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TOSCANA

Gormley trasforma San Gimignano in laboratorio di cartone

L'artista britannico porta l'installazione immersiva alla Galleria Continua, sfidando il postcard medievale con la materia povera

Costanza Bardi1,247 wordsEdition15domenica 14 giugno 2026 — Edizione № 15

La Galleria Continua di San Gimignano ospita questa settimana 'Innercity', capolavoro della mostra 'What Holds Us' dell'artista britannico Antony Gormley, secondo quanto riporta Forbes. Si tratta della prima volta che Gormley lavora con il cartone, materiale che contrasta volutamente con la pietra e il marmo che circondano la cittadina toscana.

Gormley, celebre per installazioni pubbliche di rilievo come l'Angel of the North a Gateshead e Event Horizon a New York, ha scelto una delle sue opere più immersive mai create per questo progetto. L'uso del cartone — materiale fragile, effimero, popolare — rappresenta un dialogo con la permanenza del patrimonio medievale che domina il paesaggio.

La scelta di San Gimignano non è casuale. La cittadina, con le sue torri del XIII secolo e lo status di sito UNESCO, incarna il conflitto contemporaneo tra conservazione e reinterpretazione artistica che caratterizza la Toscana moderna.

San Gimignano da decenni affronta una tensione invisibile: come mantenere l'autenticità medievale mentre il turismo internazionale la trasforma in attrazione globale. La stampa internazionale ha osservato questo equilibrio precario, soprattutto dopo che la pandemia ha accelerato la digitalizzazione della visita turistica. Forbes sottolinea come l'intervento di Gormley rappresenti una risposta contemporanea a questa pressione.

Il cartone è una scelta radicale per un artista del suo calibro. Non è il bronzo di Angel of the North, non è l'acciaio di Event Horizon. È un materiale che degrada, che assorbe l'umidità toscana, che parla di transitorietà. In una cittadina dove ogni pietra risale al Medioevo, l'effimero diventa un atto di resistenza contro la monumentalità.

La Galleria Continua stessa è un attore chiave in questa dinamica. Fondata nel 1990, ha trasformato San Gimignano da centro artigianale a polo d'arte contemporanea riconosciuto globalmente. Secondo la copertura internazionale, questo processo ha creato una classe creativa che convive con i commercianti di vino e olio, generando una economia ibrida che la stampa estera descrive come modello fragile ma vitale.

L'immersività dell'opera è centrale alla sua forza. Forbes descrive 'Innercity' come un'esperienza che riconfigura lo spazio, invitando il visitatore a muoversi dentro e attraverso il cartone. Non è contemplazione passiva davanti a un monumento: è partecipazione. In un luogo dove la visita turistica è spesso ridotta a selfie e corsa verso la prossima attrazione, questa immersività rappresenta un tentativo di rallentare l'esperienza.

La Toscana contemporanea vive di queste contraddizioni. È la regione che produce il 40% del valore aggiunto italiano nel turismo culturale, secondo i dati che la stampa straniera cita regolarmente. Allo stesso tempo, città come Firenze registrano un calo costante di residenti nel centro storico, sostituiti da airbnb e negozi di souvenir. San Gimignano ha affrontato pressioni simili, con una popolazione locale che è scesa sotto i 8.000 abitanti mentre i visitatori annuali superano i 3 milioni.

L'intervento artistico contemporaneo diventa, in questo contesto, una forma di negoziazione. Non nega il patrimonio medievale — la mostra esiste dentro una struttura che lo rispetta — ma lo interroga, lo circonda, lo mette in dialogo con la materia contemporanea. È una risposta ai critici internazionali che accusano la Toscana di essere diventata un parco tematico.

Gormley ha scelto deliberatamente il cartone anche per le sue implicazioni sociali. È il materiale dei migranti, degli esclusi, di chi costruisce ripari di fortuna. In una regione dove il tema migratorio rimane tabù nella politica locale ma dominante nella copertura internazionale, questa scelta non è neutra. Porta dentro San Gimignano le tensioni che la Toscana preferisce non affrontare direttamente.

La Galleria Continua ha già ospitato artisti di fama mondiale — Zhang Huan, Anish Kapoor, Michelangelo Pistoletto — ma l'intervento di Gormley segna un momento particolare. Non è una celebrazione dell'artigianato toscano o della bellezza rinascimentale. È una critica affettuosa della staticità, dell'ossificazione del patrimonio in merce turistica.

Per la Toscana, questa mostra rappresenta un test. Se funziona — se cioè riesce a attrarre visitatori consapevoli, non solo turisti di passaggio — allora potrebbe diventare modello per altre città. Se fallisce, confermerà il sospetto della stampa internazionale che la Toscana non riesce a rinnovarsi al di là del marchio heritage.

I tempi sono critici. Reuters e il Guardian hanno riportato negli ultimi mesi come le città d'arte italiane stiano affrontando una crisi di overtourism che mina la conservazione stessa del patrimonio. Venezia, Firenze, Roma sono al limite della sostenibilità. San Gimignano, più piccola, ha margini di manovra maggiori, ma anche una vulnerabilità più alta. Un calo dei visitatori potrebbe devastare l'economia locale.

L'opera di Gormley arriva in un momento in cui la Toscana sta ricalibrando la propria identità globale. Non più solo il giardino dell'Italia, la terra del Chianti e della dolce vita. Ma uno spazio dove l'arte contemporanea dialoga con il passato, dove la fragilità della materia riflette la fragilità di un modello turistico che non può durare indefinitamente.

La mostra resterà allestita fino a settembre, secondo Forbes. Questo arco temporale è significativo: copre l'estate, il picco della stagione turistica, ma anche l'autunno quando i visitatori consapevoli iniziano ad arrivare. Se Gormley riesce a creare uno spazio dove il turismo e l'arte contemporanea coesistono senza annullarsi a vicenda, avrà compiuto un miracolo che la Toscana insegue da anni.

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Gormley trasforma San Gimignano in laboratorio di cartone — La Veduta