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ECONOMIA

La pasta del futuro: l'Italia testa il grano resistente al clima

Nella Food Valley emiliana i ricercatori sviluppano varietà di frumento per affrontare siccità e caldo estremo

Lorenzo Ferraris720 wordsEdition70mercoledì 5 agosto 2026 — Edizione № 70

La pasta potrebbe essere uno dei piatti più amati al mondo, ma la tecnologia viene utilizzata per migliorare il piatto italiano iconico. Nella regione dell'Emilia-Romagna, la 'Food Valley' italiana, i ricercatori stanno creando la pasta del futuro concentrandosi sul suo ingrediente principale, il grano, secondo France 24.

Il progetto di ricerca mira a sviluppare varietà di grano duro più resistenti alle condizioni climatiche estreme, in particolare alla siccità che sta colpendo sempre più frequentemente il bacino del Po e le regioni agricole italiane.

Il servizio di France 24, andato in onda questa settimana, ha documentato il lavoro dei ricercatori emiliani che stanno selezionando e incrociando diverse varietà di grano per trovare quelle in grado di mantenere rese elevate anche con meno acqua e temperature più alte.

L'Emilia-Romagna è il cuore dell'industria agroalimentare italiana: qui hanno sede alcuni dei più grandi produttori di pasta del paese, insieme a un fitto ecosistema di aziende specializzate in macchinari per la lavorazione e confezionamento. La regione è anche uno dei principali bacini di coltivazione del grano duro nel Nord Italia.

La scelta del grano è cruciale per la qualità della pasta: le varietà attualmente più diffuse, come il Senatore Cappelli o il moderno Creso, sono state selezionate in epoche diverse e con obiettivi diversi. I ricercatori stanno ora cercando di combinare la resilienza idrica con la qualità proteica necessaria per produrre una pasta che mantenga la giusta consistenza in cottura.

Il cambiamento climatico sta rendendo più frequenti le annate siccitose come quella in corso. Le immagini satellitari mostrano il bacino del Po in sofferenza, con il grande fiume che attraversa il Piemonte e l'Emilia-Romagna prima di sfociare nell'Adriatico. Le restrizioni idriche stanno colpendo diverse regioni italiane, come ha riferito The Local Italy, e l'agricoltura è tra i settori più esposti.

Per il Piemonte, la questione ha una rilevanza diretta: la regione è il principale produttore italiano di riso, coltura estremamente idrovora, ma anche il grano viene coltivato nelle sue pianure. Le aziende piemontesi del settore agroalimentare osservano con attenzione i risultati della ricerca emiliana, perché le varietà resistenti alla siccità potrebbero essere adottate anche nelle campagne tra Torino e Alessandria.

La filiera della pasta italiana vale miliardi di euro e l'export rappresenta una quota crescente del fatturato. Secondo i dati raccolti dalla stampa internazionale, la domanda globale di pasta italiana continua a crescere, ma i produttori devono confrontarsi con l'aumento del costo delle materie prime e con i rischi legati al clima.

Il grano duro viene coltivato prevalentemente nel Sud Italia, in Puglia e in Sicilia, dove la siccità estiva è da sempre un fattore di rischio. Ma le ondate di caldo stanno spostando il problema verso nord: anche le pianure del Nord, tradizionalmente più piovose, hanno registrato stagioni difficili come quella del 2022, quando il Po raggiunse livelli minimi storici.

Gli scienziati coinvolti nel progetto sottolineano che non esiste una soluzione unica: servono diverse varietà adatte a diversi microclimi, e serve anche migliorare le pratiche agronomiche, dal momento che la gestione dell'acqua e del suolo è importante quanto la genetica.

La ricerca italiana sul grano ha una lunga tradizione: fu il genetista Nazareno Strampelli, agli inizi del Novecento, a creare le varietà che permisero di aumentare le rese e combattere la fame. Oggi la sfida è diversa, ma il metodo è simile: selezionare, incrociare, testare.

Il servizio di France 24 ha mostrato anche l'altro lato della medaglia: la pasta è un prodotto identitario, legato a ricette e tradizioni che i consumatori non vogliono vedere cambiate. I ricercatori devono quindi bilanciare la resistenza al clima con la qualità organolettica, perché una pasta che non cuoce bene o che ha un sapore diverso non verrebbe accettata dal mercato.

Per l'industria piemontese, che produce sia pasta sia macchinari per l'agroalimentare, il tema è doppiamente rilevante: da un lato la competitività dei produttori locali dipende dalla disponibilità di grano di qualità a prezzi accessibili; dall'altro, le aziende di macchinari del Torinese esportano in tutto il mondo linee di produzione per la pasta, e qualsiasi innovazione nella filiera può tradursi in nuove opportunità commerciali.

Le associazioni di categoria italiane hanno più volte segnalato la necessità di sostenere la ricerca applicata in agricoltura, anche attraverso i fondi europei. La Pac, la politica agricola comune, sta progressivamente spostando i suoi incentivi verso pratiche sostenibili, e la resistenza alla siccità è uno dei criteri che potrebbero guidare le future scelte di finanziamento.

Il tema del grano resistente al clima si inserisce in un quadro più ampio di adattamento dell'agricoltura europea. La Commissione europea ha presentato piani per rendere il settore più resiliente, ma gli agricoltori italiani denunciano che i tempi della burocrazia sono più lenti del cambiamento climatico.

Il futuro della pasta, insomma, si gioca nei campi prima ancora che nei pastifici. E la Food Valley emiliana, insieme alle pianure piemontesi, sarà il laboratorio dove si deciderà se il piatto simbolo dell'Italia saprà resistere al clima che cambia.

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