ECONOMIA
Il Gruppo del Reno di Draghi vuole riparare l'Europa. E l'industria osserva
La missione del nuovo gruppo guidato dall'ex presidente della BCE, spiegata dal direttore esecutivo Luis Garicano
Lorenzo Ferraris824 wordsEdition №97venerdì 28 agosto 2026 — Edizione № 97
Il nuovo Gruppo del Reno guidato da Mario Draghi vuole riparare l'Europa. Ma come? È la domanda a cui Euronews ha cercato risposta intervistando il direttore esecutivo del gruppo, Luis Garicano, sulla missione, i membri e il perché proprio ora.
Il nome evoca il cuore industriale del continente, il fiume che attraversa le regioni manifatturiere di Germania, Francia, Svizzera e Paesi Bassi. Per chi vive in Piemonte, culla dell'industria automobilistica italiana, la scelta non è neutrale: è un segnale di dove l'Europa cerca le sue risposte.
Il Gruppo del Reno di Mario Draghi si propone di riparare l'Europa. La domanda, posta da Euronews al direttore esecutivo Luis Garicano, è come. L'intervista, pubblicata giovedì, chiarisce la missione del gruppo, la composizione dei suoi membri e il motivo per cui l'iniziativa arriva proprio ora.
Il riferimento al Reno nel nome non è casuale. Il fiume attraversa il cuore industriale del continente, un corridoio manifatturiero che da Rotterdam risale verso Basilea e Milano. Per un osservatore dalla redazione di Torino, il richiamo è immediato: è la geografia dell'industria europea, quella che produce macchine, chimica, farmaceutica e componentistica.
Garicano, economista spagnolo e già eurodeputato liberale, ha spiegato a Euronews che il gruppo vuole offrire una diagnosi e una terapia per la competitività europea. Il contesto è noto: l'Europa arranca rispetto a Stati Uniti e Cina su innovazione, energia e produttività, mentre il debito pubblico italiano resta uno dei nodi strutturali del continente.
Per il Piemonte, la questione è concreta. La regione ospita lo stabilimento Stellantis di Mirafiori, storica fabbrica della Fiat, e un indotto di piccole e medie imprese metalmeccaniche. Il futuro dell'automotive europeo — tra transizione elettrica, concorrenza cinese e regole sulle emissioni — si decide in gran parte nelle stanze di Bruxelles e Francoforte, non solo a Torino.
Il gruppo di Draghi arriva in un momento di debolezza politica. Il governo italiano, come altri esecutivi europei, è sotto pressione per il debito e per le regole di bilancio dell'Unione. La Commissione europea ha già avviato procedure per disavanzo eccessivo contro diversi paesi, inclusa l'Italia, secondo quanto riportato dalla stampa internazionale nelle scorse settimane.
L'ex presidente della Banca centrale europea non è nuovo a questo tipo di iniziative. Nel settembre 2024, il suo rapporto sulla competitività europea — commissionato dalla Commissione — aveva già indicato la necessità di investimenti massicci in innovazione e difesa, e di una riforma del finanziamento comune dell'Unione. Il Gruppo del Reno sembra voler dare seguito a quelle indicazioni.
L'intervista di Euronews sottolinea che il gruppo riunisce personalità di diversi paesi e settori, con l'obiettivo di costruire un consenso oltre i confini nazionali. Il nome 'Reno' richiama anche la tradizione delle 'regioni motore' d'Europa, quelle che hanno trainato la crescita del dopoguerra e che oggi temono il declino.
Per il Piemonte, il tema della competitività si intreccia con la transizione energetica. Le acciaierie e le fonderie della regione, come quelle del resto del Nord Italia, dipendono da costi dell'energia che in Europa restano più alti che negli Stati Uniti. Le imprese guardano con attenzione a qualsiasi proposta che prometta di ridurre il gap energetico.
C'è poi il nodo demografico, che colpisce l'Italia più di altri paesi. Il Piemonte è tra le regioni con l'età media più alta e con il tasso di natalità più basso. Una mancanza di manodopera qualificata che le imprese denunciano da anni e che qualsiasi piano di rilancio industriale deve affrontare.
Il gruppo di Draghi non è l'unico a cercare risposte. La Commissione europea ha già messo sul tavolo strumenti come il fondo per la ripresa e la resilienza, di cui l'Italia è il principale beneficiario. Ma i fondi, avvertono gli economisti, non bastano se non sono accompagnati da riforme strutturali.
Garicano, nell'intervista, ha indicato che il gruppo vuole essere un laboratorio di idee, non un partito. La sua ambizione è influenzare il dibattito pubblico e le decisioni dei governi nazionali, in vista delle prossime scadenze elettorali europee e nazionali.
Per l'Italia, il calendario è fitto. A settembre il parlamento riapre e il governo deve affrontare la legge di bilancio, il nodo del debito e le riforme promesse a Bruxelles. Il Gruppo del Reno potrebbe offrire un quadro di riferimento, ma le decisioni restano politiche.
Dalla redazione piemontese, la lettura è duplice. Da un lato, l'iniziativa di Draghi conferma che il tema della competitività è tornato al centro dell'agenda europea. Dall'altro, resta la diffidenza di chi ha visto troppi piani e poche realizzazioni concrete sul territorio.
Le imprese piemontesi, nel frattempo, non aspettano. Le aziende dell'automotive stanno investendo in nuove linee di produzione, mentre il settore aerospaziale — con Leonardo e le sue controllate — guarda ai programmi europei di difesa. La partita, per l'industria italiana, si gioca su più tavoli.
Il gruppo di Draghi ha scelto il nome di un fiume che non tocca l'Italia. Ma le sue acque, simbolicamente, irrigano anche le fabbriche del Nord Ovest. Se l'Europa riuscirà a 'ripararsi', come auspica il gruppo, il Piemonte potrebbe essere tra i primi a beneficiarne. Se fallirà, sarà tra i primi a pagarne il prezzo.
