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ECONOMIA

Forniture di gas sotto pressione, siccità e crescita frenata: l'estate difficile dell'economia italiana

Tra interruzioni sul corridoio di Hormuz e restrizioni idriche diffuse, il PIL cresce ma a ritmo esiguo.

Ufficio Economia568 wordsEdition69martedì 4 agosto 2026 — Edizione № 69

Euronews ha riferito lunedì che una seconda petroliera carica di gas naturale liquefatto qatariota è stata colpita nello Stretto di Hormuz nel giro di un mese. L'azienda italiana Edison ha comunicato che QatarEnergy ha esteso il caso di forza maggiore a tre ulteriori carichi, portando il totale delle spedizioni interessate a ventiquattro, fino a settembre. Il caso di forza maggiore, in diritto commerciale, libera il fornitore dall'obbligo di consegna quando eventi straordinari rendono impossibile l'adempimento: per Edison significa dover cercare altrove volumi di gas che aveva già programmato di ricevere, a prezzi di mercato che riflettono la tensione sullo stretto.

La notizia arriva in un momento in cui l'economia italiana non dispone di margini di sicurezza ampi. I dati della Banca Mondiale indicano per il 2025 una crescita del PIL dello 0,54 per cento: un numero che non segnala recessione, ma che non lascia spazio a shock esterni senza conseguenze per famiglie e imprese. Un rincaro improvviso dell'energia — anche temporaneo, anche parziale — si trasmette rapidamente ai costi di produzione industriale e alle bollette domestiche, erodendo il potere d'acquisto che l'inflazione contenuta all'1,53 per cento aveva in parte preservato.

L'inflazione bassa è, in questo contesto, un dato ambivalente. Da un lato protegge i redditi reali; dall'altro segnala una domanda interna poco vivace, coerente con una disoccupazione che si attesta al 6,39 per cento — un valore storicamente basso per l'Italia, ma che nasconde sacche di inattività, soprattutto tra i giovani e nel Mezzogiorno. Quando la crescita è così contenuta, ogni perturbazione sul fronte energetico rischia di trasformare una stagnazione in contrazione.

Sul fronte valutario, l'euro ha guadagnato terreno sul dollaro nel corso dell'ultimo mese: il cambio EUR/USD è passato da 1,1448 del 3 luglio a 1,1535 del 3 agosto. Un euro più forte riduce in teoria il costo delle importazioni denominate in dollari — il gas naturale liquefatto si quota in dollari sui mercati internazionali — ma l'effetto è attenuato quando le forniture stesse vengono a mancare o vengono dirottate su altri acquirenti disposti a pagare premi di urgenza.

A complicare il quadro energetico contribuisce la siccità. The Local Italy ha documentato lunedì come città e regioni in tutta Italia stiano emanando ordinanze di restrizione idrica. L'acqua è un fattore produttivo spesso invisibile nei bilanci aziendali: serve al raffreddamento degli impianti, all'agricoltura, alla generazione idroelettrica. Quando scarseggia in estate, la pressione si sposta ulteriormente sulle fonti termoelettriche e sul gas, aggravando proprio la dipendenza che le interruzioni a Hormuz mettono sotto stress.

Il governo italiano non ha ancora comunicato misure straordinarie in risposta all'estensione del caso di forza maggiore su Edison, almeno secondo quanto riportato dalle fonti internazionali disponibili. La questione si inserisce però in un dibattito europeo più ampio sulla diversificazione energetica avviato dopo il 2022, dibattito che la crisi di Hormuz rischia di riaprire con urgenza rinnovata. Per un paese che importa la quota prevalente del proprio fabbisogno di gas, la geografia dei corridoi di approvvigionamento non è mai una questione astratta.

In questo scenario, il cambio EUR/JPY a 180,73 e EUR/CNY a 7,79 riflettono un euro relativamente stabile sui mercati asiatici, il che sostiene le esportazioni italiane verso quei mercati — macchinari, moda, agroalimentare — che restano uno dei pochi motori di crescita robusti. Tuttavia, la competitività esportativa non compensa da sola la vulnerabilità strutturale di un'economia che dipende dall'estero per l'energia e che cresce a un ritmo insufficiente a creare riserve di resilienza.

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