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LIGURIA

La tassa turistica che l'Europa già applica, e che Genova incassa a metà

Il Guardian racconta la tassa di soggiorno come manna per i comuni italiani. Per la Liguria la domanda è un'altra: quanto di quel gettito arriva davvero alla costa.

Marina Doria572 wordsEdition115lunedì 14 settembre 2026 — Edizione № 115

Il Guardian ha pubblicato questa settimana un'analisi della tassa turistica notturna che gran parte dell'Europa applica già, descrivendola come una manna per i comuni italiani a corto di fondi. Il giornale britannico la inquadra mentre l'Inghilterra muove i primi passi verso un prelievo simile su alberghi e affitti brevi, territorio che per Londra resta inesplorato.

Per la Liguria il tema non è se la tassa esista — esiste da anni sulle camere della Riviera — ma dove finisca il gettito. Genova e i comuni costieri incassano l'imposta di soggiorno in proporzione ai pernottamenti; la spesa che la giustifica, dalla pulizia delle strade alla sicurezza, ricade sui bilanci locali.

Il Guardian non entra nel dettaglio ligure e non nomina la regione. Il quadro che offre è nazionale: comuni a corto di fondi che trovano nell'imposta una voce di entrata ricorrente, in un paese dove le finanze locali restano sotto pressione.

Per un porto come Genova la domanda si sposta sui numeri. Il turismo da crociera e il traffico passeggeri non generano pernottamenti in città, quindi non pagano l'imposta, ma usano le stesse banchine, le stesse strade e gli stessi servizi.

È il punto che il dibattito britannico non affronta e che qui si conosce bene: la tassa colpisce chi dorme, non chi sbarca. Un passeggero che arriva al mattino e riparte la sera lascia una impronta sui marciapiedi del porto antico senza lasciare un euro nell'imposta di soggiorno.

Il Guardian cita l'esperienza italiana come esempio di gettito utile, senza distinguere tra città d'arte e città portuali. La differenza, per chi amministra una costa, è sostanziale.

La Riviera ha una stagionalità stretta e una capacità ricettiva limitata dalle norme paesaggistiche. Ogni posto letto aggiunto è una decisione politica, non solo economica, e il gettito della tassa non basta a finanziare nuove infrastrutture.

Il confronto con l'Inghilterra che il Guardian propone ha un valore pratico. Londra discute se introdurre il prelievo; l'Italia lo applica da anni e può mostrare sia i risultati sia i limiti, compreso il fatto che l'imposta non risolve il problema di fondo delle finanze comunali.

Per i comuni liguri la partita si gioca sulla destinazione vincolata delle somme. Dove il gettito è legato per legge a interventi turistici, la manutenzione ordinaria resta scoperta; dove è libero, finisce nel bilancio generale e si perde nella voce corrente.

Il turismo di massa che il Guardian descrive altrove in Italia — Venezia, Firenze, Roma — ha una versione ligure meno discussa: le Cinque Terre, dove i flussi sono concentrati e i sentieri costano. Il prelievo notturno non intercetta chi visita in giornata.

C'è poi la questione dei traghetti e dei collegamenti. Un passeggero che pernotta su una nave non paga l'imposta, ma il porto che lo accoglie sostiene i costi di accoglienza e controllo. Nessuna delle fonti straniere affronta questo caso.

Il Guardian parla di una tassa che l'Europa già applica come modello per l'Inghilterra. Per la Liguria la lezione è meno entusiastica: uno strumento utile, ma non una soluzione, e cieco verso il turismo che non dorme.

La domanda che resta, e che il giornale britannico lascia aperta, è chi paga il conto dei servizi quando il visitatore non pernotta. Per un porto di transito come Genova non è un dettaglio contabile, è la struttura stessa della stagione.

Nei prossimi mesi i comuni italiani discuteranno ancora le aliquote. La Liguria porterà al tavolo un argomento semplice: l'imposta misura i letti, non i passi.

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