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ABRUZZO

Il governo Meloni pronto a diventare il più longevo dell'Italia postbellica

Il traguardo di venerdì nasconde sfide in vista delle elezioni del prossimo anno, secondo The Local Italy

Marco Di Sante987 wordsEdition103giovedì 3 settembre 2026 — Edizione № 103

Il governo guidato da Giorgia Meloni si appresta a stabilire un nuovo record: venerdì diventerà l'esecutivo più longevo nella storia dell'Italia repubblicana, superando la durata di tutti i governi che l'hanno preceduto dal 1946 a oggi. Lo riporta The Local Italy, che definisce il traguardo 'notevole' ma avverte che nasconde 'considerevoli sfide' in vista delle elezioni dell'anno prossimo.

Il quotidiano per stranieri in Italia sottolinea come il raggiungimento di questo primato arrivi in un momento di relativa calma politica, ma anche di tensioni sotterranee: la coalizione di centrodestra, pur apparendo compatta all'esterno, deve fare i conti con dossier aperti che peseranno sulla campagna elettorale.

Quando venerdì il governo Meloni supererà la durata del precedente esecutivo più longevo del dopoguerra, l'Italia avrà superato un traguardo che pochi osservatori internazionali avrebbero scommesso possibile quando la leader di Fratelli d'Italia ha prestato giuramento. Lo scrive The Local Italy in un'analisi pubblicata mercoledì, alla vigilia del record.

Il governo attuale, insediatosi nell'ottobre del 2022, è sostenuto da una coalizione che comprende Fratelli d'Italia, la Lega e Forza Italia. Secondo il corrispondente del quotidiano, l'esecutivo ha beneficiato di una serie di fattori: l'assenza di un'alternativa credibile da parte del centrosinistra, la debolezza delle opposizioni parlamentari e una certa stabilità nei rapporti internazionali, nonostante i cambiamenti alla Casa Bianca.

Eppure, avverte The Local Italy, il traguardo non deve trarre in inganno. Il governo si avvicina alla scadenza naturale della legislatura, prevista per la primavera del 2027, con diversi nodi irrisolti. Il debito pubblico italiano rimane tra i più alti d'Europa, superiore al 140 per cento del PIL, e le regole del nuovo patto di stabilità europeo impongono un percorso di rientro che limiterà i margini di manovra della prossima legislatura.

Sul fronte demografico, i dati diffusi nelle scorse settimane dipingono un quadro preoccupante: l'Italia è sulla buona strada per perdere oltre il 20 per cento della popolazione entro il 2080, come hanno riportato le agenzie internazionali. Un trend che colpisce con particolare durezza le regioni dell'Appennino interno, dove lo spopolamento è già una realtà quotidiana.

Per l'Abruzzo, la longevità del governo Meloni ha un significato concreto. La regione, che ha vissuto sulla propria pelle la lentezza della ricostruzione post-sisma del 2009, osserva con attenzione le politiche di coesione territoriale e i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, strumenti che il governo centrale gestisce direttamente e che determinano i tempi delle opere pubbliche nelle aree interne.

Il capoluogo aquilano, a diciassette anni dal terremoto che distrusse il centro storico e causò 309 vittime, è ancora un cantiere aperto. La ricostruzione privata procede a rilento in alcune zone, e il tema della fiducia nello Stato — centrale nel dibattito pubblico locale — si intreccia con la valutazione dell'operato dell'esecutivo.

The Local Italy ricorda che il governo ha dovuto affrontare, nei suoi primi anni, una serie di emergenze: la crisi energetica conseguente alla guerra in Ucraina, l'ondata inflazionistica che ad agosto ha toccato il massimo di quasi tre anni, e le tensioni migratorie con la Spagna per la questione di Ceuta.

Il quotidiano cita anche le divisioni interne alla maggioranza, in particolare sul piano di riarmo europeo e sulla gestione dei flussi migratori, temi su cui la Lega di Matteo Salvini e Forza Italia di Antonio Tajani hanno mostrato posizioni non sempre allineate con quelle della presidente del Consiglio.

Guardando alle elezioni del prossimo anno, gli analisti citati dal giornale sottolineano come il centrodestra parta con un vantaggio nei sondaggi, ma come l'astensionismo e la frammentazione del voto possano riservare sorprese. La sinistra, nonostante le difficoltà, cerca di riorganizzarsi attorno a una candidatura unitaria.

Per le aree interne come l'Abruzzo, la campagna elettorale sarà anche un test sulla capacità dei partiti di parlare ai territori che si svuotano. La sanità pubblica, i collegamenti ferroviari e la gestione dei parchi nazionali — dove il tema della convivenza tra uomo e grandi carnivori come lupi e orsi resta aperto — sono dossier che i candidati non potranno ignorare.

Il governo, dal canto suo, rivendica i risultati ottenuti: la stabilizzazione dei rapporti con le istituzioni europee, nonostante le tensioni iniziali, e una gestione prudente dei conti pubblici che ha evitato procedure d'infrazione. I critici, osserva The Local Italy, replicano che si è trattato di una gestione conservatrice, priva di riforme strutturali in grado di rilanciare la produttività.

Il record di longevità, in ogni caso, è un fatto politico di rilievo: in un paese che ha cambiato governo in media ogni quindici mesi dal dopoguerra, un esecutivo che supera i quattro anni di vita rappresenta un'anomalia statistica. E apre un precedente che potrebbe ridefinire le aspettative degli elettori sulla stabilità politica.

Resta da vedere se il traguardo di venerdì sarà celebrato come un successo o gestito con sobrietà, in vista della scadenza elettorale. Quel che è certo, conclude il quotidiano, è che il governo Meloni ha già scritto una pagina di storia politica italiana, e che le prossime settimane diranno se saprà trasformare il record in un vantaggio elettorale.

Dall'Appennino abruzzese, dove la memoria dei terremoti e dello spopolamento modella il rapporto con la politica nazionale, il traguardo del governo viene osservato con la cautela di chi ha imparato che i record di durata non sempre coincidono con la qualità delle opere realizzate. La vera prova, per le comunità dell'entroterra, sarà la capacità dello Stato di essere presente nei territori che contano meno in termini di voti.

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