The newspaper of Italy, seen from abroad
La Veduta — giornale di idee, cultura e affari
Inaugural Edition № 1
World wire
…
← Back to the edition

CULTURA

Es Devlin e Homo Faber: il New York Times legge l'artigianato in laguna

La Biennale Homo Faber riunisce cinquecento artigiani a Venezia; il quotidiano americano li descrive come isole di talento

Eleonora Vanzetti575 wordsEdition №128domenica 27 settembre 2026 — Edizione № 128

Il New York Times, nella sezione Arts, ha pubblicato un ritratto di Es Devlin, definita maestra dello spettacolo, in occasione della Biennale Homo Faber nella laguna veneta. Secondo il quotidiano americano, la designer riunisce opere di cinquecento artigiani, ciascuno descritto come un'isola di talento.

La notizia riguarda direttamente la redazione Cultura: l'artigianato italiano e internazionale torna al centro della copertura estera attraverso una rassegna veneziana. Il New York Times non entra nel dettaglio delle singole opere, ma insiste sulla metafora dell'isola, che richiama la geografia della laguna.

Il pezzo si colloca in una linea già nota: la stampa internazionale guarda a Venezia come vetrina dell'artigianato e del design, non solo dell'arte contemporanea. La Biennale Homo Faber, secondo il New York Times, è l'occasione in cui questa vocazione si rende visibile.

La metafora non è casuale: la laguna è fatta di isole, e la rassegna sembra pensata per quella geografia.

Il New York Times non entra nel dettaglio delle singole opere, ma insiste sulla regia di Devlin, nota per il lavoro teatrale e per le scenografie di grandi eventi. Il quotidiano la presenta come figura ponte tra spettacolo e manifattura.

È una lettura che sposta l'attenzione dalle grandi mostre d'arte alle competenze manuali.

Va detto con prudenza: il New York Times non fornisce, nell'articolo, un elenco delle maestranze italiane coinvolte, né indica provenienze regionali. Il dispaccio si limita quindi a ciò che il quotidiano sostiene: cinquecento artigiani, una curatela affidata a Devlin, una sede lagunare. Nulla di più.

Il tema dell'artigianato come patrimonio è ricorrente nella copertura estera dell'Italia. Le testate anglofone tendono a trattare la manifattura italiana come un insieme di saperi locali minacciati dalla scala industriale. Il pezzo del New York Times si inserisce in questa cornice, ma la declina attraverso il linguaggio dello spettacolo, non della tutela.

La scelta di affidare la regia a Es Devlin dice qualcosa sul formato della rassegna. Una designer abituata a grandi palcoscenici porta con sé un'idea di esposizione come narrazione, non come catalogo. Il New York Times lo registra senza giudizio critico, limitandosi a descrivere l'impianto.

Per un giornale che racconta l'Italia come la vede il mondo, la notizia ha un valore preciso: Venezia continua a essere il luogo in cui la stampa straniera verifica lo stato dell'artigianato. Non è un caso che la rassegna si tenga in laguna, dove il rapporto tra acqua, materia e lavoro manuale è da secoli un tema urbano.

Resta aperta una domanda che il New York Times non affronta: quale sia il rapporto tra una rassegna di questa scala e le botteghe veneziane che operano tutto l'anno. Il quotidiano non lo dice, e la redazione Cultura non lo presume. Si limita a segnalare che il tema esiste, e che la stampa estera lo ha finora toccato solo di scorcio.

Il dispaccio, quindi, resta breve per necessità. Il telegrafo di oggi offre su Homo Faber un solo articolo, e non consente di ricostruire né il programma né le reazioni. Chi volesse un resoconto più ampio dovrà attendere altre riprese internazionali.

Un'ultima osservazione sul linguaggio. Il New York Times definisce Devlin 'maestra dello spettacolo': è una formula che dice come la stampa americana percepisca la scena creativa europea, tra teatro, moda e allestimento. L'Italia, in questa cornice, è il palcoscenico, non l'autrice.

La redazione Cultura registra la notizia per quello che è: una rassegna veneziana raccontata da un grande quotidiano americano attraverso la sua curatrice. Il resto, per ora, non è nel telegrafo.

Share