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La pasta del futuro nasce in Emilia-Romagna: grano resistente al clima

Nella Food Valley italiana i ricercatori testano nuove varietà per salvare il piatto simbolo dallo stress climatico

Klara Hofer748 wordsEdition70mercoledì 5 agosto 2026 — Edizione № 70

La pasta potrebbe essere uno dei piatti più amati al mondo, ma la tecnologia viene utilizzata per migliorare il piatto italiano iconico. Nella regione dell'Emilia-Romagna, la 'Food Valley' italiana, i ricercatori stanno creando la pasta del futuro concentrandosi sul suo ingrediente principale, il grano, secondo France 24.

Il progetto punta a sviluppare varietà di grano più resistenti al clima, in un contesto in cui le ondate di caldo e la siccità stanno mettendo sotto pressione l'agricoltura italiana. La scelta della località non è casuale: l'Emilia-Romagna è da decenni il cuore dell'industria alimentare italiana, con una filiera che va dal campo alla tavola.

La pasta del futuro si coltiva oggi nei campi sperimentali dell'Emilia-Romagna. France 24 ha dedicato un servizio alla ricerca in corso nella 'Food Valley' italiana, dove gli scienziati stanno selezionando nuove varietà di grano duro in grado di resistere a temperature più elevate e a una minore disponibilità di acqua.

Il grano duro è l'ingrediente fondamentale della pasta, un prodotto che rappresenta un pilastro dell'export agroalimentare italiano. La sua coltivazione è concentrata principalmente nelle regioni del Sud, ma la ricerca per migliorarne la resilienza si svolge in gran parte nel Nord, dove hanno sede istituti di ricerca e aziende sementiere.

Il cambiamento climatico sta alterando le condizioni di crescita del grano in tutto il bacino del Mediterraneo. Le ondate di caldo sempre più frequenti e le precipitazioni irregolari minacciano le rese, spingendo il settore a cercare soluzioni innovative per garantire la produzione futura.

La notizia arriva in un momento in cui l'Italia è stretta dalla siccità: secondo The Local Italy, città e regioni in tutta Italia stanno emanando ordinanze per limitare l'uso dell'acqua a causa delle condizioni di siccità e dei rifornimenti in diminuzione. Anche se le restrizioni riguardano soprattutto il consumo civile, il settore agricolo osserva con preoccupazione l'andamento delle riserve idriche.

Dalle Alpi al Po, il nord Italia guarda con attenzione alla ricerca sul grano. La pianura padana, che confina con il Trentino-Alto Adige, è una delle aree in cui l'agricoltura intensiva dipende in modo critico dalla disponibilità di acqua per l'irrigazione.

Per la nostra regione, la questione del grano resistente al clima ha un riflesso indiretto ma reale. L'agricoltura trentina e altoatesina è dominata da mele e vite, ma la filiera alimentare del Nord-est è interconnessa: i pastifici industriali del Veneto e dell'Emilia-Romagna attingono a grano coltivato in tutta Italia e nel Mediterraneo, e la loro competitività dipende dalla capacità di adattarsi al clima che cambia.

Il progetto di ricerca si inserisce in un quadro più ampio di innovazione agricola. Secondo France 24, l'obiettivo è coniugare la tradizione della pasta, simbolo del made in Italy nel mondo, con le nuove tecnologie di breeding e di selezione genetica assistita.

La sperimentazione in Emilia-Romagna non riguarda solo la resistenza al caldo, ma anche la qualità proteica del grano, essenziale per ottenere una pasta che mantenga le sue caratteristiche di tenuta in cottura. I ricercatori lavorano su più fronti per garantire che il prodotto finale non perda nulla in termini di gusto e consistenza.

L'industria della pasta italiana vale miliardi di euro e dà lavoro a migliaia di persone lungo tutta la filiera, dai coltivatori ai pastifici fino alla distribuzione. La capacità di innovare è considerata strategica per mantenere la leadership del settore a livello globale.

Le associazioni di categoria e le aziende sementiere seguono con attenzione i risultati delle sperimentazioni. L'adozione di nuove varietà richiede tempo: dalla selezione iniziale alla moltiplicazione delle sementi passano diversi anni prima che un nuovo grano possa essere coltivato su larga scala.

La ricerca italiana sul grano si confronta con quella di altri paesi mediterranei, che affrontano problemi simili di aridità e aumento delle temperature. La cooperazione scientifica internazionale è considerata un elemento chiave per accelerare lo sviluppo di soluzioni.

Per i consumatori, la pasta del futuro non sarà diversa nell'aspetto o nel sapore da quella di oggi. L'obiettivo dei ricercatori è proprio quello di mantenere inalterate le caratteristiche organolettiche del prodotto, intervenendo solo sulla capacità della pianta di adattarsi alle nuove condizioni ambientali.

La sperimentazione in campo è affiancata da analisi di laboratorio e da test di trasformazione industriale. I pastifici collaborano con i centri di ricerca per verificare che le nuove varietà si comportino bene nei processi produttivi su larga scala.

Il tema della resilienza agricola è destinato a crescere in importanza nei prossimi anni. Le proiezioni climatiche per l'area mediterranea indicano un aumento delle temperature medie e una riduzione delle precipitazioni estive, con conseguenze dirette sull'agricoltura.

La risposta della ricerca italiana, raccontata da France 24, è un esempio di come la tecnologia possa venire in aiuto della tradizione. La pasta, piatto simbolo dell'Italia nel mondo, si prepara ad affrontare le sfide del clima che cambia con gli strumenti della scienza.

Dalla nostra regione, che vive di agricoltura di qualità e di turismo, il messaggio è chiaro: la capacità di innovare restando fedeli alla tradizione è la chiave per il futuro del made in Italy.

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