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OPINION

La Gen Z europea grida quello che l'Italia sussurra

La Redazione195 wordsEdition №173giovedì 5 novembre 2026 — Edizione № 173

France 24 racconta di proteste coordinate in mezza Europa — Belgio, Germania, Italia, Portogallo, Spagna — unite da una preoccupazione comune: il futuro è diventato un lusso. I costi della vita salgono, le case rimangono inaccessibili, i contratti di lavoro precari. Quello che sorprende non è la protesta, ma il fatto che sia arrivata così tardi, e che ancora oggi fatica a trovare una voce europea.

L'Italia in questo quadro occupa uno spazio particolare. I giovani italiani affrontano prospettive peggiori rispetto ai loro genitori — una frase che il mondo ripete con una certa regolarità quando parla del paese. Le aule scolastiche sono sovraffollate e fatiscenti. L'emigrazione dei giovani verso nord rimane costante. Eppure le proteste italiane arrivano sempre un passo indietro rispetto al resto d'Europa, come se il paese fosse abituato a soffrire in silenzio.

La questione non è se i giovani hanno ragione — chiaramente la hanno. È se l'Europa riuscirà a trasformare queste proteste simultanee in una risposta coordinata, o se continuerà a trattarle come fatti locali. Finché ogni paese affronta la crisi demografica e abitativa da solo, il grido dei giovani rimane un'eco che rimbalza tra le capitali senza trovare ascolto.

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