 2015 al 2020, è stato ritenuto responsabile della supervisione di un'azienda che non aveva eseguito le riparazioni critiche al ponte costruito nel 1967. Secondo la BBC, il crollo avvenne quando una sezione gigantesca del ponte si sgretolò e precipitò sui binari ferroviari sottostanti. La corte ha stabilito che la manutenzione inadeguata e i controlli negligenti da parte dell'operatore autostradale privato avevano contribuito direttamente alla catastrofe.

Il verdetto riaccende il dibattito sulla privatizzazione delle infrastrutture critiche in Italia. Autostrade per l'Italia gestisce oltre 3.000 chilometri di autostrade nel paese. Il processo ha esposto come una società privata potesse operare con controlli insufficienti e rinviare interventi manutentivi per ragioni di profitto, con conseguenze mortali. Al Jazeera ha riferito che il verdetto rappresenta una responsabilità senza precedenti per un dirigente di una grande azienda di infrastrutture.

Le vie di trasporto — dall'A4 che corre da Trieste a Torino fino alle strade provinciali che alimentano i distretti del mobile, della ceramica e del tessile — sono il sistema nervoso dell'economia veneta.

Il crollo del Morandi nel 2018 aveva rivelato che molti ponti in Italia, costruiti negli anni Sessanta e Settanta, non erano stati sottoposti a ispezioni adeguate per decenni. Nel Veneto, infrastrutture simili supportano il flusso quotidiano di merci verso i porti di Venezia e Trieste e alimentano il turismo di massa verso la laguna. Un cedimento strutturale, come quello di Genova, avrebbe conseguenze economiche immediate e catastrofiche.

Il verdetto di giovedì giunge mentre l'Italia affronta pressioni europee per modernizzare le sue infrastrutture critiche. I fondi del Piano di Ripresa e Resilienza (PNRR) destinati dal bilancio dell'UE includono stanziamenti specifici per la manutenzione e l'ammodernamento stradale. Tuttavia, secondo il Guardian, il ritmo dei lavori rimane lento e la gestione privata degli assi critici continua a sollevare interrogativi sulla priorità accordata alla sicurezza rispetto ai margini di profitto.

La condanna di Castellucci a dodici anni rappresenta il massimo della responsabilità personale finora attribuita in Italia per un disastro infrastrutturale. Tuttavia, il verdetto non cambia il fatto che il ponte sia crollato, che 43 persone siano morte e che il paese continui a gestire un patrimonio di strade e ponti costruiti decenni fa con risorse spesso insufficienti.

Nel Veneto, le amministrazioni locali e regionali hanno accelerato i controlli sulle infrastrutture critiche dopo il 2018. Tuttavia, la manutenzione preventiva rimane una sfida cronica, specialmente per le strutture più anziane. Il verdetto genovese serve come monito: la negligenza infrastrutturale non è una questione tecnica astratta, ma una questione di vite umane e di continuità economica.

Le famiglie delle 43 vittime del Morandi hanno seguito il processo per otto anni. La BBC ha riportato che attendevano il verdetto come una forma di riconoscimento della responsabilità. Per molti di loro, la condanna non ripara la perdita, ma stabilisce almeno che il crollo non era inevitabile, bensì il risultato di scelte umane e di negligenza.

Il verdetto di Genova arriva in un momento in cui l'Italia affronta anche altre crisi infrastrutturali. Il Po, il fiume più lungo del paese, soffoca di alghe a causa del caldo e della siccità, complicando la navigabilità e l'irrigazione nel Nord. Questi problemi, apparentemente diversi, riflettono una fragilità comune: il paese non riesce a mantenere adeguatamente i sistemi critici che lo sostengono.

Nel Veneto, il verdetto di Genova risuona come un campanello d'allarme. La regione è il motore economico del Nord-Est, con un'economia che dipende da esportazioni, turismo e una fitta rete di piccole e medie imprese. Qualsiasi interruzione delle infrastrutture di trasporto — un ponte, un'autostrada, una ferrovia — avrebbe effetti a cascata su tutta la filiera produttiva e turistica.

La sentenza conclude formalmente il processo principale, ma lascia aperte questioni più ampie: come l'Italia modernizzerà le sue infrastrutture invecchiate, come equilibrerà la gestione privata con la sicurezza pubblica, e come garantirà che la manutenzione preventiva sia una priorità e non una spesa da rimandare. Per il Veneto, queste domande non sono astratte, ma questioni che toccano direttamente la prosperità della regione.

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