TRENTINO-ALTO ADIGE
Il Gruppo del Reno di Draghi e la frontiera che attraversa le Alpi
Dalla regione di confine, il piano per riparare l'Europa guarda al Brennero
Klara Hofer872 wordsEdition №97venerdì 28 agosto 2026 — Edizione № 97
Il nuovo Gruppo del Reno guidato dall'ex presidente del Consiglio italiano Mario Draghi vuole riparare l'Europa. Secondo Euronews, che ha intervistato il direttore esecutivo Luis Garicano, la missione del gruppo è ambiziosa: ripensare il progetto europeo dalle sue fondamenta, partendo dalle regioni di confine.
Per chi vive lungo l'asse del Brennero, la notizia non è astratta. Il valico che collega il Trentino-Alto Adige all'Austria è da decenni un laboratorio delle contraddizioni europee: una frontiera interna dove si incrociano merci, pendolari e turisti, e dove le promesse di integrazione si misurano ogni giorno con la realtà del transito.
Il gruppo prende il nome dal Reno, il fiume che segna il confine tra Francia e Germania, ma la sua logica risuona anche più a sud, lungo la dorsale alpina. Le regioni di frontiera, dice la stampa internazionale, sono il luogo dove l'Europa o funziona o fallisce.
Euronews ha parlato con Luis Garicano, direttore esecutivo del Gruppo del Reno, spiegando che la nuova iniziativa di Draghi vuole affrontare le debolezze strutturali dell'Unione: la frammentazione dei mercati, la lentezza decisionale, la mancanza di una vera politica industriale comune. Il gruppo riunisce personalità della politica, dell'economia e della società civile da diversi paesi europei.
La scelta del nome non è casuale. Il Reno è storicamente il confine che ha diviso l'Europa per secoli e che oggi, al contrario, unisce la regione più prospera del continente. Il messaggio implicito, secondo Euronews, è che le frontiere interne possono diventare ponti invece che barriere.
Per la regione del Trentino-Alto Adige, il tema tocca una corda immediata. Il confine del Brennero è la porta settentrionale dell'Italia, un corridoio che ogni anno vede passare oltre 40 milioni di tonnellate di merci su gomma e una quantità crescente di treni. La pressione sul valico è una questione quotidiana per chi vive nelle valli laterali, dove il rumore e l'inquinamento del traffico pesante sono parte della vita ordinaria.
La stampa internazionale ha spesso raccontato le proteste dei comuni lungo l'asse del Brennero contro il traffico dei Tir. Le amministrazioni locali, da entrambi i lati del confine, chiedono da anni un trasferimento modale dalla strada alla ferrovia, un obiettivo che l'Unione europea ha fatto proprio ma che procede lentamente.
Il progetto del tunnel di base del Brennero, in costruzione da oltre un decennio, è il simbolo di questa ambizione: una galleria ferroviaria di 55 chilometri che dovrebbe spostare gran parte del traffico merci su rotaia. Ma i ritardi e i costi crescenti hanno alimentato lo scetticismo, come hanno notato i corrispondenti esteri che seguono il dossier.
Il Gruppo del Reno, secondo Euronews, vuole intervenire proprio su questi nodi: la capacità dell'Europa di realizzare infrastrutture comuni, di coordinare le politiche energetiche e di rispondere alle sfide della competitività globale. La domanda che Garicano pone è se l'Unione, alle prese con crisi multiple, abbia ancora la volontà politica per agire come un soggetto unitario.
Dalla prospettiva di una regione autonoma come il Trentino-Alto Adige, il dibattito ha un significato ulteriore. L'autonomia speciale, conquistata con l'accordo tra Italia e Austria nel dopoguerra, è stata a lungo presentata come un modello di convivenza tra gruppi linguistici. Ma i meccanismi di finanziamento e le competenze legislative sono sempre più messi in discussione, anche da Roma.
Le regioni di confine, osserva la stampa europea, sono spesso le più europeiste proprio perché sperimentano ogni giorno i vantaggi e i limiti dell'integrazione. Per chi vive a Bolzano o a Trento, l'Europa non è un'astrazione: è il quadro in cui si muovono i pendolari transfrontalieri, le imprese che esportano mele e vino, gli studenti che attraversano il confine per studiare.
Il Gruppo del Reno, con la sua attenzione alle regioni di frontiera, potrebbe trovare interlocutori attenti in questa parte d'Italia. La sfida, come ha sottolineato Garicano nell'intervista, è trasformare le buone intenzioni in riforme concrete, in un contesto politico europeo frammentato.
Il calendario è serrato. Con le elezioni europee alle spalle e nuove priorità all'orizzonte, il gruppo intende presentare proposte operative nei prossimi mesi. La domanda, per chi osserva dal Brennero, è se il progetto di Draghi saprà evitare il destino di tanti rapporti e commissioni che hanno preceduto, finiti nel dimenticatoio.
La regione, nel frattempo, continua a vivere la sua quotidianità di frontiera. I pendolari attraversano il confine ogni mattina, i camion salgono verso il valico, i treni merci si accumulano nelle stazioni di smistamento. L'Europa, per molti, è questa: un insieme di piccoli aggiustamenti quotidiani più che di grandi progetti.
Il Gruppo del Reno, se vorrà essere credibile, dovrà dimostrare di saper parlare anche a queste persone. La sua capacità di incidere si misurerà, secondo Euronews, sulla concretezza delle proposte e sulla capacità di mobilitare i governi nazionali.
Per il Trentino-Alto Adige, l'esito non è indifferente. Le decisioni prese a Bruxelles sul trasporto, sull'energia e sulla coesione territoriale hanno un impatto diretto su una regione che vive di turismo, agricoltura di qualità e servizi pubblici finanziati dall'autonomia. Se l'Europa si muoverà nella direzione indicata da Draghi, le opportunità potrebbero essere significative.
Il rischio, avvertono i commentatori, è che il gruppo resti un esercizio intellettuale senza seguito. La storia europea è piena di gruppi di saggi e di rapporti visionari che non hanno prodotto nulla. La differenza, questa volta, potrebbe farla la capacità di costruire consenso oltre i confini nazionali.
Dal valico del Brennero, la risposta non è scontata. Ma la discussione, almeno, è iniziata. E per una regione che ha fatto della mediazione tra culture diverse la sua ragione d'essere, il dibattito sulle frontiere interne dell'Europa non è mai stato così attuale.
