OPINION
Il caldo killer silenzioso che l'Europa non sa ancora nominare
La Redazione249 wordsEdition №13venerdì 12 giugno 2026 — Edizione № 13

L'Organizzazione mondiale della sanità ha dato un nome a ciò che accade nelle città europee quando il termometro sale oltre il sopportabile: duecentomila vite, dal 2022 a oggi. Non è una stima prudente. È una conta che la stampa internazionale ha iniziato a diffondere solo questa settimana, mentre un'ondata di calore ha spinto alcuni paesi a registrare le temperature di maggio più alte mai misurate. Il killer silenzioso, così lo chiama l'OMS, non fa rumore. Non arriva con un avvertimento. Semplicemente uccide.
Ciò che colpisce nella copertura mondiale è l'assenza di sorpresa. Reuters, il Guardian, Deutsche Welle: nessuno scrive come se fosse una novità che il caldo estremo sia diventato una causa di morte sistematica in Europa. È piuttosto una conferma di qualcosa che sapevamo già, ma che continuiamo a non affrontare. L'Italia, con le sue Alpi che si sciolgono e i suoi fiumi che alternano siccità ad alluvioni, conosce bene questa storia. Ma la stampa estera la racconta come un fenomeno europeo, non italiano — come se fosse un problema che ci riguarda tutti insieme, e proprio per questo nessuno in particolare.
La distanza tra il numero e la reazione è quello che merita attenzione. Duecentomila morti sono più dei caduti in molte guerre recenti. Eppure non generano le stesse mobilitazioni politiche, gli stessi piani d'emergenza, la stessa urgenza. La copertura internazionale lo nota: il caldo è un disastro che non ha un volto, una data, un nemico visibile. È per questo che rimane silenzioso, anche quando uccide.
