TOSCANA
Il Giappone triplica la tassa di partenza: cosa significa per il turismo europeo
Mentre il Paese asiatico affronta l'overtourism, l'Italia e la Toscana si trovano di fronte a scelte simili sulla gestione del flusso dei visitatori
Costanza Bardi1,198 wordsEdition №33giovedì 2 luglio 2026 — Edizione № 33
Il Giappone ha triplicato la sua International Tourist Tax (tassa di partenza) da ¥1.000 a ¥3.000 mercoledì per tutti i viaggiatori che lasciano il paese, indipendentemente dalla nazionalità, secondo il Japan Times. La misura fa parte di uno sforzo nazionale per affrontare il crescente numero di turisti in arrivo, un fenomeno che ha trasformato città come Kyoto e Tokyo in destinazioni congestionate.
Questo intervento del governo giapponese rappresenta un approccio diretto al problema del turismo di massa: scoraggiare i visitatori meno impegnati aumentando il costo di partenza, mentre il denaro raccolto financia infrastrutture e servizi per gestire meglio il flusso turistico. È una strategia che rispecchia dibattiti simili in corso in tutta Europa, dove città come Venezia, Firenze e Barcellona affrontano crisi di sostenibilità turistica.
Per la Toscana, il modello giapponese solleva domande sulla direzione futura della gestione turistica regionale. Firenze, con oltre 4 milioni di visitatori annuali in una città di 380.000 abitanti, affronta sfide di congestione, erosione del tessuto urbano e trasformazione del centro storico in una zona commerciale. Una tassa di partenza potrebbe sembrare una soluzione radicale, ma riflette la gravità della situazione.
Il Giappone, come ha riportato il Japan Times, ha implementato la triplicazione della tassa di partenza come risposta diretta a un'ondata di turismo senza precedenti. Il paese ha ricevuto più di 3 milioni di visitatori stranieri nel 2023, e i numeri continuano a salire. Questa crescita ha creato pressione sulle infrastrutture, sui servizi pubblici e sulla qualità della vita nelle aree turistiche più popolari.
La tassa di partenza non è una novità globale. Molti paesi la applicano per finanziare servizi aeroportuali e infrastrutture turistiche. Quello che è nuovo è l'ammontare della triplicazione e il contesto in cui avviene: un riconoscimento esplicito che il turismo, se incontrollato, può diventare un problema per la sostenibilità di una destinazione.
Per la stampa internazionale, la mossa giapponese rappresenta un momento di svolta. Paesi come l'Italia, la Spagna e la Francia — destinazioni storicamente affezionate dal turismo globale — stanno ora affrontando domande simili su come mantenere l'attrazione turistica senza sacrificare la vivibilità dei luoghi stessi.
La Toscana è al centro di questo dibattito europeo. Firenze, in particolare, è diventata un caso studio del 'turismo eccessivo'. Secondo reportage internazionali precedenti, la città ha visto il numero di abitanti nel centro storico diminuire drasticamente mentre le attività commerciali si sono trasformate in negozi di souvenir, ristoranti per turisti e Airbnb. Il The Local Italy ha recentemente riportato che alcune città italiane stanno cercando di limitare gli affitti a breve termine, un segnale che il problema è acuto.
L'approccio giapponese suggerisce che una tassa di partenza potrebbe servire a due scopi: primo, generare entrate che finanziano infrastrutture e servizi per gestire meglio il turismo; secondo, scoraggiare i visitatori 'monogiorno' o meno impegnati che contribuiscono alla congestione senza generare spesa significativa locale.
Per la Toscana, questa logica è particolarmente rilevante. Molti visitatori a Firenze arrivano su autobus organizzati, trascorrono poche ore nel centro storico, visitano il Duomo e gli Uffizi, e poi partono. Questi visitatori contribuiscono poco all'economia locale oltre al pagamento dei biglietti d'ingresso ai musei. Una tassa di partenza potrebbe scoraggiare questo modello di turismo 'mordi e fuggi', favorendo invece visitatori che rimangono più a lungo e spendono di più nelle comunità locali.
Il Giappone ha anche implicazioni per il modello di 'turismo di qualità' che la Toscana sta cercando di promuovere. Piuttosto che inseguire volumi sempre crescenti di visitatori, le destinazioni stanno iniziando a considerare come attirare visitatori di 'qualità' — persone disposte a spendere di più, a rimanere più a lungo, e a impegnarsi più profondamente con la cultura e il paesaggio locale.
Tuttavia, la tassa di partenza giapponese non è senza critiche. Alcuni osservatori economici sostengono che potrebbe scoraggiare il turismo internazionale complessivamente, danneggiando le industrie che dipendono dai visitatori stranieri. Per la Toscana, una considerazione simile sarebbe rilevante: una tassa di partenza potrebbe avere effetti di ricaduta negativi su hotel, ristoranti e negozi che dipendono dal turismo.
Un altro aspetto del modello giapponese è il timing. La tassa è stata implementata in un momento in cui il Giappone sta affrontando una ripresa economica post-pandemia e una crescente competizione per i visitatori internazionali. Allo stesso modo, l'Italia e la Toscana stanno cercando di bilanciare la ripresa economica basata sul turismo con la necessità di proteggere il patrimonio culturale e naturale.
La Toscana ha anche un vantaggio che il Giappone non ha: una densità di patrimonio culturale straordinaria distribuita su un'area relativamente piccola. Mentre il Giappone concentra gran parte del turismo a Kyoto e Tokyo, la Toscana potrebbe teoricamente distribuire i visitatori su una rete di destinazioni secondarie — Siena, Volterra, San Gimignano, Montepulciano — se le infrastrutture di trasporto e alloggio fossero migliorate. Una tassa di partenza potrebbe finanziare esattamente questo tipo di sviluppo infrastrutturale.
Guardando al precedente giapponese, le autorità toscane e italiane stanno probabilmente osservando attentamente come la triplicazione della tassa influenzerà il flusso di visitatori nei prossimi mesi. Se la tassa riduce significativamente il turismo di massa senza danneggiare gravemente le industrie turistiche, potrebbe incoraggiare l'Italia a considerare misure simili.
Nel frattempo, la stampa internazionale continuerà a seguire come le destinazioni europee affrontano la crisi del turismo di massa. Il modello giapponese rappresenta un punto di riferimento importante: il riconoscimento che il turismo, per quanto economicamente importante, non è un bene senza costi, e che la gestione attiva del flusso di visitatori è necessaria per la sostenibilità a lungo termine di una destinazione.
Per la Toscana, la lezione è chiara: il turismo deve essere gestito come una risorsa finita, non come una fonte di reddito infinita. La triplicazione della tassa di partenza giapponese non è una soluzione perfetta, ma rappresenta un passo verso il riconoscimento che il valore di una destinazione risiede non solo nel numero di visitatori, ma nella qualità dell'esperienza che offre — sia ai turisti che ai residenti locali.
